Federico Moccia non va più

(photocredit: romacapitalenews)

 

Il tempo passa e spesso ce ne accorgiamo grazie a dei particolari apparentemente insignificanti. Chi si ritrova un capello bianco, chi con dei pantaloni troppo stretti o fuorimoda. Per non parlare dei gusti, poi. Si realizza di essere circondati da cantanti che non si conoscono, da scrittori mai sentiti ma che, sembra, si dovrebbero conoscere. Ma, soprattutto, ciò che ci era familiare e certo si rivela essere superato, ignorato, dimenticato. E magari per negare tutto questo tentiamo di rimanere aggrappati alle nostre certezze e vogliamo farle valere a ogni costo per esserne ancora una volta rassicurati. Ma se provate a fare gli splendidi e volete vedere se potete stare al passo di vostra cugina di tredici anni senza affannare più di tanto, scoprirete che nomi come Backstreet Boys, Spice Girls o Federico Moccia non sono più spendibili.

Ecco, per l'appunto io ho vissuto la mia adolescenza sotto Federico Moccia, un po' come si dice con i papi o con i re per scandire le generazioni. Lui, quello con il cappellino che ha fatto la fortuna dei ferramenta. Moccia, fino a qualche anno fa, totalizzava tutto il panorama commerciale dei libri e del cinema, al punto da essere il commerciale per antonomasia e quindi anche il bersaglio, l'esempio negativo. Definire una storia alla Moccia significava etichettarla in un certo modo e inseririla in un contesto riconoscibile, affibbiandole automaticamente delle particolari caratteristiche. E intanto Tre metri sopra il cieloHo voglia di te Scusa ma ti chiamo amore diventavano romanzi di culto, imperdibili e non-ignorabili. Tra le fila di coloro che oggi twittano le foto dei propri comodini pieni di Nabokov e Wallace, si nascondono insospettabili ex-lettori ed ex-lettrici di Federico Moccia. Inutile parlare di peccati di gioventù, perché Moccia era lì, grande e grosso, e non era così facile da aggirare. Era come la brutta canzone estiva che ti ritrovi a cantare in macchina, quando la vergogna lascia spazio al godimento. Lui c'era e sembrava che ci sarebbe sempre stato. Eppure dopo i primi tre fortunatissimi titoli, si percepiva che l'effetto-lucchetto stava cominciando ad allentarsi. Le vendite sono comunque andate bene anno dopo anno, ma lentamente la presenza di Moccia si è fatta sempre più sottile e, volendo, debole. Tutto nella norma, finché questa debolezza non è stata individuata e sfruttata come porta d'accesso da un altro personaggio che, entrato in punta di piedi alla corte del sovrano, ha saputo sfilargli la corona (in questo caso il regale cappellino) dalla testa, prendendo il suo posto. 

Il responsabile della detronizzazione? È quasi superfluo farne il nome. Fabio Volo ha scansato con garbo il vecchio Moccia e si è sostituito a lui. È lui che pubblica e vende quel tipo di romanzi. È lui che è ora il commerciale per antonomasia. È con lui che si può parlare di storie o frasi alla Fabio Volo. Così Federico Moccia, che in passato ha pubblicato con Feltrinelli e Rizzoli facendo le file davanti le librerie, lo scorso giugno esce per Mondadori con Quell'attimo di felicità, ma se ne accorgono in pochi. Non si può parlare di flop, perché con l'estate si stanno preparando un bel po' di attività di promozione volte a rimpolpare le vendite, ma il romanzo non ha avuto l'impatto di un tempo. Di certo la nuova fatica letteraria dell'autore romano porterà delle belle soddisfazioni a Segrate, perché il cavallo resta vincente. Eppure la malinconia resta e, al pensiero che molte cose sono cambiate, mi viene quasi nostalgia per i lucchetti e per le altre burinate scritte con lo spray davanti casa delle Babi di turno. 

Andrea Camillo

Si è laureato in Italianistica per correggere i congiuntivi ad amici e parenti, ma sta ancora aspettando un cesto di Natale dalla Crusca. Nel frattempo scrive storie e finge di non annoiarsi troppo,

4 Commenti
  1. Fabio Volo non si è sostituito a Moccia, semplicemente è riuscito a stare a galla, purtroppo. Tuttavia, devo ammettere di non aver mai letto un suo libro, scusate se parlo da ignorante.

  2. A giudicare dai like di questo post, Moccia va di brutto. Io comunque ho letto tutti i libri di Moccia e devo dire che contrariamente a quanto si dice, quest’ultimo – Questo battito di felicità – è un bellissimo libro. Una grandiosa storia d’amore, ironica. Scritta divinamente.