Scoperta l’identità della Dark Lady di Shakespeare… forse

A quanto pare, la famosa Dark Lady che ha ispirato molti dei sonetti romantici di Mastro Shakespeare era, in realtà, una prostituta conosciuta come Lucy Negro o Black Luce, direttrice di un bordello a Clerkenwell, Londra.

A sostenerlo è il Dr Duncan Salkeld che annuncia di essere in possesso di alcuni documenti secondo i quali la donna in questione sarebbe la «principale candidata per il dubbio ruolo della Dark Lady».

Prima di proseguire svelando i dettagli della scoperta, vediamo però di spiegare, a chi non ne ha mai sentito parlare, chi è la Dark Lady nelle opere del Bardo: bisogna anzitutto far riferimento ai sonetti inclusi tra il n. 127 e il n. 152.
La maggior parte di essi, infatti, si riferisce a una donna dai capelli e dagli occhi scuri alla quale Shakespeare dichiara il suo amore.
Un esempio?

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Thou art as tyrannous, so as thou art,
As those whose beauties proudly make them cruel;
For well thou know’st, to my dear doting heart
Thou art the fairest and most precious jewel.
Yet in good faith some say, that thee behold,
Thy face hath not the pow'r to make love groan.
To say they err I dare not be so bold,
Although I swear it to myself alone;
And to be sure that is not false, I swear
A thousand groans but thinking on thy face;
One on another’s neck do witness bear
Thy black is fairest in my judgment’s place.
In nothing art thou black save in thy deeds,
And thence this slander, as I think, proceeds.

Vale a dire:

Così come tu sei, sei ugualmente tiranna
Quanto le altre, che si credono altere per la bellezza:
Lo sai che per il mio cuore che t'ama
Sei il più raro e il più splendido gioiello.
Certo, c'è chi guardandoti afferma
Che il tuo volto non trascina ad amare:
Apertamente non dico che loro hanno torto
Ma a me stesso in segreto lo confido;
E puoi star certa che non giuro il falso:
Mi basta pensare al tuo volto, che subito
Mille gemiti uno dopo l'altro possono testimoniare
Che per me nulla più del nero splende.
Solo negli atti sei nera, non in altro
E penso che a ciò si attacchi la calunnia.

(traduzione tratta da: Shakespeare, Poesie d'amore, a cura di Giuseppe D'Ambrosio Angelillo – edizioni Acquaviva)

L'identità del «bad angel» di Shakespeare ha tormentato gli accademici per decenni e le ipotesi si sono sprecate (tra le altre: Mary Fitton, una donna di carnagione scura; Anne Whateley, che forse fu promessa sposa del Bardo; Jane Davenant, moglie del proprietario della locanda The Crown Inn, a Oxford; Elisabetta I; Lucy Morgan, altra prostituta di colore; Marie Mountjoy, proprietaria dell’alloggio londinese di Shakespeare). E, con questo, possiamo tornare a noi.

Il Dr Salkeld trae parte delle sue argomentazioni dal diario di Philip Henslowe, il costruttore del Rose Theatre la cui compagnia teatrale rivaleggiava con quella di Shakespeare. Nel diario vengono nominati sia Black Luce sia il suo socio, Gilbert East, gestore di un altro bordello e abituale compagno di cene di Henslowe, del quale amministrava le proprietà.

Tra l'altro, Luce ed East erano inquilini di Henslowe, cosa che nessuno prima di Salkeld aveva notato.

Ma Henslowe non era il solo a conoscere Luce: la donna era famosa a Londra in quel periodo, soprattutto per aver partecipato a una serie di spettacoli licenziosi e per il fatto che il suo bordello aveva un grande successo.

Secondo Salkeld la cattiva fama di Black Luce era così nota che tutti coloro che leggevano i sonetti del Bardo tra il 1590 e il 1600 automaticamente pensavano a lei. E questo Shakespeare doveva saperlo.

Ma non ci sono certezze. Sono solo supposizioni. Perciò Salkeld mette le mani avanti: «Chiunque fosse questa persona, Shakespeare l'ha descritta con la reputazione di Luce… è una nuova prova.»

Per quanto riguarda poi la connessione tra Shakespeare e il luogo in cui sorgeva il bordello di Luce, è probabile che il poeta avesse a Clerkenwell dei parenti.
Il Dr Salkeld ha trovato, in proposito, numerosi Shakespeare nei registri della cittadina, incluso un Matthew Shakespeare, sposato con Isabel Peele, sorella dell drammaturgo George Peele che probabilmente ha collaborato al Tito Andronico.

Si tratta di una svolta o dell'ennesima ipotesi campata per aria?

Nel dubbio, noi, leggiamoci i sonetti.

 

Valentina Simoni

Una laurea in giurisprudenza, ma da grande voglio fare la coccolatrice di akita. Dico cose che non dovrei dire. Scrivo cose che non dovrei scrivere. Leggo cose che non dovrei leggere. Feticista della grammatica italiana e lettrice compulsiva, bookaholic senza speranze, divoratrice di serie tv. Nel tempo libero ascolto musica classica, imparo a suonare chitarra e pianoforte e gioco a riordinare la mia libreria.

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