Generazione TQ, i carbonari della letteratura

(Photo credit http://www.flickr.com/photos/southofbloor/)

Venerdì scorso a Roma fa caldo ma non c’è il sole. Nella sede della Laterza ai Parioli si riunisce la generazione TQ. Starebbe per Trenta-Quaranta, etichetta che vorrebbe accomunare sotto un’unica categoria – puramente anagrafica e dunque totalmente estrinseca – i giovani intellettuali di oggi. Tutto parte da un appello di Giuseppe Antonelli, Mario Desiati, Giorgio Vasta, Nicola Lagioia e Alessandro Grazioli sul sole 24 ore: un invito agli intellettuali TQ ad uscire dalla linea d’ombra. Uscire allo scoperto e parlare, confrontandosi.

Sono tanti, tantissimi (Antonio Scurati, Flavio Soriga, Stefano Salis, Andrea Cortellessa, Gilda Policastro, Alessandro Leogrande, Pulsatilla, Vanni Santoni…), sono un centinaio, ognuno con 5 minuti per parlare. Il villino della Laterza è strapieno e sono tutti lì, in attesa di capire chi è l’intellettuale, innanzi tutto se esiste, a chi parla e a chi invece dovrebbe parlare; e soprattutto come può uscire dal silenzio (anche se, come qualcuno ha fatto notare, “qui dentro siamo tutti scrittori, editor, giornalisti… non mi sembra che nessuno ci stia imbavagliando”).

Arrivano alla spicciolata, quasi fosse un conclave, una riunione di cospiratori carbonari accomunati solo dal disagio di non avere un ruolo sociale riconosciuto e un'identità definita. E al caldo si aggiunge una gestione logistica quanto mai utopistica: 5 minuti per intervento, cento persone che dovrebbero intervenire e che, naturalmente, non ce la fanno. Chi non riesce a parlare, giustamente s'incazza. Ordine del giorno? Assente. Ognuno sceglie il tema che gli è più caro, e va bene che magari sono molti gli interessi in comune, ma poi chi le raccoglie le fila del discorso e ne fa una sintesi utile? E allora l'aria si fa vetusta e stantia (ma ripetiamo, faceva molto caldo) quando quasi tutti i discorsi sembrano ruotare intorno ai binomi antitetici cultura/comunicazione, intellettuale/politica, cultura/mercato. Che francamente, ecco… anche no.

In effetti, in una tempesta di citazioni da Marx a Sartre che ci ricorda le assemblee studentesche dei nostri genitori, questa linea d’ombra non si capisce bene cosa effettivamente sia. Così come non è chiaro quale sia il bersaglio polemico da cui partire per attivare proposte (gli assessorati alla cultura? La morte della critica letteraria? I monopoli editoriali?). Ma quali proposte, poi? E quale l’obiettivo? I toni si scaldano e l’accademico non è d’accordo con il giornalista e lo scrittore con il critico letterario. Risultato? Zero decisioni prese, solo una vaga proposta di ri-organizzare una session di tre giorni interi, magari stavolta con un programma… Idee innovative? Idee? Innovative?? 

Certo, che le menti migliori di questo paese manifestino l'esigenza di sedersi intorno a un tavolo e discutere dello stato delle cose presenti nel mondo delle lettere e non solo, è cosa buona e giusta. Il disagio c'è e va articolato. Che lo facciano in privato, mostra tutto il limite della loro comprensione. Che non si aprano agli unici in grado di fornire un termine di confronto e un laboratorio di sperimentazione alle loro idee – i lettori, ça va sans dire – fa sì che qualsiasi iniziativa non nasca zoppa, ma proprio priva di gambe per camminare da sola. I lettori sono il corpo in cui s'incarna qualsiasi idea di letteratura, di scrittura, di cultura. Addirittura, nell'appello degli organizzatori si legge questa cosa che se non fosse comica, sarebbe tragica: «Esiste ancora un pubblico della letteratura?». Cosa? Hello?!? E noi chi saremmo, i figli della serva?

