Marbles | Ellen Forney

Sto bene.

A volte, per raccontare una storia, è bene cominciare dalla fine, dalle ultimissime battute di un romanzo o, in questo caso, di una graphic novel. Perché, spesso, può capitare che il lettore abbia bisogno di essere tranquillizzato, di sentirsi dire che tutto andrà bene, che quel “sto bene”, abituato a essere sussurrato a mezza voce, talvolta, al contrario, deve essere annunciato con voce ferma, senza paura, con tutto il coraggio e la forza che si possono provare e con un sorriso che rivela tutta la pace interiore che si è ritrovata dopo un cammino fatto di salite e discese pericolanti. A dimostrarlo c’è Ellen Forney con il suo incantevole Marbles, piccola ma luccicante perla di Psycho Pop, la nuova collana di Edizioni BD di cui, credetemi, resterete esterrefatti.

Marbles-300Ellen Forney sta per compiere trent’anni quando scopre di soffrire del disturbo bipolare, una malattia che ben conosce grazie alla sua laurea in psicologia e alla sua conseguente esperienza in un un’unità psichiatrica durata alcuni anni. Ellen Forney, quindi, è a conoscenza di quanto la propria malattia sia destinata ad influenzare il proprio lavoro, sa quanto i suoi sbalzi d’umore influenzeranno il suo disegno e il suo essere fumettista, e si prepara, di conseguenza, ad una lotta contro i fantasmi della propria mente, prima rifiutando l’assunzione di farmaci, poi cedendo al loro aiuto, “per puro istinto di sopravvivenza”. A rendere ancora più difficoltosa la sua scelta, però, è la quasi certezza di essere entrata nel Club Van Gogh, la cerchia di artisti “speciali” che secondo i libri hanno sofferto di problemi di depressione o di disturbo maniaco – depressivo tra i quali, appunto, il noto pittore olandese.

Le domande, quindi, sorgono spontanee: se Van Gogh avesse preso del litio, cosa sarebbe accaduto alla sua arte e ai suoi ritratti che tentavano ogni volta di immortalare i suoi pensieri più reconditi? E se a Virginia Woolf fosse stato prescritto del Neurontin, cosa ne sarebbe stato della Signora Dalloway?

Non sempre avevo la forza di disegnare, ma ho cominciato a portarmi comunque in giro quel quaderno.

 Era come portarsi dietro un orsacchiotto e una bomboletta di spray al 

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pepe.

 

Ellen Forney racconta la propria esperienza in un’opera che diventa quasi un manuale, una sorta di saggio – autobiografia in cui sintomi e rimedi vengono messi a confronto ma nel quale non manca, soprattutto, l’attenzione alla creatività, quel’ancora di salvezza che può 

diventare la via per guarire e ritrovarsi.

Inerti e su carta, i demoni apparivano più maneggiabili

Ellen Forney; Marbles; Edizioni BD; 256 pp; euro 18.

Nellie Airoldi

Cresciuta in campagna in mezzo ai libri e ai taccuini, ha imparato che nella vita si conosce una persona solo quando la si porta ad un aperitivo perché, diciamocelo, davanti ad un buon vinello nessuno può mentire, soprattutto se vicino c'è anche una fetta di polenta.

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