American Gods, ovvero: del perché è cosa buona e giusta che gli scrittori si diano alle serie tv

Duole ammetterlo, ma ormai l'ipotesi di una serie tv basata su American Gods, romanzo pluripremiato di Neil Gaiman, sta diventando una specie di leggenda metropolitana. Oltre ai coccodrilli nelle fogne di New York e alla ragazza bellissima che fa l'autostop in piena notte, c'è Odino che fa ciao ciao dallo schermo della tua tv. Pare addirittura che, qui in Italia, sia in programma un'intera puntata di Mistero dedicata all'argomento e che lo Gnomo armato di ascia si sia offerto di condurre le indagini.

Questa volta, però, sembra ci siano dei veri sviluppi.
Vi ricordate quando avevamo azzardato l'ipotesi che Gaiman e la HBO fossero finalmente giunti a un accordo?
Ebbene, a novembre scorso, Gaiman ha annunciato che con la HBO non se ne faceva nulla. La serie rimaneva in programma, ma sarebbe stata affidata ad altri.

In breve, è successo che ad acquistare i diritti sia stata la FremantleMedia che, per chi non lo sapesse, è quella che ha prodotto e portato alla fortuna programmi come American Idol, The X Factor, America's Got Talent e, ancora prima, The Price is Right. Di recente, la Fremantle ha deciso di muovere i primi passi nel mondo delle serie tv, arrivando a produrre, per il network CW, The Tomorrow People.

Le ragioni della rottura tra la HBO e Gaiman sono oscure, anche se forse potremmo azzardarci ad attribuirle, almeno in parte, a incomprensioni relative alla sceneggiatura (e magari, un pochino, anche ai tempi biblici).
Gaiman, infatti, voleva sfruttare l'opportunità offerta dal piccolo schermo per sviluppare ulteriormente trama e personaggi, offrendo così anche ai lettori di vecchia data qualcosa di nuovo.
Dall'altra parte la HBO, di fronte alla prima bozza di sceneggiatura presentata dallo scrittore aveva reagito più o meno così:

hermione

«Non puoi renderlo più simile al libro?» era stata la supplica corale.

A quanto pare no. O magari sì, ma non per loro.

Certamente, da lettrice, la prospettiva di cambiamenti vari ed eventuali da una parte mi terrorizza e, dall'altra, mi attira come il miele con l'Orso Yoghi. Con Gaiman, tuttavia, la paura si riduce notevolmente visto che come sceneggiatore ha già dimostrato più volte di sapere il fatto suo.

E il vedere sul grande e sul piccolo schermo la trasposizione di romanzi vari ed eventuali, d'altronde, non rappresenta una novità, tanto che ormai dovremmo esserci quasi abituati.
Non è un mistero che dai romanzi si traggano idee per il cinema o per la tv.
E non è un mistero neppure che gli scrittori, negli ultimi tempi, si divertano sempre più spesso trasponendo per la tv le loro opere, sviluppando personaggi magari lasciati in ombra nei romanzi o dando sfogo alla vena sadica che ha contribuito a renderli famosi (G.R.R. Martin, mi leggi?).

giphy(Vero, non ha scritto lui l'episodio, ma viste le "scelte" non può non esserci il suo zampino).

La tv, spiegava qualche tempo fa Michael London (produttore della Groundswell Films), è molto più vicina ai romanzi rispetto al cinema e consente di sviluppare show complessi e ambigui. Dà un respiro così ampio alle opere, insomma, che dar vita a trame e sottotrame anche complesse, tipiche della fiction letteraria, viene quasi naturale.

Anche Jonathan Franzen è intervenuto sull'argomento: «ogni puntata, in un certo senso, è come un capitolo. Non vedi ancora dove andrai di preciso con il capitolo successivo e non sai neppure se ti sarà permesso arrivare fino alla fine».
E se lo dice San Franzen, sarà vero.

