Nostalgia di un passato mai avuto

Photocredit: Davide Bertozzi

Alcuni sostengono che le montagne siano molto più malinconiche del mare. Forse è vero, ma vi è capitato mai di guardare il mare in inverno e di ascoltare le storie di chi lo solca? 

Nella letteratura, il marinaio è sempre una figura nostalgica e malinconica. È un solitario che appena getta lo sguardo all'orizzonte o su un monte che si intravede oltre il mare, si sente chiamato a partire. Quando poi questa sorta di continua ricerca diventa pesante da sopportare, cerca la compagnia di altri naviganti per annacquare in una bevuta sogni e ricordi.

Il marinaio porta con sé i volti e le storie che incontra in un porto e li dona ad altri volti e ad altre storie che incontra nel porto successivo, diventando egli stesso un crocevia di vite. 

Questa figura non poteva certo sfuggire a Fernando Pessoa. Il marinaio di Pessoa non racconta un'avventura. È un dramma statico, come lo definisce lui, in cui un naufrago finito su un'isola deserta non può far altro che sognare dettagliatamente una città con i suoi abitanti, le sue vie e i suoi avvenimenti. Quella città diventa il suo passato e lui sogna in maniera così precisa da renderlo l'unico passato possibile.

Il confine tra sogno e memoria, tra finzione e vita reale, diventa così labile da scomparire. Il marinaio stesso non è altro che il sogno di una donna che a sua volta è forse solo sognata insieme ad altre due donne e, ognuna priva di identità e memoria, non può che ricercare insieme alle altre un passato che forse non ha mai avuto.

Per Pessoa tanto le montagne quanto i mari, al di là del provocare emozioni piacevoli o dolorose, sono portatori di nostalgia di qualcosa che non abbiamo mai avuto: "Solo il mare degli altri paesi è bello. Il mare che vediamo ci dà sempre nostalgia di quello che non vedremo mai".

Marco Combi

Sostenitore del pensiero viandante e discepolo del nomadismo, interiore e non. Quando viaggia, legge. Quando legge, viaggia. In perenne ricerca della domanda giusta che gli faccia capire quali sono le risposte che sta cercando.

2 Commenti
  1. Ricordo il verso “um passado que não tivessemos tido” dove Tabucchi si dilungò a spiegare gl’intraducibili congiuntivi portoghesi…

  2. Hai ragione, Tabucchi sottolineava quanto fossero intrabucili quei tempi verbali che nel testo portoghese servivano a rendere ancora più “irreale” e indefinita l’intera scena.