Scrivere sull’acqua: poesia e tecnologia

Photo credit: Thomas Pagani

 

Scrivere sull’acqua è un paradosso. Si scrive per fissare indelebilmente un pensiero, per renderlo eterno, per ricordarselo. Se lo scrivi sull’acqua, ammesso che tu ci riesca, lo vedrai svanire dopo un attimo, alla prima onda, alla prima increspatura causata da un alito d’aria. E allora che senso ha?

 “Quello che dice una donna all’amante appassionato va scritto sul vento e sull’acqua che fugge” sentenziava Catullo. Per le cose serie verga la carta, incidi la pietra, che è meglio.

O forse no. Dipende dai punti di vista. Forse per un’artista la faccenda assume tutt’un altro significato. Per Guildor scrivere sull’acqua è come appuntarsi un pensiero in modo da tenerlo saldo anche quando viene scosso dal corso della vita, per distinguere le cose importanti da ciò che invece deve essere lasciato scorrere”.

“Pensa Spensierato”, “La felicità capita” “Love, let the rest flow” sono le scritte galleggianti apparse l’anno scorso a Treviso, Venezia e Milano. L’acqua scorre, le lettere restano insomma. Perché secondo l’artista milanese viviamo in un’epoca in cui i messaggi ci vengono gridati, scaraventati addosso con violenza e quindi lui ha deciso di comunicare le sue idee appoggiandole sul pelo dell’acqua, mettendocele lì sotto il naso, sulla superficie instabile del Naviglio Grande o del Sile e se c’abbiamo voglia le leggiamo, altrimenti passiamo oltre.

Che poi a scrivere sull’acqua ci provano da anni anche i Giapponesi. Lo fanno in maniera molto meno poetica e decisamente più tecnologica, ma ce l’hanno fatta.

Hanno trasformato un bacino d’acqua e poi una piscina, in un monitor a cristalli liquidi: AMOEBA. Funziona con centinaia di microgeneratori di moto ondoso programmati per muoversi con precisione e sincronia. Un computer coordina il loro azionamento e l’acqua si smuove, si increspa fino a che lettere e forme affiorano alla superficie. E sembra che l'effetto semi-permanente, anche se sempre di secondi si tratta. A cosa servirà? Immagino ad inondarci di pubblicità.

Viviana Lisanti

 

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