La letteratura e i personaggi oversize

 

È abbastanza probabile che se Micheal Kimball non avesse appena pubblicato negli U.S.A il romanzo Big Ray, con protagonista un super obeso, non gli sarebbe venuto tanto facilmente in mente di scrivere un pezzo sulla sottorappresentazione dei personaggi obesi in letteratura. Perché l’obesità è sì un argomento (scusate il gioco di parole) di spessore, molto gettonato sulle riviste e in tv (a volte oziosamente, a volte seriamente), specie durante le settimane della moda, con le loro sfilate di modelle taglia 0 e le accese campagne anti anoressia. Ma in letteratura? Quanto spazio è concesso ai personaggi in sovrappeso? A dar retta al signor Kimball poco, e con caratteristiche – tranne rare eccezioni – quasi sempre uguali, che li renderebbero, a tirarne le somme alla fine, paradossalmente e ironicamente piatti, privi in ogni caso di quella abbondanza di sfumature che scolpisce la personalità dei grandi protagonisti della letteratura.

Se togliamo di mezzo gli epici Falstaff e Sancho Panza, chi ci resta? Ignatious J. Reilly di Una Banda di Idioti (J.K. Tool), brillante ma sciatto; il gaio e ingordo Buck Mullingan che apre l’Ulisse di Joyce. E ancora l'intelligente e occhialuto Piggy del Signore delle Mosche. Più recentemente la paladina di tutte le donne cellulitiche all’incessante ricerca del principe azzurro, ovvero Bridget Jones, che però grassa lo è si fa per dire; robusta, semmai, e sempre e solo quel tanto che basta ad incarnare l’archetipo del brutto anatroccolo che si trasforma in cigno, la favola appunto favola che tanto nella realtà non accade quasi mai. Una gamma di qualità abbastanza ristretta, ripetitiva, spesso caricaturali, come se questo tipo di personaggio non potesse mostrare anche altro.

Una delle poche a scampare a questo genere di cliché potrebbe essere la Precious di Sapphire, intenso e implacabile ritratto di una condizione che va al di là del mero peso corporeo. Accanto alla quale non sfigurerebbe, sebbene per altre ragioni, la Olive Kitteridge di Elizabeth Strout.

E tuttavia, se badate agli attributi dei personaggi che abbiamo sin qui elencato, e contemporaneamente andate un po’ a ritroso nel tempo col pensiero, forse ricorderete che nella letteratura classica il tipo pingue era l’immagine del tronfio, spesso reprobo e crudele, ma quasi sempre danaroso (e quindi potente), simbolo di un benessere se non altro economico contro le macilenti vittime della povertà e della fame. Oggi è invece un quasi – sinonimo di debolezza, emarginazione e via di seguito. E forse ci tocca ammettere, non senza amarezza, che almeno questa volta la letteratura, in quanto arte, assolve perfettamente alla sua funzione di mimesi del vero.

p.s. Mentre ci pensate, potreste forse suggerirci altri personaggi letterari oversize in cui vi siete imbattuti nelle vostre letture… 

Sara Minervini

Chi sono? Sono una lettrice. Che faccio? Leggo. E come vivo? Vivo.

15 Commenti
  1. La statuaria Teodora (15 anni e 122 chili) impietosamente – perciò tanto più amorevolmente – affrescata da Aldo Busi nel romanzo, tutto all’insegna delle obesità di dentro e di fuori, La delfina bizantina.

  2. Nero Wolfe: “un settimo di tonnelata” di intelligenza, sarcasmo, misoginia e raffinatezza.
    Tutto fuorchè una figura piatta!

  3. se non ricordo male anche Pereira era abbastanza pingue, mi pare che proprio a causa del suo sovrappeso avesse iniziato a mettere in dubbio la fede nella ‘resurrezione della carne’ che viene professata quando si recita il Credo

  4. Babette, la moglie del protagonista di Rumore Bianco. E il marito apprezzava 😉

  5. Mi viene in mente un personaggio fantastico della Scopa del sistema di DFW, Norman Bombardini, che vuole ingrassare fino a riempire tutto l’universo!

  6. L’Orrido, il motociclista tifoso del Bologna de “L’era del porco”; Culo di Lardo Hogan, il bambino obeso mangiatore di blueberry pies ne “Il corpo” di Stephen King.

  7. Oscar Wao! Il nerd obeso appassionato di fantascienza di “La breve favolosa vita di Oscar Wao” di Junot Diaz. Libro consigliatissimo.

  8. Prétextat Tach, premio Nobel per la letteratura in l’Igiene dell’assassino di Amélie Nothomb

  9. Boule de suif, tradotto in italiano come “Palla di sego” o meglio “Palla di lardo”. Una prostituta molto rotonda protagonista dell’omonimo racconto di Guy de Maupassant. Mangia perché di buona forchetta, comunque è descritta come una donna molto, molto attraente nonostante il suo peso.
    E, rimanendo nella sfera francese, anche Gervaise Macquart, protagonista dell’Assommoir (l’ammazzatoio) di Zola, abbontante almeno nella seconda parte del libro… Mangia perché insoddisfatta dalla vita. Data l’estrema povertà non riesce nemmeno a mangiare tutti i giorni, ma quando ha l’opportunità di mettere sotto i denti del cibo non riesce a fermarsi. Morirà grassoccia, ma morirà di fame, freddo e stenti. Povera Gervaise.

  10. Anche il professor Challenger, di Sir Arthur Conan Doyle, per quanto tracagnotto e sferico..