Covers have the power!

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Quello delle copertine dei libri è un tema caro a noi di Finzioni. C'è chi ancora crede che sia solo il contenuto di un libro a decretarne il successo editoriale, a trasformarlo, per così dire, in un best-seller. Poveri illusi*. Se non la pensate così, significa che sopravvalutate – e molto – la mente umana: dati alla mano, risulta che la maggior parte degli acquisti nei negozi avviene d'impulso, sotto la guida delle emozioni più che, ahinoi, del cervello. Per questo, molti dei libri di successo si sono rivelati tali solo per un'accoppiata vincente tra titolo e copertina.  

Alzi la mano chi, qualche mese fa, non ha preso tra le mani l'ultimo capolavoro di Silvio Muccino Rivoluzione n. 9 pensando fosse un signor libro scritto da chissà chi, salvo poi rendersi conto del gesto automatico compiuto solo per merito della copertina davvero ammiccante**. Ma i casi sono molteplici e ogni lettore che si rispetti avrà senz'altro una lista di libri che giacciono sullo scaffale, comprati, alle volte persino rubati, solo perché la copertina li ha folgorati all'ingresso in libreria.

Possiamo quindi dire che la copertina di un libro non è, come pensano i sognatori qui presenti, un fatto semplicemente artistico, ma bensì una vera e propria azione di marketink che segue regole ben precise.

Il titolo, a quanto pare, dovrebbe essere efficace quanto uno slogan pubblicitario per invogliare alla lettura o, meglio, all'acquisto.
L'impaginato deve essere costruito secondo la stessa filosofia di un cartellone pubblicitario che, in strada, ci fa alzare lo sguardo.
Il rapporto tra i colori è fondamentale, oltre che per attrarre l'attenzione, anche per definire il genere del libro.
Le immagini poi, se presenti, devono essere semplici, di facile comprensione e attinenti alla storia.

Ora che sapete che quelli del marketing librario vi vogliono fottere, come Brett voleva fottere il suo socio d'affari Marsellus Wallace, acquistate con un po' più di cervello.

Michele Danesi

* L'autore di questo post tiene particolarmente a precisare che crede nel contenuto dei libri, solo nel loro contenuto e basta. Una roba così diciamo.

**Non cliccate 'metti nel carrello'. Resistete. A meno che vogliate farvi del male. Tanto male.

Michele Danesi

È un temibile sociopatico. Da poco trasferitosi a Torino, lotta per il partito del maschio col ferro da stiro. Per lui non esistono limiti spaziali o temporali; quando non stira lenzuola, legge e scrive in continuazione: ha capito che in questo modo le persone evitano di parlargli. Nonostante questo, vive nell'insana consapevolezza di piacere agli altri.

4 Commenti
  1. “Il meglio che possa capitare a una brioche”, fregatura per il titolo (ma anni fa, ora non rifarei questo errore).

  2. Che di marketing ce ne sia, ed anche tanto, nelle copertine dei libri, su questo non si discute. Però attenzione a non mescolare assieme la scelta del titolo (che è una cosa che avviene nelle redazioni con meccanismi più o meno oscuri) con le scelte grafiche di copertina e impaginazione, che spettano invece al reparto di grafica o, nel migliore dei casi, a studi di grafica competenti.

    Parlo da grafica quando dico che la copertina può e, in alcuni felici casi, è un arricchimento del libro stesso. Quando cioè non si limita ad un’operazione cosmetica ma piuttosto diventa omaggio, citazione, evocazione del contenuto.

    Per chi ne avesse voglia, giudicate da soli qui: http://bookcoverarchive.com/