A vent’anni l’edonismo piace a tutti

Vorrei scrivere di Cortázar – e sai che novitàr – del Cortázar prima maniera, anteriore ai propositi politici e alla liberazione dell'America Latina, del Cortázar di Rayuela, brillo e smarrito nella spirale di metafisica e di introspezione del suo libro feticcio, tra le caselle del mondo, un gessetto, centinaia di sigarette, caña, Bix e Thelonious.

Guardavo per l'ennesima volta un'intervista del Corta a una televisione spagnola e ho provato a rispondere alla (non) domanda che Cortázar (non) si è posto per decenni e decenni, todavía. Cortázar dice che Rayuela fu scritto da un quarantenne che credeva di rivolgersi a un pubblico di quarantenni e che invece fu la generación siguiente a berselo per bene. Ogni volta che ascolto questa frase mi sovvengono due pensieri: Cortázar (1914-1984) era un bambinone immaturo e la sua generazione l'ha schifato, oppure, i ragazzi fine trenta inizio quaranta erano crogiolo di individualisti dotati di sensibilità straordinaria.

È qui che la filosofia mi tende una mano, la mano di coso, Aristippo. La filosofia della scuola cirenaica – fondata da coso, Aristippo – mi ricorda che il bene morale è anche il piacere, l'egoistica sensazione del momento, il carpe diem, la strada che porta alla conoscenza, il kibbutz del desiderio direbbe Horacio Oliveira. Ecco, Rayuela è la Divina Commedia del novecento, però profondamente estetica, egocentrica e introspettiva, intellettualmente edonica.

Sarà che a vent'anni l'edonismo piace a tutti o sarà che Rayuela resta una matassa aggrovigliata mica da ridere?

Andrea Meregalli

Vivo con Isabella e Arturo Bandini. Lavoro come giornalista freelance aka una maniera edulcorata di lavorare come giornalista precario. Faccio gli articoli e i siti e i social e i comunicati stampa e gli speech e il seo e la seo: parità di genere. Ho un blog di letteratura e ho scritto un libro, come tutti.

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