Arthur Rimbaud

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The Godfather / Arthur Rimbaud

Pensate a un ragazzetto di appena diciassette anni che nel 1872 molla la mammina a casa a Charleville, e sbarca a Parigi su esplicito invito di Paul Verlaine, uno che all’epoca aveva già scritto i Poèmes Saturniens e le Fêtes Galantes, per essere introdotto all’ambiente artistico e letterario della capitale. Bene, questo ragazzetto era Arthur Rimbaud, ed allora era già considerato il ragazzo prodigio della poesia francese.

Stagione breve, una stagione all’inferno, che in due anni consuma una vita intera: droghe, alcol, eccessi di ogni tipo, ritorni all’ovile e ascessi di libertà, accuse di omosessualità e, per concludere, due colpi di pistola. Che non centrano il bersaglio. Rimbaud decide di partire. E perlopiù si sposta a piedi, tanto da essere ribattezzato “l’uomo dalle suole di vento”. Una lettera dell’amico d’infanzia Delahaye descrive in maniera straordinaria questo periplo: «… un viaggetto da niente: Bruxelles, Rotterdam, Le Helder, Southampton, Gibilterra, Napoli, Suez, Aden, Sumatra, Giava, Il Capo, Sant’Elena, Ascension, Le Azzorre, Queenstown, Cork (in Irlanda), Liverpool, Le Havre, Parigi… per finire, come sempre a… Charleville». Mentre Dostoevskij scriveva I fratelli Karamazov e Nietzsche Così parlò Zarathustra, Rimbaud trafficava armi in Etiopia.

E non finisce certo qui. Rimbaud ha vissuto tre vite in una sola. Ma questo “passante geniale” si spegne a trentasette anni, con all’attivo più malattie equatoriali che componimenti poetici, e al passivo una gamba: amputata. Strano e impossibile, angelo solitario, sposo infernale, ci lascia mormorando “Allah kérim”, Dio l’ha voluto. E dopo tutto quello che ha passato, non possiamo che credergli.

Michele Marcon

Michele Marcon

Mi piace leggere, per questo leggo di tutto: le scritte sui muri, i foglietti illustrativi delle medicine, gli ingredienti sulle scatole di biscotti, le espressioni sui volti delle persone e sì, anche i libri.

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