Rughe | Paco Roca

“Ti ricordo che siamo vecchi e per questo dobbiamo fare cose da vecchi”
la Signora Antonia

A me gli anziani sono sempre piaciuti.
Mi piacciono i vecchi che camminano lentissimi, i vecchi che guardano i lavori in corso, quelli che stanno stanno seduti al bar a parlare del tempo o a guardare altri vecchi che giocano a carte.
Anche quelli brontoloni che alla fine sono brontoloni solo perché gli serve una ragione per lamentarsi e se gliela togli ne troveranno un’altra.
Mi piacciono quelli che ti chiedono quanti anni hai e qualunque sia la risposta replicano “beato te”, quelli che chiamano la Telecom ‘SIP’ e perfino quelli pericolosissimi che guidano con il cappello. Quelli che che vanno in chiesa ma se gli accade qualcosa di inaspettato – nel bene o nel male – bestemmiano fortissimo.
Mi piacciono perché sono come dei bambini ma con la presunzione di averne viste tante e tu-che-sei-giovane-che-ne-vuoi-sapere.

rughe_le_ali_cover_HRDetto questo, Rughe di Paco Roca non può che essere un fumetto bellissimo perché i protagonisti sono proprio degli anziani. 
Sono tanti e molto vari, ladri, ottimisti, lamentoni, alcuni totalmente rincoglioniti, sordi, orbi. Sono adulti con difetti esasperati all’inverosimile, e in molti dei loro atteggiamenti chissà che non ritroviate i vostri nonni. 

Lo scenario in cui si muovono – molto lentamente – è una casa di riposo in cui ovviamente non succede assolutamente nulla.
Il tema già di per sé è ben triste: la monotonia della vecchiaia, in un ospizio il cui massimo evento è l’arrivo dell’ora di cena, una routine desolante fatta di ore passate a non far niente, ad aspettare che succeda qualcosa per sapere di cosa parlare per qualche ora. 

Come se non bastasse il protagonista Emilio, ultimo arrivato nella casa di riposo, è affetto da Alzheimer. La malattia è ancora ai primi stadi, ma lentamente e dolorosamente Emilio prende coscienza del suo stato. 
Il vero dramma, ancora più doloroso del non ricordare, sembra essere la consapevolezza della perdita della memoria, a causa di una malattia che non ha margini di miglioramento né vie di scampo. Simbolo della degenerazione della malattia è il piano superiore della casa di riposo, dove vengono confinati i malati terminali e contro il cui trasferimento Emilio si opporrà con tutte le sue forze. 

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Nonostante la difficoltà e profondità del tema, in Rughe il dramma è affrontato con ironia, si sorride spesso, almeno tante volte quante ci si intristisce. Paco Roca si conferma un maestro del genere e a Tunué va il merito di aver portato in Italia questa bella storia. 

Da Rughe è anche stato tratto un film. Io non l’ho visto ma con questi presupposti mi fiderei.

Domani invece, sabato 21 settembre, è la giornata mondiale dell’Alzheimer.
Pensateci e sappiatelo.

Paco Roca, Rughe, Tunué, pp. 96, Euro 7,90 – ISBN 978-88-97165-67-5

Elena Biagi

Elena Biagi dopo aver cambiato quattro volte colore di capelli, undici case e cinque città, adesso è biondiccia e vive a Milano, dove lavora in una casa editrice.

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