Vabbè, tant'è. Se volete riprovarci, magari fateci un fischio, che una mano ve la diamo volentieri!

La Redazione

La Redazione

Menino vanto altri delle pagine che hanno scritte; il nostro orgoglio sta in quelle che abbiamo letto

11 Commenti
  1. Articolo molto critico e – per quanto mi riguarda – molto condivisibile. Se le cose sono andate veramente come avete scritto, la prima cosa che mi viene da pensare è che dietro ci sia solo del puro marketing: aumentare la visibilità dei “soliti noti” attraverso l’intellettualismo spicciolo, approfittando dei buoni propositi iniziali.
    Staremo a vedere…

  2. L’inconcludenza è il male del giovane intellettuale contemporaneo. Che poi, giovani quarant’anni? Calvino, Pasolini, Vittorini eccetera eccetera rompevano le uova nel paniere già a vent’anni. QUesta è una generazione di intellettualbamboccioni…Senza considerare che i cento, infami nel senso di non tanto famosi se non fra gli addetti ai lavori, in realtà sono già da tempo nel campo, dunque alla fine non sono poi così in grado di reclamare spazi come altri, invece, legittimamente incazzati…E’ la solita operazione di marketing e propaganda, un po’ come quella che è ruotata qualche anno fa intorno alla definizione ad hoc della New Italian Epic: cosa che tutti hanno sotto gli occhi, ma nessuno sa che cosa sia, perchè inventata a tavolino.

  3. Condivido il senso del pezzo, ovvero l’idea che si sia trattato di un’iniziativa “carbonara”, nel senso che è stata fatta un po’ in segreto e non si sa bene secondo quali criteri di inclusione/esclusione.
    Quanto al riferimento ai “bamboccioni” che fa Sonia, devo dire che mi si accappona la pelle ogni volta che sento questa retorica (così come quella di accostare due cose completamente diverse tra loro, come un incontro e un saggio di letteratura, per tirarne fuori le medesime conclusioni).

  4. @Simone, hai centrato perfettamente il senso del pezzo: la critica non certo alla giusta esigenza di riunirsi e condividere pensieri, ma alle modalità dell’evento, all’assenza di un asse portante, di uno o più nuclei tematici “forti”. Non si è sentita puzza di marketing, a me sembra, anche perché i presenti erano tutti afferenti a “scuderie” diverse (certo, una parte da leone la facevano gli autori Minimum Fax, ma che gliene vogliamo fare una colpa? Anzi! 🙂 Ce ne fossero!

  5. Non volevo ferire la sensibilità di chicchessia con l’infelice espressione rubata a Padoa Schioppa, il fatto è che, sinceramente, gli intellettuali di cinquant’anni fa erano, (anche) anagraficamente, altra cosa. Fossero messi agli atti gli interventi di cinque minuti cadauno dei cento intervenuti, il paragone col saggio non sarebbe poi tanto abusato. Sono felice di sbagliarmi se non s’è sentita puzza di marketing, ma mi sembra comunque valido il mio giudizio, o pre-giudizio, di inconcludenza, che voi stessi confermate; del resto io non c’ero. Sono ancora più carbonara di loro.

  6. @Sonia: neanch’io c’ero, per questo mi sono limitato a criticare i presupposti (nella speranza che escano dei documenti scritti che rendano testimonianza di ciò che è stato detto).

  7. Hai ragione, Simone: del resto, ho fornito un’opinione parziale in seguito esclusivamente all’articolo che ho letto; se non escono degli atti, non sapremo mai che cosa si sono voluti dire, e scopi e intenzioni dell’evento in sé rimarranno per sempre soggetti alla doxa e all’elucubrazione. Per quanto riguarda la mia espressione incriminata, la ritiro volentieri: a volte mi rendo conto di avere la capacità di irritare anche quando sostengo delle ragioni condivisibili.

  8. Organizzato da Laterza? Beh, allora…. in passato Laterza è stata una casa editrice di quelle che hanno segnato la cultura italiana. Ma ormai è meglio calare un velo pietoso su chi la dirige e su quello che pubblica.