Ciao Wislawa, poetessa del quotidiano

È morta ieri a 88 anni la più grande poetessa polacca dell’ultimo secolo, Wislawa Szymborska, premio Nobel per la letteratura nel 1996.
Una donna che aveva la straordinaria capacità di raccontare il miracolo del quotidiano con liriche brevi, semplici, dal tono colloquiale, arricchite abilmente di giochi linguistici, di ironia e non-sense, eppure puntuali e argute nello scandagliare la condizione umana
Per la Szymborska ogni evento della realtà era degno di incanto, tanto che ha custodito fino alla morte quella rara capacità infantile di guardare il mondo con sguardo vergine di stupore, perché, come disse in occasione del conferimento del Nobel, «qualunque cosa pensiamo di questo smisurato teatro, per cui abbiamo sì il biglietto d’ingresso, ma con una validità ridicolmente breve, limitata da due date categoriche, qualunque cosa noi pensassimo di questo mondo – esso è stupefacente».
Tanto che per lei, ad esempio, anche una cipolla, nella sua «idiozia della perfezione», era meritevole di dignità letteraria…

La cipolla è un’altra cosa.
Interiora non ne ha.
Completamente cipolla
fino alla cipollità.
Cipolluta di fuori,
cipollosa fino al cuore,
potrebbe guardarsi dentro
senza provare timore.

In noi ignoto e selve
di pelle appena coperti,
interni d’inferno,
violenta anatomia,
ma nella cipolla-cipolla,
non visceri ritorti.
Lei più e più volte nuda,
fin nel fondo e così via.

Coerente è la cipolla,
riuscita è la cipolla.
Nell’una ecco sta l’altra,
nella maggiore la minore,
nella seguente la successiva,
cioè la terza e la quarta.
Una centripeta fuga.
Un’eco in coro composta.

La cipolla, d’accordo:
il più bel ventre del mondo.
A propria lode di aureole
da sé si avvolge in tondo.
In noi – grasso, nervi, vene,
muchi e secrezioni.
E a noi resta negata
l’idiozia della perfezione.

Francesca Giannone

Francesca Giannone

Redattrice e giornalista. Seguace della letteratura americana, di Truffaut e del tabacco Pueblo senza additivi. Ha un sogno irrealizzabile: bere una bottiglia di Negroamaro salentino insieme a Richard Yates e Raymond Carver.

1 Commento
  1. Una cosa bella e vera è che il polacco si presta, come lingua, alla quotidianità. E’ una lingua concreta. Szymborska, in polacco, è così concreta che quasi si salta dalla pagina e ti si piazza in camera. Stum.
    E questo perché ha preso la quotidianità di Miłosz e l’ha fatta voce di donna (tra l’altro).
    (Miłosz è uno dei più grandi poeti europei dell’ultimo secolo)