Gli strumenti del mestiere

Da quando Mark Twain presentò il suo primo dattiloscritto, che titolava Life on Missisipi nel 1883, schiere di scrittori e autori di vario tipo hanno stabilito un rapporto amoroso e morboso con i propri ferri del mestiere: macchine da scrivere di ogni modello, colore e forma.

Certo, ci sono state quelle più gettonate, quelle che dettavano la moda di un particolare momento storico e letterario, ma quasi sempre producevano lo stesso inconfondibile martellare che, ahinoi, oggi ricordiamo forse solo per La Signora in Giallo.

La produzione di macchine da scrivere oggi è ferma da un pezzo e, salvo qualche raro rimasuglio da solaio, non se ne trovano che di arrugginite e poco funzionanti. Il Guardian propone quindi una collezione fotografica – il mio voto va senz'altro a William Faulkner, mezzo nudo ma con gli scarponcini, che uomo! – che ci riporta nel passato per rivivere le atmosfere in cui scrivere romanzi era anche musica.

Per orecchi fini, s'intende.

Michele Danesi

Michele Danesi

È un temibile sociopatico. Da poco trasferitosi a Torino, lotta per il partito del maschio col ferro da stiro. Per lui non esistono limiti spaziali o temporali; quando non stira lenzuola, legge e scrive in continuazione: ha capito che in questo modo le persone evitano di parlargli. Nonostante questo, vive nell'insana consapevolezza di piacere agli altri.

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