Game of Thrones: la serie tv è diversa dai libri? Mettiamoci l’anima in pace

E insomma, alla fine è successo: zio Giorgione ci aveva avvertiti che gli autori della serie tv avevano la sua stessa vena di crudeltà (chi si somiglia si piglia), che alcuni personaggi che nei libri sono vivi e vegeti sarebbero morti sul piccolo schermo (troppo facile, altrimenti). Che nemmeno i suoi lettori più accaniti avrebbero dovuto sentirsi al sicuro (ma non mi dire).
Game of Thrones, la serie tv tratta dalle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco, prodotta da HBO e ormai giunta alla sua quinta stagione, sta prendendo il largo. Non solo, infatti, la storia prosegue regalando i primi spoiler (già dalla scorsa stagione, vero Re della Notte?), ma le storyline di alcuni personaggi si stanno rivelando molto diverse da quelle dei romanzi.

La cosa, oltre a lasciare l’amaro in bocca a molti fan, non va giù nemmeno alla editor di G.R.R. Martin, Jane Johnson, che negli ultimi giorni si è lasciata andare a qualche commento fuori dai denti su Twitter.

Prendiamo Loras, ad esempio. La Johnson si lamenta perché, a differenza dei romanzi, nei quali il bel Cavaliere dei Fiori ha una caratterizzazione molto più accurata, nella serie tv è stato ridotto a una macchietta.
Ma ci sono personaggi che muoiono, dicevamo prima. Tranquilli, non dirò oltre onde non causare crisi da spoiler. Se volete approfondire, rovinarvi la sorpresa in tutta libertà o se siete in pari con la serie, potete dare un’occhiata qui.

Torniamo a noi, al titolo di questo articolo: perché bisogna mettersi l’anima in pace?
Parliamoci chiaro: non credo a chi dice che Martin non ha voce in capitolo quanto alla sorte dei suoi personaggi. Non ci credo perché è uno dei produttori dello show e perché non avrebbe senso permettere agli autori della serie tv di scegliere autonomamente chi far fuori e chi no. 
Quando partecipi al gioco del Trono o vinci o muori, è vero, ma proprio perché non abbiamo idea di come finirà la saga (SCRIVI, ZIO GIORGIONE, SCRIVI!) e di chi, alla fine, siederà su ‘sto benedettissimo Trono, non avrebbe senso uccidere potenziali vincitori.
Per quanto serie tv e romanzi possano intraprendere strade differenti, dubito che l’una possa sconvolgere del tutto l’altra. Anche perché gli autori sanno benissimo come finirà ASOIAF.
Gliel’ha detto Martin.

Ieri sera ero al pub. Discutevo proprio di questo insieme al mio ragazzo (il bello di essere una coppia nerd). Alla seconda birra, siamo giunti a una conclusione: c’è da stare tranquilli. Quella a cui stiamo assistendo, è solo una manovra consapevole di zio Giorgione e degli autori della serie tv.

Una serie tv è più difficile da gestire, rispetto a una saga cartacea. Il pubblico televisivo è più difficile da gestire, ha un'attenzione tende a scemare col tempo. Tende a distrarsi, a dimenticare più in fretta. Ad annoiarsi.
Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco sono infinite. I personaggi sono tanti, forse troppi perché il telespettatore medio possa sentirsi a suo agio. E allora snellire può sembrare la scelta più azzeccata (anche sul fronte economico, visto che gli attori vanno anche profumatamente pagati).

Per non parlare, poi, del desiderio di zio Giorgione di porre un freno a molte delle teorie sviluppatesi intorno ai vari personaggi della saga. E di questo non dovremmo più stupirci, visto che l’antifona era già molto (ma molto) chiara ai tempi delle Nozze Rosse, quando qualsiasi trip mentale su ipotetici figli del Re del Nord era stato stroncato sul nascere.

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Quindi sì, cari fan, potete (possiamo) arrabbiarci, piangere e pestare i piedini per terra quanto vogliamo: se ci aspettavamo una serie tv fedelissima ai romanzi, siamo stati e saremo sempre più delusi. Se ci aspettavamo (ma ormai, ammettiamolo, anche i più ottimisti hanno perso le speranze) che la saga terminasse prima della trasposizione per il piccolo schermo, ci sbagliavamo di grosso.
Andrà avanti per conto suo, stravolgerà gran parte di quanto abbiamo letto, spoilererà lo spoilerabile.

In compenso, rimarremo sempre col fiato sospeso. Ci troveremo di fronte a due prodotti simili, ma non identici (anche se, almeno spero, identica sarà la fine).

D’altronde, ne avevamo già parlato per un’altra serie: il bello (o il brutto) degli scrittori che diventano sceneggiatori/produttori è anche questo: possono sviluppare meglio alcuni personaggi, stravolgerli, cambiare parte della storia, creare situazioni alternative.
E una cosa è certa: potremo rimanerne delusi, ma non ci annoieremo.

Valentina Simoni

Una laurea in giurisprudenza, ma da grande voglio fare la coccolatrice di akita. Dico cose che non dovrei dire. Scrivo cose che non dovrei scrivere. Leggo cose che non dovrei leggere. Feticista della grammatica italiana e lettrice compulsiva, bookaholic senza speranze, divoratrice di serie tv. Nel tempo libero ascolto musica classica, imparo a suonare chitarra e pianoforte e gioco a riordinare la mia libreria.

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