Libreria km zero: la verità, tutta la verità, nient’altro che la verità

Sta [finalmente (forse)] per giungere al capolinea una vicenda che nelle ultime settimane ha fatto storcere il naso a molti di noi e – in certi casi – pure rivoltare qualche stomaco. Il progetto di libreria km zero che aprirà il prossimo marzo a Milano (via Cadore, per essere precisi) ha scatenato commenti infuocati sul web, in particolare dopo che alcune case editrici hanno segnalato gli 800 Euro al mese chiesti per l'affitto di un metro lineare.

Una cifra che ha fatto rizzare i capelli a molti, tanto da far sorgere il dubbio su un eventuale fraintendimento. Per questa ragione i titolari della libreria – Renzo Xodo e Ilaria Spagnoli – hanno voluto dire la loro sul quotidiano online Affari Italiani, specificando che gli 800 Euro sono una cifra da versare nell'arco dei trenta mesi di contratto. Ovvero, calcolatrice alla mano, circa 27 Euro al mese.

Un equivoco in cui pure noi di Finzioni siamo cascati, collegando per associazione di idee la parola affitto al concetto di "cifra da pagare ogni mese". I futuri librai hanno per fortuna aggiustato il tiro, specificando inoltre che «sugli scaffali non ci sarà spazio per titoli di editori a pagamento»

Dopo aver tirato un bel sospiro di sollievo tutti insieme, rimane tuttavia un dubbio: è giusto che un libraio faccia pagare a un editore lo spazio nei suoi scaffali?

Se lo scopo dei gestori della libreria è unirsi alle case editrici in un rischio d'impresa in cui tutti investono qualcosa e tutti ci guadagnano o ci rimettono – e se le cose andassero bene sarebbe un colpo niente male per dimostrare che le librerie indie in Italia possono farcela – perché sul sito hanno scritto "Sarà data visibilità ad oltre 200 Editori Italiani che, soffocati dalla produzione dei grandi gruppi del settore, non hanno la possibilità di trovare spazi e attenzione adeguati. Per raggiungere questo obiettivo investe notevoli risorse, finanziarie e soprattutto umane"?

Investe. Terza persona singolare. Non prima persona plurale, che sottintenderebbe un appello agli editori a contribuire all'investimento. Tanto più che gli 800 Euro andranno comunque versati entro marzo, cioè prima dell'apertura della libreria. Una cifra che l'editore versa senza avere una minima garanzia di ritorno economico. Rischio d'impresa, appunto. Solo che in questo caso l'editore dovrebbe essere ospite della libreria e non imprenditore.

Comunque sia, bando ai dubbi e diciamo le cose come stanno: Km Zero Slowbookstore sarà uno spazio di 250mq su tre piani e inaugurerà il prossimo marzo a Milano, in via Cadore, grazie a un investimento complessivo di circa 500mila Euro. Ospiterà i testi di 200 case editrici indipendenti italiane e non riserverà alcuno spazio a editori a pagamento.

Che dire? A questo punto sarà molto interessante attendere marzo per farci un giro e capire quante e quali case editrici italiane hanno scelto di aderire.

Marta Traverso

Gossip blogger, bonsai all'ombra della Lanterna, vagabonda dei social media

3 Commenti
  1. secondo me: una libreria che impone il contributo agli editori non dovrebbe permettersi di scremare gli editori a pagamento. il concetto è il medesimo.
    e, comunque, una strategia di comunicazione mica da ridere, la loro.

  2. io “vedo”, buon termine pokeristico come “cip”, “rilancio” ecc. Nel senso che vado a vedere in via cadore a milano, e “vedo” se posso usufruire del servizo (che non è solo l’affitto dello scaffale). Da verona è una passeggiata.
    Sono un piccolo editore e per me è “quasi” impossibile essere accolto su uno scaffale di qualche catena libraria senza farmi scannare da qualche buyer o senza fare anticamere penose e soggiacere a clausole di “gradimento” basate sulla notorietà. Io ci provo e poi vi dico.