Perché diavolo leggiamo Jamaica Kincaid?

Ogni giovedì alle dieci del mattino, il gruppo di lettura-terapia che prende il nome di Lettori anonimi dei romanzi dannatamente tristi di Jamaica Kincaid si riunisce nella casa circondariale di via della Speranza numero 35, nei pressi del bosco di betulle bianche del Madagascar, più comunemente note come: betulle wow-wow.

Il gruppo di lettura–terapia, formato da 13 lettori anonimi – anonimi ok, ma bellissimi a vedersi da un punto di vista prettamente estetico – sta cercando spiegazioni e motivazioni riguardo alla seguente domanda: Perché diavolo leggiamo Jamaica Kincaid?

Il punto è questo: avete mai provato a leggere qualsiasi cosa di Jamaica Kincaid? (che tra parentesi ha il più bel nome d’arte del mondo) perché vi assicuro che il 98,5% di voi troverà i libri di Jamaica Kincaid di una tristezza così triste che al confronto ballare la samba con vostra zia zoppa sulla tomba di Jim Morrison vi sembrerà la cosa più divertente che potreste mai fare nella vita (che a pensarci potrebbe pure essere).

Però è difficile da spiegare questa passione per lei e per i suoi libri; perché nei libri di Jamaica Kincaid non c’è luce, è sempre notte e le nubi sono così pesanti che soffocano e “alle mie spalle soffia sempre un vento nero e desolato” e “lui mi chiedeva coma stavo ma era una formalità” e “la pelle di mio padre era del colore della corruzione” e “volere una cosa che non si avrà mai, e capire troppo tardi che non la si avrà mai, vuol dire avere una vita devastata dalla tristezza” e nei libri di Jamaica Kincaid non c’è domani, e non ci sono rassicurazioni, momenti di tenerezza, sorrisi, canti o preghiere.

Ma noi leggiamo, e continuiamo a leggere. E il perché è difficile da trovare. È per questa ragione che frequentiamo questo gruppo di lettura-terapia, ma non perché vogliamo smettere con JK, ma solo per poter rispondere al prossimo che ci chiederà “ehi, ma perché leggi Jamaica Kincaid, non è tristissima? una cosa tipo questa:

“Allora, dunque… perché leggo Jamaica, eh… beh, prima ti dico come ho iniziato. Io ho iniziato con Jamaica perché un tale, uno che gli piace leggere, come a me, beh questo tale mi ha passato Autobiografia di mia madre. Capisci, così, di botto, Autobiografia di mia madre, e da lì ho capito che io questa qui non la stavo leggendo, la stavo amando. Non è come quando leggo Fabio Geda. No, Geda mi piace, ho letto Nel mare non ci sono i coccodrilli, ho finito adesso Se la vita che salvi è la tua, mi piace, ma dico, non è come se leggo la Murgia. Jamaica per me è una che sputa le parole dopo averle succhiate e passate da una parte all'altra della lingua, una così da noi non esordisce neanche nella sottocollana pulp delle collane fighe degli editori cool. Io la amo alla follia, c'è quel pezzo di In fondo al fiume, quando dice «Le voci della bambine: rosa, azzurre, gialle, viola, tutte sospese» e poi va avanti e vedi ancora lei, sua madre, la Madre – io ecco cosa faccio mentre leggo Jamaica: amo il mondo. Amo il mio modo di starci, nel mondo, perciò penso meno alla morte e penso, mentre leggo Jamaica, ma te guarda quanto è libera. Questa è la cosa che amo di più, forse, la sua libertà. La libertà di girarsi il mondo in bocca, gli affetti, le delusioni, le piccole disperazioni e i grandi tormenti, questo suo modo di girarsi tutto in bocca e di farne parole. Prendi Vedi adesso allora, l'ultimo. Pazzesco. Jamaica all'ennesima potenza e credo ci sia un sacco di gente che la odia. Pure questo mi piace, che ci sia un sacco di gente che la odia. Di questo non so dirti perché. Cioè perché son contenta che ci sia gente che la odia. Comunque è così. Sì, è così.”­

E allora, cari amici finzionici, al prossimo che ci chiederà: Ma perché leggi JK? risponderemo così e se ancora non si convincerà a prendere in (per) mano Autobiografia di mia madre, allora lo inviteremo al nostro gruppo di lettura-terapia, ogni giovedì, nella casa circondariale di via della Speranza al 35, dove ci sono le betulle wow-wow.

Jamaica Kincaid, Autobiografia di mia madre, Adelphi, 1997

 

La parte dl testo che “spiega perché leggiamo Jamaica Kincaid” è di Federica Campi, una che con JK ci è rimasta davvero sotto!

Federico Tamburini

Qualche giorno fa al supermarket Eurospin non ha comprato una confezione di filetto di merluzzo surgelato perché costava 6 euri e 50 e ha optato per una scatola di ceci. In quel momento ha capito molte più cose della sua vita di quanto mai fosse riuscito a fare prima. Per il resto, non avendo mai tempo, legge libri che richiedono sforzi anaerobici.

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