La grande abbuffata

Oggi grande abbuffata letteraria, con piatti che neanche Nigella si sogna! Pasticcio di rancori e di riconciliazioni annaffiato con Rosso di vendette e Pinot di invidie. Portate da nouvelle cuisine o da trattoria verace. E in un caso conviene fingersi vegetariani.

 

Cibo e potere – L'ultimo banchetto dei Proci (Odissea)

Categoriapranzi indigesti”. Scenografia: la sala di un palazzo immerso nella macchia mediterranea. Portate principali: carne di capra e di maiale, preparata sul momento. Vino a volontà. Ma la prima portata imbandita è la volgarità del potere e l'ultima la sua caduta. Azione clou: la zampa di bue scagliata contro il nostro eroe Ulisse, che evita il colpo con sorriso sornione e riflessi celeri. Che stile! D'altra parte sa che riderà ultimo.

 

Cibo e vendetta – Il cuore divorato (Decameron, novella IX della IV giornata)

Categoria: cene da gustare fredde. Come la vendetta. Scenografia: salone di un castello. Tavola imbandita con tre posti e due commensali: marito e moglie. Portate principali: solo una. Un cuore di cinghiale. Azione clou: Messer Guiglielmo Rossignone offre alla consorte ignara il cuore dell'amante che, manco a dirlo, è il convitato di pietra. Assaporando la prelibatezza con pieno godimento di sensi, così la moglie conclude la voluttuosa cenetta: “M'è piaciuta assai”. Amante gustoso da morto come lo fu da vivo.

 

Cibo e pregiudizio – Ah ben pensanti che mi disprezzate per il mestiere (Boule de suif, Maupassant)

Categoria: pranzi che affratellano. Quando la tavola e un buon bicchiere di vino (ma giusto il tempo della tavola) ci fa amiconi. Scenografia: interno di una carrozza bloccata dalla neve. I passeggeri: due suore oranti, un rivoluzionario, tre coppie rispettabili e lei, la peccatrice, la rotonda Boule de suif, Palla di grasso, pubblicamente disprezzata, desiderata segretamente, amabile come un cioccolatino dal cuore liquoroso. Portate principali: la cena di Boule de suif è la quintessenza dell'eros culinario. Il suo cestino restituisce magie di pollo in gelatina, di pâtés, di frutta, di biscotti friabili, di bottiglie di rosso d'annata, gioia per gli occhi e tortura per lo stomaco vuoto dei ben pensanti.

Amiamo questa Dama, quando chiede “Ne desiderate, signore?”. À la guerre comme à la guerre: ora il suo mestiere non scandalizza più i passeggeri saziati.

 

Cibo ed emarginazione – La cena di Gregor Samsa (La metamorfosi, Kafka)

Categoria: pasti che non avresti mai pensato. Gli uomini-scarafaggio si nutrono d'avanzi e solitudine. Scenografia: camera da letto. Un giornale vecchio come tovaglietta. Il pavimento come tavolo. Portate principali: secondo di ossa avanzate con salsa coagulata; contorno di verdura marcia, dessert di chicchi d'uva passa e mandorle con formaggio cagliato. Bevande (acqua) incluse fino a una ciotola.

Il pranzo dell'emarginato Gregor fa stringere il cuore non sai se più per la sua miseria che per l'avidità solitaria e commossa con cui viene consumato.

 

Cibo e potere 2 – Il sapore dei soldi (“La cena di Trimalcione”, Satyricon, Petronio)

Come dimenticarlo? É il top dei top, la madre di tutte le abbuffate, il genio dell'ostentazione volgare elevata a gusto. E qui sai di essere, comunque suoni il tuo nome, il benvenuto. Ci sarà da divertirsi.

Portate principali (solo alcune): antipasto di salsicce con contorno di prugne e melograno, datteri in cestini su zanne di cinghiale allattante porcellini di pane biscottato, un Priapo superdotato di grappoli d'uva. Primo piatto: zodiaco di carne e pesce, oca obesa con contorno di pesci e uccelli. Vino Falerno. Ma la portata più importante è uno stupore che non ha mai colma la misura.

Trimalcione sarà pure un parvenu, ma ci vuole classe anche per esagerare.

E a voi, quali altre abbuffate letterarie vengono in mente?

Cristina Farneti

Abito la Repubblica dei Lettori con un uomo, una gatta e un bambino (citati nell’ordine di apparizione). Preferisco i mattoni, Svevo e Dostoevskij, la letteratura greca e Finzioni. Come i vecchi non saggi sto con i giovani, così annuso che odore ha il futuro. So leggere più che scrivere. Ma più leggo più vorrei scriverne. La letteratura vera è un contagio: sottoscrivo il punto VII del Nonalogo di Finzioni. Ho un sogno: la leggerezza.

2 Commenti
  1. Beh, non fu proprio un’abbuffata propriamente detta, ma di carne al sangue ce ne fu parecchia: parlo del banchetto nuziale di Edmure Tully e Roslin Frey in I fiumi della guerra (Storm of Swords) di George R.R. Martin (e non aggiungo altro…).

  2. Cena romantica tra Hannibal e Clarice col cervello di un tizio ancora vivo che si assaggia pure… Tra l’altro sono tutti sotto acido e il tizio, se non ricordo male, si spegne tipo HAL in 2001 Odissea nello spazio. Cena romantica con vendetta. Hannibal di Thomas Harris (versione cinematografica di Ridley Scott).