Anche le coste dei libri hanno un loro perchè

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Nome: Nina Katchadourian
Nazionalità: Americana, anche se il cognome non lo direbbe.
Professione: una tuttofare creativa, con mille idee per la testa, capace di giostrare con disinvoltura a 360 gradi (usa fotografia, scultura, video e suono indiscriminatamente) ed esploratrice di soluzioni nuove tra le quali un impasto curioso di parole che incontrandosi danno vita a racconti da narrare (e da leggere) in forma atipica.

Il titolo di un libro spesso diventa per noi lettori una specie di mela tentatrice a cui difficilmente si nega un morso. Ed è responsabile a volte di acquisti a scatola chiusa, da appuntamento al buio.  Evidente il motivo: è una specie di biglietto da visita, il momento topico con cui il libro strizza l’occhiolino al lettore segnalandosi alla sua attenzione e le case editrici ci perdono tempi inenarrabili alla ricerca dell’aggancio migliore con cui attirare nella propria rete la persona a caccia di idee di lettura.

Nina è andata ben oltre, ben oltre anche l’immaginazione stessa forse,rivoluzionanando la funzione esclusivamente d’appeal dell’intestazione di un volume: attraverso il titolo, infatti, o meglio attraverso le costine dei libri su cui appare stampato il titolo, ha ben pensato di scrivere racconti. Ma come?  Ebbene, accatasta uno sopra l’altro alcuni libri, estrapolando il titolo del libro di riferimento e rendendolo un pezzo di frase da collegare al successivo. Una sorta di incastro quasi Lego-style. Ecco che così si viene a erigere una torre fatta di libri da leggere tutto d’un fiato verticalmente, costa per costa, in un slancio visivo meraviglioso. Il progetto narrativo si chiama The Sorted Books.
Attraverso questo riciclaggio del libro per mezzo di un suo riutilizzo alternativo che risponde a una sua dimensione polivalente, Nina ha composto racconti di ogni genere: dal fantascientifico all’avventuroso e all’azione, al saggio, fino al filosofico. Brevi e poche frasi, ma intense, espressive e significative che colgono l’essenza della sua “scrittura”. Un vasto repertorio di connubio sostanza-estetica davvero niente male, che muove tanta curiosità che si merita tutta.

Potrebbe fungere da interessante spunto per sperimentazioni amatoriali goliardiche con ciascuno di noi aspirante produttore di storie: impalare libri, cambiarne continuamente l’ordine per trovarci un senso, è qualcosa che mi stuzzica na cifra. Questa è solo una delle tante possibilità con cui il libro può cambiarsi i vestiti e indossarne dei nuovi: ne avevamo già parlato in questi termini, in occasione di artisti specializzati nell’intaglio dei libri che così, improvvisamente, si animano. Questa nuova originale faccia del libro è un pò paragonabile, se vogliamo, nel suo percorso di composizione,a un puzzle: cercare il pezzo mancante che si incaselli perfettamente in quel buco ancora vuoto. Solo che in questo caso, il lavoro è un progetto di costruzione in continuo movimento mai preconfezionato, frutto di un vortice di pensieri e ispirazioni del momento stesi grazie a una manciata di svariati volumi il cui titolo si mette al servizio, sotto forma di una singola frase o parola, della nuova opera che assumerà connotati sorprendenti.

Matteo Spinelli

3 Commenti
  1. non lo faceva anche radio3 o qualcuno del genere? ricordo di averci provato anche io

  2. Non si è inventata nulla, qualche anno fa girava la cosiddetta “poesia dorsale” che usava le coste dei volumi come versi per creare componimenti poetici… c’erano anche concorsi specifici, poi non se ne è più parlato.

  3. Grazie per la segnalazione della cosa Sally, mi era sfuggito tutto il “precedente”. Buono a sapersi:-)