Nao di Brown

È ben difficile parlare di una cosa che mi è piaciuta così tanto.
Rischio di scrivere un articolo pieno di superlativi, -issimi, odiosi punti esclamativi, vocali ripetute ed entusiasmi che genererebbero in chi legge più nausea che altro. E anche con i conoscenti rischio di fare lo stesso effetto, ne parlo continuamente, vorrei che tutti lo leggessero, capissero, ne discutessero per ore, ricreassero con me quel mondo. L’ho pure già regalato ad alcune persone, ma le copie in città sono quasi finite, altro che generi alimentari e forconi.

coverNAOEcco, il Nao di Brown è un fumetto bellissimo.

Partiamo dal titolo, non è perfetto? Resta in mente e ti viene subito da domandarti, che vorrà dire? Brown è lo scrittore o cosa? Dillon, che è lo scrittore, e non Brown, spiega che è una presa in giro, come se Brown fosse un posto importante invece di un luogo qualunque, come dire il conte di Gloucester (che poi si legge ɡlɒstər, nel caso vi interessi) o di Worcestershire (wʊstərʃər, ancora peggio).

Guardate i disegni, guardateli, cercateli su Google. Nao di Brown, googlatelo e ditemi. È disegnato divinamente, il tratto è perfetto, i colori, i paesaggi. E Nao, la protagonista, è bellissima. E non stupisce che sia ispirata a Kathleen Hanna, regina indiscussa della mia adolescenza. Mi scuso per tutto questo entusiasmo, non ci posso fare nulla.

naobellissima

E la storia – ah, la storia – come accade raramente non solo è bella, ma è pure difficile, a volte pesante, e racconta di un problema enorme che Nao ha, un disturbo ossessivo compulsivo particolarmente truce. Ma non si tratta di cosa è narrato, sono i dettagli che rendono questa storia così: una ragazza bassa a cui piacciono gli uomini enormi perché non sopporta di stare con persone più deboli di lei.

Nel Nao di Brown, diversamente che in questo articolo, il buonismo non c’è, c’è tanto disagio, c’è un sacco di musica bella con tanto di credits finali, c’è tanta cultura pop, ci sono le lavatrici, c’è ichic’è il nulla e il buddhismo per scacciarlo.

E pure Gregory che è grande e grosso, con una grande passione per la birra che si riflette sulla sua pancia, diventa realistico e bellissimo. Guardate Nao e Gregory insieme e inteneritevi. 

E anche i luoghi sono disegnati così bene perché sono veri, si narra che sia possibile fare un Nao tour e rivedere esattamente quegli spazi. Ecco, io credo che la prossima volta che torno a Londra, cercherò Nao e Gregory in ogni pub. 

Si dice anche che l’autore sia finito in ospedale per il lavoro immenso che ha fatto disegnando questa storia. Ecco forse qualcuno ci finirà per l’eccesso di zuccherosità di questo articolo, ma se lo leggerete mi ringraziarete.

Il Nao di Brown. Glyn Dillon. Bao Publishing. Formato: Cartonato 19 x 26. Pagine: 208. Prezzo: € 23.00.

Elena Biagi

Elena Biagi dopo aver cambiato quattro volte colore di capelli, undici case e cinque città, adesso è biondiccia e vive a Milano, dove lavora in una casa editrice.

2 Commenti
  1. Come mai dici che il personaggio di Nao è ispirato da Kathleen Hanna?
    Il fumetto è meraviglioso e davvero disegnato divinamente, non me lo aspettavo! 🙂