Copy in Milan, l’editoria italiana guarda oltre confine

L’editoria italiana, è noto, fatica a imporsi all’estero e nonostante l’interesse per alcuni nomi e alcuni casi sporadici, si veda il recente successo di Elena Ferrante oltreoceano, gli autori nostrani, soprattutto se contemporanei, stentano a farsi conoscere fuori patria. Come sottolineava alcuni mesi fa Massimiliano Parente sulle pagine del Giornale, l’unica eccezione è rappresentata quasi esclusivamente dai bestseller proposti nelle fiere internazionali; basta fare una ricerca su Amazon Usa per scoprire che un nome come Alberto Arbasino non darà nessun risultato in lingua inglese, mentre si trovano Fabio Volo e addirittura Melissa P. O ancora, la dice lunga il fatto che un classico come lo Zibaldone sia stato tradotto in inglese solo l’anno scorso. 

Ovvio che in un momento in cui il mercato dell’editoria è ulteriormente ristretto e gravato dalla crisi, il fatto di non poter puntare ad altri mercati non fa che peggiorare una situazione già asfittica. Senza contare che l’indice dei lettori in Italia, come ci ricordano ogni anno il rapporto Istat sulla produzione e la lettura di libri in Italia, è uno dei più bassi d’Europa, con il 57% della popolazione che dichiara di non aver mai letto un libro nel 2013. Da qui l’esigenza ormai irrimandabile di guardare oltre confine, puntando all’export come concreta opportunità di crescita.

È questa la premessa dietro all’iniziativa Copy in Milan, un progetto triennale presentato in questi giorni a Milano, che mira, anche in concomitanza con l’Expo, a candidare il capoluogo lombardo come capitale del libro, facendola conoscere all’estero e intensificando i processi di internazionalizzazione della produzione editoriale. Una (possibile) ricetta anti-crisi realizzata e coordinata da Fondazione Mondadori in collaborazione con l’Associazione italiana editori, con il ministero degli Affari Esteri e quello dei Beni culturali e con il sostegno della Fondazione Cariplo. 

Perché proprio Milano? Ecco un po’ di numeri a sostegno di questa scelta: Milano è sede delle grandi concentrazioni editoriali (Mondadori, Rcs, Feltrinelli e GeMS) ma anche di tante piccole e medie case editrici, con oltre 4.000 persone che lavorano nel comparto: qui si concentrano, secondo i dati Istat, il 25% delle unità produttive operanti nel settore e il 38% della produzione editoriale italiana in titoli, nonché 168 biblioteche e oltre 200 librerie. Milano è inoltre città di lettori, come dimostra il successo di una recente iniziativa come Bookcity  che ha visto la partecipazione nella seconda edizione di 130.000 visitatori. Milano è inoltre una città sospesa tra una lunga traduzione editoriale e una vocazione all’innovazione digitale.

Il principale strumento di questa iniziativa è il sito BooksinItaly.it, già attivo da alcuni mesi ma che verrà ufficialmente lanciato alla Fiera di Francoforte presso lo stand dell’Aie, un portale bilingue in italiano e inglese dedicato a valorizzare la produzione libraria italiana presso gli editori stranieri, attraverso alcuni servizi tra i quali una rassegna delle principali novità editoriali del nostro paese, corredata da pagine scelte tradotte e dall’indicazione dei contatti per l’acquisto dei diritti. La redazione di Books in Italy avrà anche una sede fisica in Brera, che aprirà ad aprile grazie al sostegno del Comune di Milano. 

Sempre a ottobre partirà anche la mostra Milan a place to read, strutturata in tre sezioni – la cerchia degli scrittori,  l’arcipelago degli editori e le piazze dei lettori – che raccontano a 360° il rapporto della città con l’editoria. La mostra, pensata in occasione della Settimana della Lingua Italiana nel Mondo, dedicata quest’anno all’editoria, sarà itinerante e verrà ospitata nelle sedi degli Istituti iIaliani di cultura all’estero per poi tornare a Milano in occasione di Expo 2015.

 

Francesca Modena

Francesca Modena, nata a Modena, vive e lavora a Modena. Si alza all'alba per scrivere e correre. È fermamente convinta di essere giovane.

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