Cristoforo Gorno | In me io mi salvo

In me io mi salvo di Cristoforo Gorno non è quella che può definirsi una leggera lettura estiva. Non lo è per molti motivi, non solo per quello più scontato – il tema della pedofilia –, e benché venga presentato dall'editore come una storia a lieto fine, il romanzo andrebbe letto solo (ma non solo) per come cerca di dare senso ad un'esperienza che senso non ha, soprattutto per un ragazzino di undici anni, attraverso la scrittura, forse ultima ed estrema resistenza al dolore e al male.

Resistere non serve a niente. Lo sa bene il protagonista del libro dal nome esotico, Deifobo (eroe omerico di seconda linea) detto Bino, che ormai adulto e forte di un percorso analitico consolidato, decide di mettersi in viaggio verso la radice di quel male, verso l'alta Ciociaria e più precisamente verso Ceccano e Patrica, due paesini non distanti da Frosinone. Qui, da preadolescente, aveva subito violenza da parte di un amico cinquantenne di famiglia Alex il belga, che a Bino insegnava come andare a cavallo.

Non so come mai nelle storie di pedofilia c’entrano spesso i belgi, forse c’è qualcosa in quello che mangiano, magari è un problema di alimentazione, forse c’è una relazione tra i cavolini di Bruxelles, i cioccolatini e il desiderio di farsi i bambini.
Nelle storie di pedofilia c’entrano spesso i belgi, i preti e i parenti, ma a me i preti e i parenti non hanno mai fatto niente

Il viaggio a ritroso verso l'epicentro del proprio male di vivere (inteso come un mal/essere, non a caso Bino parla spesso di sé in terza persona) è costellato da tante false partenze, ritrosie, strade parallele (una su tutte quella dell'eroina e del suo appagamento immediato e volatile), ma soprattutto di storie. Storie orali, storie fantastiche, storie cantate, storie di castrazione, storie andate perse, storie da raccontare nuovamente per non farle andare perse definitivamente.

Come gli antichi cippi miliari erano usati dai romani per misurare le distanze sulle vie pubbliche, così le storie di Bino sono l'unità di misura in questo suo viaggio di autoconsapevolezza sulla direttrice sud della Roma-Napoli. Ma al tempo stesso, come Sharāzād raccontava delle storie per rimandare (o sfuggire) il suo tragico destino, Bino lo fa per allontanare da sé l'abuso subito, riuscendo così a leggerlo come una narrazione in cui egli è solo il narratore e non il protagonista. Una volta che sarà finalmente in grado di farlo potrà anche rivivere la violenza, non più da bambino e nella parte della vittima, ma come un adulto che può guardare in faccia il suo carnefice, l'uomo 'nero' che che lo ha fatto sprofondare nel nero della depressione.

Ma perché nessuno se ne era accorto? Perché nessuno lo aveva salvato? Perché nessuno mi aveva salvato?
Guardo ancora e rivedo me stesso là dentro.
Ora capisco tutto, ora è tutto chiaro, ero un bambino, ero una vittima, non ero un complice, non avevo colpe.
Trent’anni di senso di colpa, trent’anni di vergogna svaniscono come fantasmi, come un brutto sogno, è una rivelazione.
Sono solo anche oggi, ma questa volta è bello, questa volta è onnipotenza.

Non vi racconterò il finale del romanzo, perché merita di essere letto nonostante l'estate, nonostante il caldo e nonostante il complice silenzio che circonda il tema della violenza pedofila. Vi invito a leggerlo, invece, per riscoprire il valore salvifico della letteratura anche laddove l'immaginazione umana sembra arrestarsi. E poi io non sarei così convinto del lieto fine. Leggetelo e poi mi direte.

 

 

Cristoforo Gorno, In me io mi salvo, Imprimatur 2013, pp. 112, € 11,00.

GP Leonardi

Figlio illegittimo di Virginia Woolf e Morrissey, e separato alla nascita dalla sorella gemella Adrienne Rich, gp è una lesbica intrappolata nel corpo di un gay.

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