Quello che le ventenni dovrebbero leggere (ma anche no)

Ormai dovreste saperlo: quella delle liste è una specie di liturgia che qui a Finzioni celebriamo ogni volta che se ne presenta l’occasione. Oggi il pretesto ci arriva da un articolo dell’Huffington Post che sembra essere una risposta alla nostra Francesca Modena e al suo 30 libri da leggere prima dei 30 anni. Solo che all’HuffPo sostengono che si tratti di una replica a Love Twenty e alla sua lista dei dieci libri che le ventenni moderne non devono perdersi e che va dall’inossidabile ed inevitabile Orgoglio e pregiudizio di Jane Austen, al Sophaholic #1 I love shopping della Kinsella; da come gestire i bisticci tra BFF (What did I do wrong? di Liz Pryor) e le primi crisi da meno di un quarto di età (20-something, 20-everything: A Quarter-life Woman’s Guide to Balance and Direction di Christine Hassler), fino al farsi presto e bene una ragione per gli eventuali anni da zitella a venire (Single: The Art of Being Satisfied, Fullfilled and Indipendent di Judy Ford).

All’Huffington Post suggeriscono invece che gli 11 libri che le donne dovrebbero assolutamente leggere in questo arco generazionale di transizione tra l’adolescenza e l’età adulta sono:

  • Il risveglio di Kate Chopin
  • Daughters of the North di Sarah Hall
  • Gone Girl di Gillian Flynn (in uscita l’anno prossimo in Italia)
  • Seductive Delusion di Jill Grimes
  • Via col Vento di Margaret Mitchell
  • L’occhio più azzurro di Toni Morrison
  • Il Giardino dell’Eden di Ernest Hemingway
  • L’insostenibile Leggerezza dell’Essere di Milan Kundera
  • Distant View of a Minaret and Other stories di Alifa Rifaat
  • La donna da mangiare di Margaret Atwood
  • The Portable Dorothy Parker di Dorothy Parker

Secondo la didascalia che accompagna il singolo testo, ciascuno di questi libri potrebbe svolgere un ruolo preciso nella formazione dell’identità delle ventenni per mezzo dei messaggi veicolati. Non fosse che l’identità è soggettiva (e non c’è bisogno di aggiungere altro).

Piuttosto, mi chiedo e vi chiedo, al netto delle considerazioni fatte poc’anzi, certi libri è proprio indispensabile leggerli ad una determinata età? Non potrebbero insegnarci, spronarci, appassionarci anche a 30, 40 o 14 anni? C’è per caso una data di scadenza oltre la quale il nostro organismo non è biologicamente più in grado di assimilare specifici contenuti letterari? 

Sara Minervini

Chi sono? Sono una lettrice. Che faccio? Leggo. E come vivo? Vivo.

3 Commenti
  1. Sicuramente ogni libro offre più livelli di lettura e in base alla nostra esperienza ne apprezziamo aspetti diversi. Ci sono però dei libri che, se letti in certi momenti, sono in grado di offrire spunti in più e sono in grado di cambiare radicalmente il nostro atteggiamento verso il mondo che ci circonda.
    Per dire, un libro come “L’insostenibile leggerezza dell’essere”, se lo leggessi oggi che sono una lettrice un po’ più pignola probabilmente lo troverei banale, stucchevole e retorico.
    Però quando l’ho letto a 16 anni (e sono passati solo quattro anni) mi è parso una rivelazione.
    O “Via col vento”, per rimanere sui libri della lista, mi ha dato un’eroina del calibro di Rossella O’Hara, un po’ una disadattata con qualche disturbo affettivo, ma un role model di tutto rispetto. Certo se l’avessi letto a quarant’anni magari mi sarebbe piaciuto lo stesso, ma non avrei più avuto il bisogno di trovarci una figura di riferimento.

  2. Il tuo ragionamento è pienamente sensato e ampiamente condivisibile. Io magari guardo troppo all’aspetto soggettivo della questione, nel senso che la maturità come lettori può essere raggiunta a tappe che non sempre corrispondono a quelle anagrafiche.

  3. Via col vento entro i vent’anni credo che sia un massacro emotivo e una botta inevitabile a quel poco di femminismo che una donna può avere. Anche no, insomma. Da leggere quando si un po’ sicure di sè e le donne stronze non ci fanno paura.