Il futuro del libro, tra start up e algoritmi

Photo credit: NetMinds 

In un’epoca di self-publishing spinto, pubblicare un libro sembra essere diventata la cosa più facile del mondo e chiunque può farlo con un semplice click; un’esperienza spesso individuale, nella quale lo scrittore ricopre il ruolo di autore, editor e distributore di se stesso. 

Come recuperare la dimensione di impresa del processo editoriale? Come non rimanere esclusi da questo meccanismo? È quello che devono essersi chiesti gli operatori del mercato del libro digitale riuniti durante la TOC – Tools of Change for Publishing di New York, una tre giorni nella quale si è discusso, indovinate un po’, del futuro del libro. La tendenza emersa da più parti è quella di considerare il libro alla stregua di un’impresa tecnologica, una vera e propria start up, come è stata definita in un articolo sul New Yorker.

A sostenerlo è Tim Sanders, ex dirigente di Yahoo, che un anno fa ha fondato NetMinds, una piattaforma di crowd-sourcing per la produzione di libri che si basa sul concetto del team-publishing. Come funziona? Si parte dal presupposto che il problema degli autori che decidono di auto-pubblicarsi è che sopravvalutano le proprie capacità e si improvvisano non solo scrittori, ma anche editor e critici di se stessi. Net Minds, come una vera start up, aiuta questi aspiranti autori fornendo loro un team composto non solo da professionisti dell’editoria ma anche e soprattutto da lettori. La chiave del successo starebbe proprio nella possibilità di avere un feedback, non solo una volta concluso il libro ma anche in fase di scrittura. NetMinds non è la sola piattaforma che mira ad inserire il feedback del lettore nel processo di scrittura; altri esempi sono Sourcebooks, che "testa" sul pubblico delle prime versioni online, e Coliloquy che si propone come "the future of digital publishing" e si basa sulla pubblicazione progressiva di episodi, così che il lettore possa influenzare lo sviluppo della storia.

Lo scopo è ridurre drasticamente le possibilità di insuccesso; è facile vedere l’altro lato della medaglia, ovvero il rischio che l’autore possa limitare la propria creatività, mettendola al servizio della volontà del pubblico. Nelle parole di Saunders, lo scrittore passa da autore a contenitore di contenuti. La produzione del libro funziona come una catena di montaggio che permette di arrivare al consumatore nella metà del tempo rispetto ad un editore tradizionale.

In un mercato culturale in crisi, sembra che l’esigenza di incontrare i gusti del pubblico la faccia da padrona nella produzione artistica. In un articolo uscito un paio di settimane fa su Salon (e poi ripreso domenica scorsa sulla Lettura del Corriere della Sera) Evgeny Morozov puntava il dito contro il ruolo di un figuro ben più sinistro del semplice lettore: l’algoritmo. Ad essere sotto accusa sarebbe il meccanismo su cui la pay-tv in streaming Netflix ha basato la produzione di una serie come House of Cards, studiata a partire dalle abitudini e preferenze dei suoi utenti. Big data che, mutatis mutandis, Amazon può sfruttare per  prevedere gli ingredienti necessari al successo di un libro, compiendo scelte editoriali a partire dalla quantità immensa di feedback lasciati in modo più o meno consapevole dai lettori del suo e-reader.
Il rischio è che, nel contesto attuale, la tentazione, da sempre presente, di adattare la creatività dell’autore alle esigenze del pubblico sia più facile da realizzare e porti ad un appiattimento dell’offerta culturale. Staremo a vedere chi avrà la meglio nella battaglia tra creatività e algoritmo.

Francesca Modena

Francesca Modena, nata a Modena, vive e lavora a Modena. Si alza all'alba per scrivere e correre. È fermamente convinta di essere giovane.

4 Commenti
  1. Post interessante. E’ vero, il mondo dell’editoria è in evoluzione così come il rapporto tra scrittori e lettori. Si occuperà del futuro dell’editoria, di self-publishing, e-book anche la terza edizione di “If book then” che si terrà a Milano dal 19 marzo.

  2. Gli algoritmi fanno ormai parte del nostro vivere, ci piaccia o meno. Oggi, per esempio, apertura del nuovo parlamento, mi veniva in mente il mestiere di Casaleggio, guru del 5stelle…
    Non mitizzerei la creatività dell’autore: per quanto originale, il suo pensiero è di necessità in qualche sintonia con i tempi.
    E, viceversa, se i gialli vanno non tutti sanno o possono scriverli a comando e piacere al pubblico.
    Almeno per ora; domani, chissà, un insieme di astuti algoritmi saprà tutto di noi e produrrà sul momento il romanzo che desideriamo leggere

  3. Temo purtroppo che l’appiattimento culturale sia anch’esso in evoluzione, e non è una novità. Non dimentichiamo che anche Proust si auto-pubblicò il primo volume della “Recherche”!
    @virginialess: spero di non esserci più quando la tua previsione si avvererà! Mi viene una tristezza enorme solo a pensarci.