Continuano le indagini contro l’imperialismo commerciale di Amazon

Io con Amazon ho un rapporto problematico. Perché sebbene alla fine ci caschi spesso e mi faccia gabbare regolarmente dal "compra con un click", dalle spedizioni gratuite, o dalla semplice copertina ammiccante di qualche nuovo romanzo americano (si veda da ultimo Cow Country), mi rimane sempre di fondo un retrogusto amaro che viene dalla consapevolezza di aver ceduto alle lusinghe di qualcosa a cui sarebbe doveroso resistere.

In effetti le polemiche su Amazon non sono mai mancate, al punto tale che — scopro ora — vi è addirittura una pagina di Wikipedia ad esse dedicata: incipienti monopoli, bullismo aziendale, copyright selvaggi, sfruttamento e salasso degli editori, "censura" dei prodotti avversari, gestione di prezzi arbitraria e truffaldina, The Pedophile's Guide to Love and Pleasure… vedete voi, c'è da sbizzarrirsi. E insomma, fatto sta che da questo punto di vista non stupisce che, a pochi giorni dalla Buchmesse del libro di Francoforte, riaffiorino certe polemiche riguardanti il colosso americano di vendite online.

Già a giugno di quest'anno la Commissione Europea aveva avviato un'indagine su alcune discutibili politiche contrattuali che Amazon.com imponeva agli editori con cui si decideva a collaborare. I metodi dell'azienda di Washington avevano sapore imperialista, poiché potremmo chiamare quello di Amazon il metodo della nazione più favorita: a mettere in moto la CE fu una clausola contrattuale imposta da Amazon che obbligava i suoi partner editoriali a "confessare" i dettagli di eventuali contratti con altre aziende rivali qualora questi contratti offrissero condizioni migliori di quelle offerte ad Amazon stessa. In poche parole, se Amazon veniva a scoprire che ad altre aziende veniva garantito migliore trattamento contrattuale da parte di un socio in comune, ecco che si arrogava il diritto di richiedere lo stesso trattamento, secondo la logica allo stesso tempo infantile e imperialista del "non è giusto lo voglio anch'io".

E se in questi ultimi mesi tale questione è rimasta circoscritta nell'ambito degli eBook, la cui intangibilità e relativa novità possono concedere spazi grigi in sede di contrattazione fra distributori, editori e autori, pare ora che il caso stia andando ampliandosi anche verso il mercato della carta stampata. La questione è al momento in discussione, e prende atto delle parole che Tom Walker (presidente della Booksellers Association inglese) ha pronunciato poco tempo addietro:

Nella nostra prospettiva l'indagine [della CE] dovrebbe essere ulteriorimente estesa per rendere conto di eventuali pratiche ostili alla libera competizione tanto nel mercato degli ebook che in quello dei prodotti cartacei. La Booksellers Association sta facendo pressioni perché ciò venga preso in considerazione.

Ovviamente la questione è oltremodo spinosa: per giungere al cuore del problema la Commissione Europea dovrebbe avere accesso ai contratti firmati da Amazon insieme ai suoi partner, i quali si troverebbero a dovere infrangere molti vincoli contrattuali, soprattutto per quanto riguarda gli accordi di non-divulgazione presenti in contratti di tal genere. In questo caso il coltello sarebbe puntato non contro Amazon, bensì contro i suoi partner più deboli, ora costretti tra due fuochi: il sottostare a regimi contrattuali abusivi, oppure il rivelare tali abusi richiando però rappresaglie avvocatizie da parte di Amazon.

Le indagini da parte della Commissione Europea e dell'anti-trust sono tuttora in corso di svolgimento, per cui è difficile prevedere da che parte si sposterà l'ago della bilancia giuridico-commerciale. Nel frattempo forse sarebbe meglio pensarci due volte prima di cedere alla tentazione di uno sconto facile o della spedizione in un giorno.

Lorenzo Andolfatto

Sono lettore, traduttore, interprete e studiante. Mi occupo di cose cinesi nelle ore di lavoro, e di cose letterarie perlopiù americane nel tempo libero. Non sono ancora diventato musica da ascensore.

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