I luoghi della scrittura

Ogni libro è stato scritto in un determinato posto, in una particolare stanza, con una particolare luce. Se vi è mai capitato di visitare la casa di qualche scrittore, direi di scrittori scomparsi, a meno che non abbiate l'abitudine di andare a far visita ai vostri scrittori preferiti, ammesso che vi aprano; dicevo, se, appunto, avete avuto l'occasione di visitare la casa di uno scrittore, oltre ai cimeli, ai taccuini, alle bozze che di solito vi si trovano, vi siete mai soffermati ad osservare la loro scrivania o che panorama offrivano le loro finestre?

Stando ai miei ricordi, credo di averne visitate almeno tre: la casa di Luigi Pirandello ad Agrigento, quella di Giacomo Leopardi a Recanati e quella di Ernest Hemingway all'Havana.

Il casale in cui viveva Pirandello si trova su una collina dalla quale oltre la campagna si vede il mare. La casa è esternamente spartana,  dentro invece piena di cose, di mobili antichi di legno scuro e poi il suo studio, ampio con una grande vetrata. Accanto alla scrivania su un tavolino più basso vi è appoggiata un'antica macchina da scrivere nera. Suppongo ci volesse molta forza per battere su quei tasti e che a guardarlo da fuori doveva sembrare che lo scrittore danzasse una specie di macarena. Il pavimento è a scacchi e sulla scrivania asetticamente sistemati alcuni oggetti tra cui una cornice. Chi c'era in quella foto? Chissà chi assisteva alla stesura di quei capolavori e chissà se Luigi recitava ad alta voce alcune delle scene più importanti del suo teatro.

Passiamo a Recanati, dopo averla visitata ho capito come mai Giacomo rivolgesse il suo sguardo alla valle dell'infinito. La casa è elegante, signorile, ma cupa. I soffitti sono alti e tutte le stanze sono colme di libri.  Molte versioni delle sue liriche più famose sono esposte in bacheche di vetro e mostrano una scrittura fitta e ansiosa. La grande biblioteca di casa Leopardi poi doveva essere un luogo molto buio, la luce proviene da una sola finestra, di sera ci sarebbero volute davvero molte lampade per fare buona luce. 

Tutt'altra cosa la casa di Hemingway. Una casa bassa e bianca in cima ad una collina da cui si vede tutta l'Havana, immersa in un giardino meraviglioso. Grandi vetrate illuminano tutte le stanze, la luce è proprio parte dell'arredamento insieme  ad una pelle d'orso, quadri di famosi pittori, bersaglio per freccette, bottiglie che di sicuro saranno state colme di litri di Rum, scatole di sigari, strane sculture, molte foto, teste di animali impagliati e tutto quello che di più kitsch riuscite ancora ad immaginare. Non c'è metodo, si capisce. Di sicuro Ernest aveva portato un po' di mondo a Cuba insieme al suo modo personalissimo di essere contemporaneamente uno scrittore, un marinaio, un bevitore e un sacco di altre cose. 

Oltre agli stati d'animo e alle illuminazioni letterarie, i libri, probabilmente, sono stati influenzati anche da ciò che gli scrittori avevano intorno, da ciò che forniva loro visioni, sia che si trattasse di alcol che di un punto verso l'orizzonte.

Laura Caponetti

intervisto personaggi che non esistono, guardo serie tv in tutte le lingue pur conoscendone solo due, sana di mente? forse!

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