BibliograFFi: Milano-Napoli

Napoli e Milano, Milano e Napoli, capitali del Nord e del Sud di questa appendice geografica che è l'Italia. E se mi passate la battutaccia, più che un'appendice, un'appendicite, in questi ultimi anni di tribolazioni. Ma proprio da queste due grandi città, appena ieri, sembrano essere arrivate novità importanti. Che noi accompagniamo con adeguate letture.

Nel marzo del 1945 Edoardo De Filippo mette in scena al Teatro San Carlo la sua Napoli milionaria, commedia amara ma che nel titolo e nella sua frase più famosa («Ha da passà 'a nuttata») rivelano la speranza che anima una città – e una nazione – che sta uscendo da una guerra sanguinosa. Qualche anno dopo, nella prima opulenza del boom economico, Edoardo porta a teatro Il Sindaco del Rione Sanità (ora contenuto nel terzo volume della Cantata dei giorni dispari), la storia di un uomo che è buono e giusto, ma di una bontà e un senso di giustizia di ancien régime, per così dire. Speriamo che il nuovo primo cittadino partenopeo l'abbia letto, e non compia gli stessi errori e non faccia la stessa fine…

Nella città della Madonnina invece, si trasferisce, nel 1954, il maremmano Luciano Bianciardi (a detta di qualcuno "scrittore minore di un unico libro maggiore", cioè La vita agra), e comincia a interessarsi alla storia di Milano, dal punto di vista non dei potenti, ma di chi la libertà se la va a prendere: ne esce un romanzo pubblicato solo tre anni fa da Stampa Alternativa: Le cinque giornate. Bisognerebbe occupare anche le banche. Il riferimento del titolo è evidentemente all'insurrezione dei cittadini meneghini del 1848, quando per qualche tempo la città visse un periodo di pace e solidarietà, fino al ristabilimento del cosiddetto "ordine costituito": Bianciardi ne trae la lezione che una rivoluzione, un cambiamento, per essere efficace, deve essere permanente. Capito Sior Pisapia?

E a proposito di cambiamenti epocali: ve lo immaginate se una bomba sventrasse completamente il Palazzo di Giustizia di Milano, distruggendone gli archivi? No? Allora leggetevi Grande Madre Rossa di Giuseppe Genna, quasi 300 pagine che filano via d'incanto. No, niente a che vedere con Italia de profundis Assalto a un tempo devastato e vile. Oppure le storie di undici scrittori (tra cui Cacucci, Nori, Philopat, Evangelisti, Maggiani) che l'idea di rivoluzione l'hanno accarezzata nella sua versione libertaria: La rivoluzione è una suora che si spoglia.

Se la giornata di ieri e i relativi festeggiamenti vi fanno sentire un po' più democratici, allora datevi ai classici, o almeno a un classico: La democrazia in America del visconte Alexis Henri Charles de Clérel de Tocqueville, solo Tocqueville per gli amici. Era un gran liberale, di quelli seri, mica come questi scalzacani delle cronache recenti, un giorno di qua e l'altro di là. Se poi oltre a essere democratici vi sentite pure un po' alternativi, date un'occhiata al libro di scienza politica con la copertina più carina: Mai più soli! Note sulla democrazia partecipativa, di Giulio Citroni, un pamphlet agile agile che vi spiega come essere democratici anche nelle riunioni di condominio.

Poi però, finita la sbornia dei festeggiamenti, tornate seri e ricordate quel che diceva quel crucco di Ernst Jünger nel Trattato del ribelle: «la scheda elettorale offre al nostro elettore l'occasione di prendere parte a un gesto di plauso». Da meditare. Molto approfonditamente.

eFFe

eFFe

eFFe sarebbe un antropologo, ma ha lavorato come lavapiatti, professore, pubblicitario, ghost-writer e sandwich-man. Di conseguenza non crede che un uomo possa essere definito dal lavoro che fa, ma solo da come lo fa.

Nessun commento, per ora

I commenti sono chiusi.