Drunk Literature: recensire libri da ubriachi

Su Finzioni lo ripetiamo da tempo: la letteratura può essere molto noiosa. Non perché lo sia di per sé, ma solo perché chi la fa è noioso. Sanno essere noiosi gli scrittori, i critici e, non ultimi, i lettori. Certo, ci sono anche molti libri che non sono il massimo dell'intrattenimento, ma se chi li scrive o chi li legge riesce in qualche modo ad aggiustare il tiro, l'esperienza può complessivamente essere salvata dal disastro. In questo senso, c'è una piccola magia che può fare al caso nostro. La formula è stata brevettata dai mattacchioni di Drunk Literature e fa più o meno così: bevi un drink, poi un altro, poi un altro ancora, poi di nuovo un altro e, appena ti rendi conto di essere abbastanza ubriaco da prendere a parolacce Shakespeare, comincia a parlare di libri. 

Seriamente, c'è troppa retorica (per non dire perbenismo o paraculaggine) attorno ai libri. Gli scrittori, se interrogati sul proprio lavoro, sembrerebbero nella maggior parte politicamente corretti, umili, ispirati, coscienziosi, disinteressati. Tra le fila dei critici abbiamo spesso giornalisti al soldo di testate diluite in gruppi che, un pezzo qua un pezzo là, hanno a che fare con le case editrici che pubblicano il libro da recensire. C'è poi un oceano di redattori e blogger amici di uffici stampa o direttamente di scrittori che alimentano un vivissimo scambio di recensioni, post, tweet, segnalazioni dove la genuinità del giudizio si interseca con il favore. Non proprio il Paradiso delle Lettere, insomma, ma anziché starsene sul trespolo a borbottare, chi ha una vera passione per i libri si può divertire a giocare con essi, recuperando il gusto di parlarne liberamente e di condividere impressioni e pareri senza prendersi troppo sul serio. È stato forse un pensiero simile a ispirare i ragazzi di Drunk Literature, che hanno dato vita a un canale su YouTube dove è possibile vederli mentre, ubriachi lerci, provano a parlare di classiconi come Il Giovane Holden o l'Amleto

Le recensioni, intervallate da continui rifornimenti di alcol e da simpatici disegnini che sintetizzano i momenti salienti delle storie, tirano fuori il meglio degli sbronzissimi lettori-recensori, con risultati non solo divertenti, ma anche illuminanti, se si riesce a stare dietro al discorso ora concitato ora biascicato. Nessuna apologia dell'alcol, per carità, ma solo tanta voglia di farsi due risate parlando di libri. E poi, oltretutto, se lo stereotipo dello scrittore bohémien ubriaco come una zampogna che scrive poesie e romanzi fantastici ci sta bene, perché non apprezzare anche chi, tra un bicchiere e l'altro, si sbronza per parlare, bene o male, di un libro? Al termine dei video di Drunk Literature si legge Please read responsibly, palese riferimento allo slogan Please drink responsibly, dove in quel "responsabilmente" possiamo leggerci molte cose. Piuttosto che stare a fare gli intellettualoni, il più delle volte interessati, con un paio di bevute possiamo ricordarci il vero piacere della lettura, ovvero il rilassamento, il senso di tranquillità e, perché no, di euforia. E serve solo starsene a casa propria, sul divano o in poltrona, con qualche sofismo in meno e qualche bottiglia vuota in più. Il resto lasciamolo a chi non sa né bere e né leggere.

Andrea Camillo

Si è laureato in Italianistica per correggere i congiuntivi ad amici e parenti, ma sta ancora aspettando un cesto di Natale dalla Crusca. Nel frattempo scrive storie e finge di non annoiarsi troppo,

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