Libri da leccarsi i baffi

Siete inguaribilmente golosi? Giudicate la buona cucina uno dei massimi piaceri della vita? Ritenete che intraprendere una dieta sia un insulto alla vostra dignità personale? Vi fermate adoranti di fronte alle vetrine di ogni gastronomia? Allora questa Top 5 è fatta per voi, dal momento che unisce due vostre (e mie) grandi passioni: la cucina e la letteratura.

1. Satyricon, La cena di Trimalchione, Petronio. Benvenuti nella Roma imperiale e nella villa del ricchissimo liberto Trimalcione. Il suo banchetto è pura ostentazione di opulenza, non solo per i piatti d’argento, la numerosa servitù, l’eccesso di ori e gioielli, lo sperpero di vino come se fosse acqua, ma soprattutto per le portate. Da questo volgare e eccentrico parvenu non ci si può aspettare altro che una vera scenografia di manicaretti stravaganti. L’occhio vuole la sua parte: ed ecco le pietanze servite all’interno di un “asinello corinzio”, una statua in metallo prezioso, o in una gallina di legno. Occorre un po’ di fantasia, e anche una certa audacia gustativa, per immaginare I sapori delle leccornie della Roma antica: ghiri cosparsi di miele e papavero, susine di Siria con chicchi di melagrana, uova di pavone rivestite di pastafrolla, un beccafico tutto intero. Un’esperienza culinaria “augustea”.

2. Estasi culinarie, Muriel Barbery. Monsieur Arthens, insigne critico gastronomico ormai sul letto di morte, ricerca nella memoria l’unico sapore che vorrebbe gustare di nuovo, e così le innumerevoli pietanze da lui assaggiate diventano il veicolo di un viaggio fra ricordi, sensazioni, emozioni. Banchetti sontuosi, prelibatezze raffinatissime, capolavori di grandi chef, ma anche pasti dell’infanzia, sapori ruvidi e primitivi, pieni e genuini, oppure bocconi solitari di cibi sgarbati. Ogni sapore evoca un luogo, un tempo, una percezione, aggiunge un tassello alla personalità e alla storia di questo cinico e sprezzante esteta del gusto. La cucina si rivela un’esperienza culturale e spirituale, e forse, per Monsieur Arthens, l’unico modo per relazionarsi in una società borghese sempre più incapace di rapporti affettivi, una via di uscita a un mondo aristocratico, freddo, arido nella forma più alta di estetica: l’estasi culinaria.

3. La metafisica dei tubi, Amélie Nothomb. La più grande dichiarazione d’amore al Dio Cacao, nonché il vero e giusto riconoscimento dei poteri trascendenti e vivificanti del cioccolato. In questo originalissimo e irriverente librettino l’autrice-protagonista narra dei suoi primi mesi di vita, in cui ella è Dio, ovvero un essere apatico, in stato vegetativo, mero tubo digerente indifferente al mondo. Fino a che l’amorevole nonna non le fa assaggiare il cioccolato belga. In quel momento il mondo si dispiega ai suoi sensi, sorprendente e multiforme, in una seconda nascita estatica. Un morso di cioccolato segna il passaggio dall’incoscienza alla coscienza, l’inizio della vita spirituale, sensoriale e intellettuale della protagonista, il risveglio dell’infante in un mondo di nuove meraviglie.

4. Chocolat, Joanne Harris. Ormai un classico per i palati golosi. Nella romantica bottega di Vianne Rocher il cioccolato diventa seducente arma contro I pregiudizi di una società puritana e ossessionata dalla rispettabilità. Il fiore di cacao, con il suo gusto intenso, sensuale, le sue mille gradazioni e perversioni in praline, stecche e mousse, accompagnato da latte, cannella e peperoncino, diventa uno straordinario strumento di liberazione e rivalsa, l’occasione per gli abitanti di Lansquenet di riscoprire il piacere della vita. Abbandonarsi a queste pagine è come concedersi la goduria di un’abbuffata di dolciumi, tanto sono realistiche le descrizioni di ogni delizioso e irripetibile assaggio di cioccolato. Un vero trionfo gustativo.

5. Il gattopardo, Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Anche se poco vi importa delle traversie dei decaduti Salina, nessun buongustaio può rifiutare un invito alla loro tavola. Nella cornice sfarzosa e decadente della residenza estiva di Don Fabrizio, in compagnia della migliore società di Donnafugata, allietati dalla presenza affascinante di Angelica, potrete gustare un timballo di maccheroni descritto con tanta lussuriosa intensità da poter percepire la consistenza della pasta fatta in casa, il sapore sanguigno della carne, l’aroma delicato del ripieno, da accompagnare con vino degli assolati campi di Donnafugata. Una vera dichiarazione d’amore per la cucina siciliana.

Altre leccornie da leccarsi i baffi???

Viola Bianchetti

Ha un'identità in corso di definizione. Nel frattempo si gode la vita.

10 Commenti
  1. Con un po’ di esagerazione, posso dire che mangiare e leggere mi danno quasi gli stessi piaceri.
    Mi è piaciuto Chocolat, per l’atmosfera calda e speciale che l’autrice ha saputo creare intorno al preparare e mangiare dolci.
    Ma il mio autore preferito riguardo al cibo, per me è il Simenon di Maigret: saper unire insieme un lavoro fatto con passione, e pause in cui ci si gratifica con un cibo saporito anche se semplice.
    ciao da tinas

  2. Che ne dici di “Afrodita” di Isabel Allende? Per non parlare della smodata passione con cui si approccia al cibo il Montalbano di Camilleri!

  3. Ma che lista è questa? E il Manuel Vazquez Montalban? e Rex Stout? e Camporesi? Sono perplesso

  4. Quando ho conosciuto Amélie, le ho portato del (costosissimo) cioccolato bianco in regalo; sarà che il pacchetto era talmente lezioso che non sembrava cioccolato, sarà che regalare cibo a una persona con disturbi alimentari non è l’idea della vita, ma mi ha tirato un’occhiata dubbiosissima. Ci ho provato!

  5. Il bello di una top5 è proprio che ognuno può proporre i propri “fantastici 5”. Io non avevo affatto pensato a Eco o a Camilleri, ma devo ammettere che come buongustai non sono niente male! E devo anche aggiungere che pur essendo un'(indegna) finzionica non sono una tuttologa. Parlo di quello che ho letto e che conosco 🙂

  6. Certamente è come dite voi. Rimane il fatto che per quanto riguarda il merito della lista, io mantengo le mie perplessità. Ma questo ha poca importanza. Spero piuttosto che i nomi elencati siano presi in conto dagli avventori e dalle avventrici di questa pagina, anche perché non sono proprio degli sconosciuti, di quelli di cui si fanno vanto i “tuttologi”.

  7. In “Women” di Bukowski, il protagnista inizia a praticare il cunnilingus. Conta?