Woody la sa lunga Allen

Sono tre-quattro giorni che in redazione non si fa altro che parlare di Woody Allen, ognuno ha i suoi motivi per farlo. Come tanti qui a Finzioni nutro per Woody Allen lo stesso sentimento che Luke Skywalker prova per il vecchio Ben Kenobi, e visto che un Oscar è un Oscar, lasciatemi questo spazio per un piccolo sproloquio adorante del piccoletto occhialuto.

Come ci ha ricordato qualche ora fa la nostra Alessia B., Woody ha vinto l’Oscar per la miglior sceneggiatura originale, con il suo film Midnight in Paris. Il film è un piccolo gioiello e a tutti quelli a cui non è piaciuto faccio una pernacchia, perché non ho la minima voglia di discutere. È da sabato alle tre che sono di cattivo umore perché il piccolo satiro miliardario è riuscito a sfangarla un’altra volta.

Su twitter molti si sono sfogati utilizzando l’hashtag #berlusconimuori, ecco, secondo me non è utile la sua morte. Ce l’ha dimostrato Woody in Pura Anarchia: «Ho letto uno studio secondo il quale in effetti il decesso riduce di quasi la metà la probabilità che i criminali tornino a delinquere». La metà, per me, non è abbastanza.

Il caro Allen, scherzi a parte, ha proprio il vizio della letteratura: come sappiamo non c’è un suo film che non trabocchi di citazioni letterarie e, allo stesso tempo, è anche un divertentissimo scrittore. Ha scritto 5 libri, in alcuni parte da alcuni fatti realtà quotidiana per coglierne il lato umoristico e surreale, in altri prende a piene mani dalla letteratura per costruirci delle parodie geniali.

È questo il caso di Rivincite e Senza Piume, magistralmente tradotte da un grande della satira italiana, Daniele Luttazzi.

Nessuno dovrebbe mai spendere i soldi per cose stupide, come del nettare di pera o un cappello in oro massiccio. I soldi non sono tutto, ma sono meglio della salute. Dopo tutto, uno non può entrare in macelleria e dire al macellaio: «Guardi che bella abbronzatura ho, e per di più non mi prendo mai il raffreddore», e aspettarsi che gli dia la merde. (A meno che, ovviamente, il macellaio non sia un idiota.)

È meglio amare o essere amati? Nessuno dei due se il vostro colesterolo è più di seicento.

In Senza Piume parodieggia sulle lettere che Vincent Van Gogh scriveva al fratello Theo, come se «Gli impressionisti fossero stati denti (una fantasia che esplora la trasposizione del temperamento)»:

Caro Teho,
ho fatto delle radiografie questa settimana che mi sono sembrate buone. Degas le ha viste e le ha criticate. Ha detto che la composizione era brutta. Tutte le carie erano ammucchiate nell’angolo sinistro in basso. (…)
Caro Teho,
ho deciso di dividere lo studio con Gauguin. È un bravo dentista specializzato in posti e sembra che io gli piaccia. (…) Toulouse-Lautrec è l’uomo più triste del mondo. Desiderava più di ogni altra cosa essere un grande denista e ha del vero talento, ma è troppo basso per arrivare alle bocche dei suoi pazienti e troppo orgoglioso per stare in piedi su qualcosa.

Se avete visto Midnight in Paris capirete che tutto si tiene. Complimenti Woody, non vedo l’ora che arrivi aprile così vedremo il tuo nuovo film: Nero Fiddled, che in italiano sarà A Roma con Amore. Lascio a voi i commenti.

Mi sono svegliato venedì e poiché l’universo si espande ho avuto bisogno di più tempo del solito per trovare il mio cappotto. (Tratto da Pura Anarchia)

Sarà per questo che non ha ritirato la statuetta dorata. Buona settimana.

Andrea Sesta

Vi parlo del mio mondo perfetto: una biblioteca grande come una casa, una donna adorabile al mio fianco, del cibo delizioso e storie di pirati fino a morire. Mi piace leggere, e quando ho tempo faccio anche il resto.

3 Commenti
  1. A me, per esempio, è piaciuto il giusto. Sono uno fan sfegatato, anzi, uno sfan di Woody Allen, e per quanto adori l’atmosfera di Midnight in Paris, la storia di per sé fa abbastanza pena.

    Detto ciò, uno dei collegamenti più belli tra l’inventiva di Woody e la letteratura è “Il caso Kugelmass”.

  2. Sono d’accordo: la storia è semplice e la morale alla fine è quanto mai banale. Ma se uno vive lo spettacolo come fosse una favola allora l’esplicità non è poi così un problema.

    Su caso Kugelmass sono d’accordo. Per quando riguarda la miglio parodia letteraria di un film, non mi viene il titolo, non riesco a trovarlo. È quello in cui un piccolo borghese ebreo gioca a backgammon con la morte, parodiando “il settimo sigillo”.