La letteratura italiana negli USA vista da Ann Goldstein

Poco tempo fa vi abbiamo parlato dell’iniziativa Copy in Milan, un progetto nato da un’idea della Fondazione Mondadori in collaborazione con l’Associazione italiana editori, con il ministero degli Affari Esteri e quello dei Beni culturali con l’obiettivo di puntare sull’export della nostra editoria come possibilità di crescita. L’editoria italiana infatti fatica a imporsi all’estero, a parte i best-seller presentati alle fiere internazionali e pochi casi eclatanti, come quello del recente successo di Elena Ferrante negli Stati Uniti.

Ma quali altri autori italiani si leggono negli Stati Uniti, notoriamente uno dei mercati più difficili dove farsi conoscere in quanto diffidente nei confronti della letteratura non in lingua inglese? Lo ha chiesto Repubblica ad Ann Goldstein, editor del New Yorker da quarant’anni e traduttrice di una serie di autori italiani negli Stati Uniti. Voce americana degli autori italiani la Goldestein lo è diventata quasi per caso più di vent’anni fa, quando nel 1992 Saul Steinberg portò in redazione un manoscritto che nessun altro era in grado di tradurre, Cechov a Sondrio di Aldo Buzzi. Da allora sono seguiti molti altri autori, tra i quali la stessa Ferrante (è stata lei a tradurre recentemente il suo ciclo napoletano), Alessandro Piperno, Baricco, ma anche classici come Pasolini, Giacomo Leopardi e Primo Levi.

La Goldstein viene intervistata in occasione dell’imminente uscita, nella primavera del 2015, dell’opera omnia di Primo Levi in tre volumi, Complete Works, editi da Norton & Company. La volontà di tradurre nuovamente Levi nacque dal fatto che le traduzioni precedenti in lingua inglese non rispettavano la forma originale, a partire dai titoli delle sue due opere più note, Se questo è un uomo e La tregua, che erano stati snaturati sul mercato americano in Survival in Auschwitz e Reawakening (e che verranno invece riproposti fedelmente nella nuova edizione). La spinta è venuta da Robert Weil, editore della Norton e grande appassionato dello scrittore torinese, autore di un saggio sulla fortuna di Levi in America nel quale racconta come la scoperta di questo autore negli USA a metà degli anni ’80 sia dovuta in gran parte a Saul Bellow, che si innamorò dei racconti contenuti ne Il sistema periodico

La riproposta di tutta la produzione di Levi negli Stati Uniti è un evento fondamentale per valorizzare la nostra letteratura oltreoceano; del caso internazionale dello Zibaldone di Leopardi vi avevamo parlato due anni fa in occasione della sua pubblicazione in inglese, edita in Inghilterra da Penguin Books e negli Stati Uniti da Farrar, Straus e Giroux e curata da un gruppo di studiosi e ricercatori italiani coordinati da Michael Caesar, ordinario di letteratura italiana all’Università di Birmingham, e Franco D’Intino; una scoperta tardiva del nostro giovane favoloso da parte della critica americana, che aveva occupato a lungo le pagine dei principali magazine culturali oltreoceano.

Un momento felice dunque per la letteratura italiana negli USA, conclude la Goldstein, che elogia l'opera svolta da Europa Editions, la casa editrice americana di Sandro e Sandra Ferri, editori di Edizioni e/o, che oltre alla Ferrante e a Piperno hanno messo in circolo molti autori italiani, tra i quali Stefano Benni, Massimo Carlotto, Giancarlo De Cataldo, Viola Di Grado, Carlo Lucarelli.

Certo, a leggere i nomi dei nostri autori negli Stati Uniti paiono sempre quelli (mettiamoci anche Calvino e Umberto Eco), ed emerge la fatica, soprattutto dei contemporanei, di sbarcare oltreoceano. Ma quello degli USA, come accennavamo prima, è un mercato molto difficile per le narrativa straniera (non in lingua inglese), anche per una certa diffidenza del lettore americano verso le opere tradotte. Stando a una ricerca del 2011 che aveva fatto decisamente scalpore, i titoli stranieri tradotti in America rappresentavano solo il 3 per cento dei libri pubblicati (una percentuale ancora inferiore, 0,7%, se si restringeva il campo ai titoli di narrativa e poesia) mentre in Europa costituivano dal 30 al 45 per cento del totale, circa il 20% in Italia. In tale occasione era nato un blog ancora attivo, Threepercent, dedicato alla letteratura tradotta negli Stati Uniti e curato da Chad W. Post, autore del saggio The three percent problem e direttore di Open Letter, la casa editrice della Rochester University che pubblica esclusivamente opere in traduzione. Un dato che starebbe lentamente migliorando, soprattutto grazie al lavoro di piccole case editrici indipendenti, oltre alla già citata Europa, Archipelago (che pubblica Antonio Tabucchi), New York Review Books, McSweeney’s, And Other Stories (in catalogo Sandro Veronesi e Vasco Pratolini) – citate dalla Goldstein in un’intervista sul portale Books in Italy –  meno timorose dei grandi colossi che guardano soprattutto ai numeri.

Francesca Modena

Francesca Modena, nata a Modena, vive e lavora a Modena. Si alza all'alba per scrivere e correre. È fermamente convinta di essere giovane.

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