21 scrittori e 21 romanzi lunghi un tweet

photocredit:guardian.co.uk

Da quando Jennifer Egan ha scritto il suo romanzo a puntate di 140 caratteri, il rapporto tra letteratura e Twitter è stato sdoganato. Questa settimana il Guardian ha lanciato la sfida, portando lo sperimentalismo letterario a un livello ancora più estremo: un romanzo, intero, lungo un tweet. È stato chiesto a ventuno scrittori di partecipare, e questi sono i loro ventuno romanzi. I risultati sono altalenanti, e qualcuno è riuscito meglio di qualcun altro. Nel complesso, l’impressione è quella di essere davanti a una raccolta di esercizi da scuola di scrittura creativa.

Ma Il vero messaggio nascosto dietro la notizia è la sponsorizzazione di un progressismo esasperato nell'ambito della narrazione. Una forma, quella del romanzo, che nonostante tutti i progressi tecnologici avvenuti nel corso dei secoli resiste al cambiamento dei tempi e si adatta, oggi come cinquecento anni fa, al nostro stile di vita, proprio ora non va più bene e deve fare la muta. C'è qualcosa di troppo avanguardistico in tutto ciò per poter reclamare un posto fisso tra le forme di narrazione secolari.

Oltretutto il termine è usato in modo inappropriato: romanzo e 140 caratteri sono una contraddizione in termini. Forse (very) short story potrebbe quasi andare bene. Ma aforisma, a giudicare da certi “romanzi”, sarebbe un’etichetta più confacente (a supporto della tesi: “Sometimes we wonder why sorrow so heavy when happiness is like helium.” — A.M. Homes).

Non voglio fare il passatista di turno, ma il massimo che queste provocazioni riescono ad ottenere da me è il corrugamento della fronte. Il romanzo da centoquarantamila caratteri rimane unico e insostituibile.

Lorenzo Castelli

Da quando ha scoperto la differenza tra E’ e È la sua vita non è cambiata. Ma adesso inizia le frasi con il verbo essere alla terza persona singolare modo indicativo tempo presente una volta su tre. È convinto che i suoi articoli salveranno il mondo.

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