Happy birthday, Mr. Roth

Buon compleanno a Philip Roth, il grande – ma che grande? immenso! – scrittore americano di origini ebraiche che spegne oggi ottanta candeline. Lo fa da pensionato, da quando a ottobre 2012 ha annunciato il suo ritiro dalle scene destando commozione o disappunto tra milioni di lettori appassionati in tutto il mondo. Non che a ottant’anni uno non abbia il diritto di appendere la penna al chiodo (ammesso che lo faccia veramente) ma l’età non costituisce di per sé un limite, basti pensare che sono molti gli scrittori ultra-ottuagenari ancora in attività, e l'’Huffington Post coglie questa ricorrenza per ricordarcelo; nomi come Toni Morrison, Alice Munro, Tom Wolfe, Elmore Leonard. Ma tornando a Roth, la sua scelta di chiudere sembra essere definitiva, stando alle parole categoriche con le quali ha annunciato la sua uscita di scena al mondo, in un’intervista al magazine francese Les Inrocks. 

Ci piace immaginare che questo sia comunque un compleanno felice e senza rimpianti, e i motivi non gli mancano se si considera che Roth è stato da poco giudicato il più grande scrittore americano vivente da una giuria di trenta intellettuali; su esplicita domanda – Is Roth the greatest living american novelist? – rivolta loro dal blog del New York Magazine Vulture, il 77% ha risposto affermativamente (il restante 23 % non ha dato risposta o ha fatto il nome di Don De Lillo). Ma non ci voleva una giuria, per di più ristretta, a darci conferma della sua grandezza. Anche volendosi fermare ai numeri, ricordiamo che si parla di: trentun libri in sessant'anni di carriera, da Goodbye, Columbus del 1959 a Nemesis del 2010, decine di premi e riconoscimenti internazionali, gli ultimi dei quali sono il Booker Prize nel 2011 e il Premio Principe delle Asturie nel 2012, e soprattutto milioni di copie vendute in tutto il mondo. 

Saranno tanti i festeggiamenti che si terranno a Newark, la sua città natale, e in tutti gli Stati Uniti; ai suoi fan italiani ricordo che se, come me, non avete potuto seguire stamattina alle 10 su Rai Tre il documentario Philiph Roth rivelato, potete recuperarlo su Rai Storia alle 21. Si tratta di un documentario firmato dalla giornalista italiana Livia Manera e dal regista francese William Karel, che nel 2010 hanno trascorso dieci giorni in compagnia di Roth. Novanta minuti corali, che hanno come protagonista non solo Roth ma anche scrittori, critici e amici del grande autore e che delineano un ritratto dello scrittore e dell’uomo. 

E ai lettori appassionati che di Roth non ne hanno mai abbastanza ricordiamo anche che Einaudi ha da poco riproposto, con una nuova traduzione di Vincenzo Mantovani, I fatti. Autobiografia di un romanziere, un memoir scritto da Roth nell’87 a seguito di un forte esaurimento nervoso, una sorta di autobiografia (o semplicemente la prima opera dichiaratamente autobiografica) sotto forma di lettera all’alter-ego nonché protagonista di molti suoi romanzi Nathan Zuckerman nella quale Roth ripercorre alcuni snodi essenziali, dall’infanzia agli anni universitari al primo matrimonio, che hanno contribuito alla sua formazione di scrittore. Per dirla con le parole di Justin Kaplan sul New York Times, in una recensione riportata da Internazionale: "Un incrocio tra un romanzo breve, un’apologia pro vita sua, una confessione, un esercizio di nostalgia e riparazione e una guida informale per il lettore all’opera di Philip Roth". 

Due occasioni per avvicinarsi ancora di più a un autore che tutti i suoi lettori fedeli sentono già di conoscere personalmente, per tutto quello che Roth, per narcisismo o necessità, ha sempre messo di se stesso nei suoi romanzi, al punto che forse non si sente nemmeno il bisogno di una sua biografia ufficiale (alla quale Roth sta lavorando insieme al suo biografo Blake Bailey). E anche Zuckerman doveva pensarla come noi, dato che, nel memoir sopracitato, interpellato sulla bontà di quello scritto, rispose sconsigliandone la pubblicazione: “Ho letto il manoscritto due volte. Non pubblicarlo. Te la cavi molto meglio scrivendo di me che facendo una cronaca fedele della tua vita”.

Ancora auguri di buon compleanno al greatest living american novelist, a uno che si direbbe non possa chiedere niente di più dalla vita. Fatta eccezione per il Nobel, ovviamente; e sai mai che l’Accademia Svedese decida di fargli questo regalo per i suoi ottant’anni. 

Francesca Modena

Francesca Modena, nata a Modena, vive e lavora a Modena. Si alza all'alba per scrivere e correre. È fermamente convinta di essere giovane.

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