Se la lettura è davvero una finzione

 

Secondo Linda Holmes, culture blogger di NPR «Leggere tutto è impossibile, tanto vale smettere di provarci».

Secondo Harold Bloom «Si può leggere solo per passare il tempo oppure spinti da un chiaro bisogno, ma alla fine si leggerà sempre con i minuti contati».

Perché non importa quanto si legge, non si riuscirà mai a leggere ogni singolo libro pubblicato sulla faccia della terra. Il che, a dire il vero, non è nemmeno consigliabile. Semmai il contrario. Considerando la media, qualitativamente inversamente proporzionale al numero, delle opere edite ogni anno, è più facile che il tempo della lettura si trasformi in tempo sprecato piuttosto che in tempo guadagnato.

Distinguere, selezionare, soddisfare (quali che siano) le proprie esigenze, in altre parole: leggere per noi stessi, infischiandoci delle classifiche, del mercato, delle mode. Questo, è chiaro, sarebbe il lettore ideale (nessuna accezione del termine esclusa). Sennonché l’ideale è fisiologicamente destinato a scontrarsi con il reale. E nella realtà il lettore, per quanto forte, può trovarsi nella sgradevole situazione di dover affrontare una conversazione incentrata proprio su quegli autori o generi che non gli è mai nemmeno sfiorato di prendere in considerazione, ma che per una ragione o per un’altra, sembrano di colpo diventati impossibili da ignorare, passando inopinatamente da Lettore a lettore, costretto al margine della discussione.

E dunque che fare? Attendere speranzosamente che la conversazione plani su un terreno a noi più congeniale? O fare i fighi, fingendo di avere letto quello di cui tutti parlano? Qualcuno propende apertamente per quest’ultima ipotesi, to bluff – letteralmente – suggerendo anche come fare: memorizzare automaticamente quel che c’è da sapere su trama, peculiarità dello stile, eventuale rilevanza del messaggio:

  • Moby Dick? Balene, esistenza di Dio, classi sociali. Il Pequod e il suo equipaggio sono una metafora dell’America ai tempi di Melville.
  • Mattattoio n°5? Guerra, tempo, morte. Il fascino è tutto nel modo in cui l’autore utilizza gli elementi fantastici per raccontare un episodio reale.
  • Middlemarch? Matrimonio, aspettative sociali. Lo sguardo moderno con cui la Eliot guarda alla condizione della donna e al matrimonio, non più romanticamente idealizzato.

Lo scopo sarebbe quello di lasciarci il tempo di «get back to reading what you really enjoy». Un consiglio non troppo irragionevole e nemmeno tanto originale, gli strumenti per farlo esistono in abbondanza (ricordate l’esempio di Fabio Volo e Wikipedia?). Sì, però, a parte il fatto che riducendo i libri di cui sopra in questi termini, sarà chiaro comunque che non li avete veramente letti, qualcosa non quadra: perché gli autori scelti sono (tra gli altri) Melville, Vonnegut, George Eliot, e non piuttosto E.L James o Dan Brown (e,appunto, Fabio Volo, per quanto riguarda le patrie lettere)?. Chi sono quelli che «we really enjoy»? 

Sara Minervini

Chi sono? Sono una lettrice. Che faccio? Leggo. E come vivo? Vivo.

2 Commenti
  1. È un dilemma che mi accompagna spesso, quello dei libri che “chissà se riuscirò mai a leggerli”.

    Personalmente ho da tempo classificato alcuni tomi nella categoria “libri da gamba rotta”, ossia letture talmente impegnative (vedi: Ulisse di Joyce, Infinite Jest, It…) che per dedicarmici a pieno dovrei essere immobilizzata a letto per giorni… Facendo tutti gli scongiuri del caso, spero prima o poi di leggerli in circostanze più fortunate, e senza la scappatoia del Bignami 🙂