Bartleby, lo scrivano: se Pennac legge Melville…

«Sono un uomo piuttosto avanti negli anni. La natura della mia professione mi ha portato, nel corso degli ultimi tre decenni, in contatto, e non soltanto nel solito contatto, con una categoria di uomini interessante all’apparenza e in qualche modo singolare, sui quali, per quanto ne so, non è mai stato scritto nulla: mi riferisco ai copisti legali ovvero agli scrivani.»

I più attenti di voi avranno di sicuro già capito da quale opera è tratto questo incipit.
Si tratta delle prime righe di Bartleby, lo scrivano: una storia di Wall Street, uno dei racconti che ha contribuito allo sviluppo della letteratura nordamericana, frutto della penna di Herman Melville.
La trama è presto detta: Bartleby è uno scrivano, una figura «pallidamente linda, penosamente decorosa, irrimediabilmente squallida!», da poco assunto in uno studio legale. All’inizio esegue senza alcun problema i compiti da copista che gli vengono affidati ma, a poco a poco, inizia a rifiutarsi di fare qualsiasi cosa, dallo smettere di lavorare all’accettare il denaro che gli viene offerto, in una parabola discendente che lo porterà a finire in prigione, con l’accusa di vagabondaggio, dove il suo rifiuto gli costerà una drammatica fine (non per niente si dice che il racconto di Melville abbia anticipato le tematiche della letteratura esistenzialista e dell’assurdo di Kafka e Camus).

Ebbene, il noto scrittore francese Daniel Pennac, basandosi su un testo del francese Pierre Leyris tratto, a sua volta, proprio dal racconto di Melville, ha realizzato un originale adattamento per il teatro (regia di François Duval), in scena in questi giorni al Teatro Franco Parenti di Milano.

Ve lo siete perso? Niente paura! Siete ancora in tempo: stasera, alle 19.30, si terrà l’ultimo spettacolo. Qui potete controllare se è rimasto qualche posticino libero.

E ora non venite a dirmi «preferirei di no», che tanto non vi crede nessuno.

Valentina Simoni

Valentina Simoni

Una laurea in giurisprudenza, ma da grande voglio fare la coccolatrice di akita. Dico cose che non dovrei dire. Scrivo cose che non dovrei scrivere. Leggo cose che non dovrei leggere. Feticista della grammatica italiana e lettrice compulsiva, bookaholic senza speranze, divoratrice di serie tv. Nel tempo libero ascolto musica classica, imparo a suonare chitarra e pianoforte e gioco a riordinare la mia libreria.

1 Commento
  1. E quando lo senti ammorbidire la voce e dire con triste chiusura: “Je préférerais pas”
    ti senti male.