C’eravamo Borges e io a installare l’idea di Inception

Proprio ieri sono rientrato in possesso della mia copia di Finzioni, libro di Jorge Luis Borges, mentre Mediaset, venerdì o giovedì della scorsa settimana, trasmetteva Inception, film di Christopher Nolan.
Appena messe le mani sul mio Finzioni, felicemente spiegazzato e incartapecorito come si conviene a un libro di Borges, sono andato a pescare uno dei miei racconti preferiti: Le rovine circolari.

Le rovine circolari inizia così:

Nessuno lo vide sbucare nella notte unanime, nessuno vide la canoa di bambù incagliarsi nel fango sacro; ma pochi giorni dopo, nessuno ignorava che l'uomo taciturno…

E poi prosegue ma vale la pena specificare, e scusate gli eventuali spoiler, che siamo in un sogno.

Inception inizia così: c'è Leonardo Di Caprio tutto stanco e bagnato che approda a una riva, ricorda rapidamente la schiena dei suo figli prima dell'arrivo di un militare orientale in divisa che lo porta in una sala circolare al cui tavolo siede un uomo molto anziano…
E poi prosegue ma vale la pena specificare, e scusate gli eventuali spoiler, che siamo in un sogno.

Ogni volta che leggo Le rovine circolari e ogni volta che vedo Inception mi capita di incrociarli, di confonderli e poi di fare sogni fortissimi, tipo che ci siamo Borges e io che entriamo nella mente di Nolan e vi installiamo l'idea di fare un film su un racconto di Borges, Ma modificalo una minima – ci dico io, a Nolan – vorrai mica che si parli di plagio, con Borges che annuisce e che mi rifila una pacca sulla spalla – Ben detto, giovanotto.

Nel racconto abbiamo un sogno di secondo livello, con l'uomo – che è sogno – che si addormenta e che crea, a sua volta, un sogno. Nel film, addirittura, ci spingiamo su sogni di terzo livello, sogni di sogni di sogni, con ragionamenti fantastici e bellissimi sul tempo, sulla realtà e sulla morte.

Dai, cioè, la sceneggiatura di Nolan è da lingua di fuori, nessun dubbio.
Un po' come i racconti di Borges, del resto. 

Andrea Meregalli

Vivo con Isabella e Arturo Bandini. Lavoro come giornalista freelance aka una maniera edulcorata di lavorare come giornalista precario. Faccio gli articoli e i siti e i social e i comunicati stampa e gli speech e il seo e la seo: parità di genere. Ho un blog di letteratura e ho scritto un libro, come tutti.

Nessun commento, per ora

I commenti sono chiusi.