Pensavo fosse un fiasco… invece era un best seller

Ci sono libri che in un primo momento passano inosservati.
Alcuni vengono rifiutati decine di volte prima di trovare un editore abbastanza coraggioso (nel bene o nel male) da pubblicarli. Altri, invece, entrano nel mondo editoriale in punta di piedi, in sordina, ma è solo questione di tempo prima che facciano il botto.
In entrambi i casi, a volte il successo è più che meritato. A volte lo è decisamente meno.

Prendiamo, per esempio, Lolita: ha venduto più di 50 milioni di copie dal suo debutto, avvenuto nel 1955. Nessuno voleva pubblicarlo a causa dei suoi contenuti un po’, come dire, scabrosi. Addirittura un editore, in una lettera di rifiuto, scrisse: «È estremamente nauseante (…). Il pubblico lo troverà rivoltante. Non venderà (…), consiglio di seppellirlo sotto a una pietra per un migliaio di anni». Della serie, mangiamoci non solo le mani, ma anche le braccia.

Il gabbiano Jonathan Livingston non se l’è passata meglio, visto che secondo alcuni editori (ben diciotto) raccontare una storia dal punto di vista di un gabbiano era semplicemente ridicolo.

E che dire, poi, di Harry Potter e la Pietra Filosofale? Alla Rowling sono state sbattute in faccia otto porte prima che la Bloomsbury fiutasse l’affare. Il merito, comunque, è tutto della figlia di otto anni dell’editore che, dopo aver letto il primo capitolo, ha insistito perché il padre le procurasse il resto della storia il prima possibile.

Per rimanere in tema di young adult, parliamo di Twilight. Purtroppo o per fortuna (dipende dai punti di vista), la saga in questione ha venduto qualcosa come 116 milioni di copie in cinque anni e il tutto grazie al sesto senso di Jodi Reamer della Writers House che, nonostante quattordici agenti letterari prima di lei avessero rifiutato di prendere in considerazione la Meyer, ha pensato fosse il caso di provare a cavar sangue (è proprio il caso di dirlo) da quella rapa che tutti avevano scartato. E ci è riuscita.

Nemmeno al Diario di Anna Frank sono stati risparmiati commenti acidi, per non parlare de La fattoria degli animali: a Orwell è stato dato il ben servito quattro volte, prima che riuscisse a vendere più di 20 milioni di copie. Il problema, in questo caso, era la delicata situazione politica in cui il libro andava a incastonarsi. Fatto curioso è che una delle lettere di rifiuto è stata scritta da nientepopodimeno che T.S. Eliot: «Non siamo convinti che questo sia il corretto punto di vista da cui criticare la situazione politica attuale».

Stando alle statistiche, ben tre dei libri fin qui citati rientrano tra i dieci più letti venduti degli ultimi cinquant'anni. Il che la dice lunga e fa riflettere (nonostante si tratti di opere così distanti le une dalle altre, non solo per un fattore contenutistico, ma anche temporalmente) sia sul ruolo effettivo dei lettori all'interno del mercato sia su come una giusta intuizione possa fare la fortuna di un editore.

Vi vengono in mente altri romanzi con una storia editoriale simile? Ma soprattutto: il successo di quelli riportati qui sopra è, secondo voi, meritato o sarebbe stato meglio lasciarli chiusi a doppia mandata in un cassetto?

 

Valentina Simoni

Una laurea in giurisprudenza, ma da grande voglio fare la coccolatrice di akita. Dico cose che non dovrei dire. Scrivo cose che non dovrei scrivere. Leggo cose che non dovrei leggere. Feticista della grammatica italiana e lettrice compulsiva, bookaholic senza speranze, divoratrice di serie tv. Nel tempo libero ascolto musica classica, imparo a suonare chitarra e pianoforte e gioco a riordinare la mia libreria.

1 Commento
  1. Gli esempi non mancano, anzi, per moltissimi libri famosi non dico che sia la regola ma quasi. In realtà è perché il mercato dell’editoria è ottuso e conservatore e tende a rifiutare il nuovo. Qui, ovviamente, non si parla di mediocri esordienti che, nei numerosi rifiuti, credono di vedere il loro genio negato, ma di scrittori per natura e capacità (a volte genio) che incontrano un rifiuto dopo l’altro. Un esempio famosissimo è l’Ulisse di James Joyce, che dovette vedere ben 40 rifiuti prima di trovare un editore. E lo trovò solo e unicamente perché del libro si innamorò Ezra Pound, all’epoca segretario di J.B. Yeats e fece di tutto per farlo pubblicare.