The Circle: Dave Eggers scivola sul web

La figura di Dave Eggers – scrittore, intellettuale impegnato e uomo – è talmente "ok" da scatenare i succhi gastrici nel meno invidioso di noi comuni mortali. Il Dave Eggers scrittore esordisce nel 2000 con L’opera struggente di un formidabile genio, romanzo autobiografico nel quale narra le sue vicissitudini dopo la perdita di entrambi i genitori. È un caso editoriale di grande successo, al quale fanno seguito fino ad oggi alcuni romanzi, raccolte di racconti, saggi e una sceneggiatura, Nel paese delle creature selvagge, tratta dall’omonimo classico per ragazzi di Maurice Sendak e scritta a quattro mani con il regista di culto, e altro enfant prodige di quella generazione, Spike Jonze (nati rispettivamente nel ’70 e nel ’69, arrivano entrambi al successo con le loro opere prime tra il 1999 e il 2000).
Nel frattempo l’Eggers-intelletuale-impegnato non se ne sta con le mani in mano; nel 1998 aveva fondato McSweeney's, casa editrice e rivista letteraria uber-cool, che dal 2003 è affiancata dal magazine culturale The Believer. L’Eggers uomo, poi, è sposato con la scrittrice Vendela Vida, insieme alla quale ha fondato a San Francisco la scuola di scrittura non profit 826 Valencia e firmato la sceneggiatura di Away we go (per noi American Life) di Sam Mendes.

Se tanta coolness vi ha stomacato, vi chiedo di pazientare ancora un po’ e di arrivare alla fine di questo articolo dove vedremo come e perché anche i grandi possono scivolare su una buccia di banana. Mentre in Italia è uscito in questi giorni per Mondadori il suo romanzo Ologramma per il re, negli Stati Uniti è già uscito quello successivo, The Circle, storia di una ragazza ventenne che trova il lavoro dei suoi sogni in una grande azienda informatica, che dà il nome al romanzo, e si trova coinvolta in una vicenda dai toni oscuri e apocalittici nella quale la corporation procede verso un totalitarismo sempre più accentuato e chiunque si opponga al monopolio fa una brutta fine.

Qual è il problema di tutto questo? Che Eggers di web ne sa poco o nulla, è lui stesso ad avere ammesso candidamente di essere a digiuno di internet in più di un’occasione, come in questa intervista a Paolo Giordano nella quale si dichiara un outsider del web e della tecnologia in generale:

Abito in Nord California e molti dei miei parenti e amici sono coinvolti nell’industria informatica, ma io sono un outsider quando si parla di vite incentrate sulla tecnologia. Sono sorpreso quanto lo sono gli altri di avere scritto due libri che hanno a che fare con essa.

Non che uno scrittore debba necessariamente scrivere di quello che conosce, ma l’approccio sembra essere eccessivamente naive e ideologico per risultare credibile e la mera constatazione di uno status quo, affrontato con toni apocalittici, fa sì che il libro manchi di una visione sul futuro degna della letteratura fantascientifica (o distopica), come sottolinea Serena Danna in una recensione uscita sul Corriere della Sera. Insomma, un po’ come se Brave new world fosse uscito l’anno dopo il datagate. 

Proprio per questo negli Usa non sono mancate le critiche negative, soprattutto da parte delle testate meno tradizionali, quelle nate e cresciute sul web. All’uscita del libro è esploso il caso di Kate Losse, dipendente numero 51 di Facebook e autrice del libro The boy kings, che in un articolo su Medium (non più disponibile) ha accusato Eggers di aver usato il suo memoir sulla vita dentro Facebook come base su cui costruire la storia della giovane protagonista del suo romanzo. Accusa alla quale Eggers ha risposto affermando di non aver letto il libro della Losse, così come di non aver mai letto nessun libro sull’argomento né di aver mai visitato uno di questi campus. Secondo il sito Gawker proprio la scelta di scrivere da una posizione di ostentata ignoranza, ovvero di prescindere dalla ricerca o dall’esperienza, ha fatto sì che il nuovo romanzo di Eggers sembri ”The Hunger Games with apps”. Felix Salomon, sul blog di Reuters, ha sottolineato che il tutto risulta così poco verosimile da sembrare una satira. E ancora, secondo Laura Bennet di New Republic, ci sono almeno cinque cose fondamentali che Eggers non ha capito del web. Jessica Winter infierisce su Slate, chiedendosi come mai, dato che Eggers ha zero interesse verso la tecnologia, abbia deciso di scriverci un romanzo di 500 pagine. 

Potremmo andare avanti su questi toni, ma ci fermiamo qui per eccesso di bile e sospendiamo il giudizio nell’attesa che The Circle esca in Italia. 

Francesca Modena

Francesca Modena, nata a Modena, vive e lavora a Modena. Si alza all'alba per scrivere e correre. È fermamente convinta di essere giovane.

3 Commenti
  1. Insomma, i commissari politici della letteratura online si sono mobilitati contro l’eretico che ha messo in discussione i sacri valori e, per quanto remotamente, la loro pagnottella di propagandisti dell’industria. Non per niente, ci viene detto, “negli Usa non sono mancate le critiche negative, soprattutto da parte delle testate meno tradizionali, quelle nate e cresciute sul web”. Su chi abbia il coltello dalla parte del manico, oggi, se le case editrici tradizionali o le tre/quattro realtà aziendali che dominano il Web, non è nemmeno da discutere. Forti della loro contiguità al vero potere editoriale i siti ‘anticonformisti’ e ‘innovativi’ accusano il trasgressore di ‘ignoranza’ e ‘superficialità’ e fanno finta di credergli quando dice di non sapere nulla dell’argomento (almeno questo gli impedisce di fare della pubblicità travestita da giornalismo anticonformista) e si sentono molto moderni, hip e cool e quant’altro.

  2. Sì, a questi drogati toccagli i social e fanno i matti! Se tutti ne avessero parlato bene forse ci sarebbe stato qualcosa che non quadrava, per cui il nervo scoperto forse è stato toccato.