A tutto questo, aggiungiamo l'immediato impatto visivo, che con i romanzi è del tutto assente ed è affidato alla fantasia del lettore. C'è chi ama avere la possibilità di immaginare il volto dei personaggi e l'ambientazione in cui si muovono e chi, più pigro, non prova alcun dispiacere all'idea che qualcuno faccia questo piccolo sforzo per lui.
Se poi a occuparsene è direttamente chi ha scritto il romanzo da cui è tratta la serie, meglio ancora.

Sbaglia, a parer mio, chi si dispera di fronte all'eventualità che scrittori affermati si diano alla sceneggiatura trascurando il resto della propria produzione. È inutile dare il via a una guerra tra i puristi della carta scritta e gli amanti delle serie tv.
Meglio sarebbe, forse, abbracciare l'idea che un mezzo possa integrare l'altro.
E se l'idea di partenza è quella di Gaiman, che nulla vuole stravolgere ma solo aggiungere, ampliare e sviluppare, ben venga questa possibilità di entrare una volta di più nella mente di un autore. Di avere accesso a nuove idee, a nuove trame e a nuovi personaggi.

La tv che si pone come mezzo per dar voce a chi, nei romanzi, ne ha avuta poca.

Certo. Sempre che scrivere sceneggiature e occuparsi di trasposizioni non distragga alcuni scrittori, peraltro non propriamente in giovane età, dal portare a termine saghe iniziate da anni e ben lontane dalla fine.

Ma questa, signori, è un'altra storia.

UTWGT

Valentina Simoni

Una laurea in giurisprudenza, ma da grande voglio fare la coccolatrice di akita. Dico cose che non dovrei dire. Scrivo cose che non dovrei scrivere. Leggo cose che non dovrei leggere. Feticista della grammatica italiana e lettrice compulsiva, bookaholic senza speranze, divoratrice di serie tv. Nel tempo libero ascolto musica classica, imparo a suonare chitarra e pianoforte e gioco a riordinare la mia libreria.

5 Commenti
  1. Ci sposeremo su una spiaggia romagnola, indossando la maglietta di Finzioni e percorreremo la navata sabbiosa insieme, sulle note di “The Rains of Castamere”.
    Così, poi, ci risparmiamo anche il banchetto <3

  2. F A N T A S M I D I G E N I O – HO AMATO MOLTO LA VECCHIA eccellente serie de I SOPRANO e credo che pochi scrittori possano stare al livello di chi ha scritto la sceneggiatura delle puntate per la HBO. Auspico che gli autori possano inserirsi creativamente nella sceneggiatura di capitoli giocando con sottotrame e coprotagonisti. Ma in questo caso non è più questione di bravura nello scrivere, bisogna essere dei creativi con attitudine all’uso del racconto televisivo proprio come si utilizzano i ferri del mestiere letterario. Sceneggiatori si deve diventare, e coll’ingerenza di scegliere attori, musicisti di colonne sonore, registi ecc. I SOPRANO vive di sequenze straordinarie per l’apporto anche di una location ideale come di un abile professionista che scelga del commento sonoro un modo per dare un senso specifico alla scena. ho assistito a situazioni che acquistavano un significato, un contenuto sostanziale per la musica che ‘ci stava’ dietro e non per quello che aveva scritto l’autore. Costui può solo affidarsi letteralmente a chi sul set televisivo, crei invece di svolgere solo un servizio professionale. Ma ahimè il successo di scirvere per la TV ti esclude dalla pagina, e questo è sopportabile comunque, anche se Pasolini sapeva indirizzarsi di volta in volta alla letteratura e al cinema. Bisognerebbe scoprire se in una serie abbiamo il rischio di veder scattare le manette. Lo è stato colla stampa, scrivere due articoli a settimana può assorbire la capacità di far uscire romanzi regolarmente. E nemmeno l’entrata in gioco di ghost writers può risollevare le pagine ( o le puntate) a meno di non trovare sempre fantasmi di genio