Prendo un classico o una nuova uscita?

Sono passati dalle mani di tutti gli studenti di tutte le classi scolastiche del mondo. Proprio per questo motivo alcuni di essi sono considerati una maledizione, una punizione divina pari alla pioggia di rane. Spesso sono stati letti controvoglia, ma, una volta fuori dal liceo, anche quello più odiato, sembra improvvisamente ammiccarci, lì, dalla libreria, in mezzo agli altri, cattura la nostra attenzione e stupiti di noi stessi lo afferriamo e lo scrutiamo come se non lo avessimo mai visto prima. Ed ecco, ad un tratto, ci si apre un mondo, un file sconosciuto, finire di leggerlo diventa l'unica cosa importante. Stiamo parlando dei libri più importanti del XIX secolo e dei loro relativi scrittori, che per fortuna, ormai stramorti, uscivano illesi dalle nostre macumbe.

Nel nostro caso, il discorso appena fatto, varrebbe per esempio per I promessi sposi di Alessandro Manzoni, I Malavoglia di Giovanni Verga, Le ultime lettere di Jacopo Ortis di Ugo Foscolo, Le confessioni di un italiano di Ippolito Nievo, Le novelle della pescara di Gabriele D'annunzio; da qui in poi ognuno di voi può aggiungervi ciò che vuole, di sicuro, però, ognuno di questi libri fa parte del nostro "bagaglio base", quello uguale per tutti, anche tra generazioni diverse. Questo bagaglio, alcuni lo hanno lasciato mezzo vuoto, altri lo hanno riempito fino a scoppiare, in ogni caso ognuno di noi lo porta con sè, compresi quelli che pensano di aver dimenticato tutto, non lo sanno ma è tutto lì, nelle loro teste.

Per quel che riguarda la letteratura straniera il discorso è tale e quale, in lingua originale o nelle loro eccellenti traduzioni, anch'essa ci ha fatto tribolare. Capolavori come Frankenstein di Mary Shelley, Moby Dick di Herman Melville, Orgoglio e Pregiudizio di Jane Austen, Il pozzo e il pendolo di Edgar Allan Poe, La certosa di Parma di Stendhal, I Miserabili di Victor Hugo,  sono culturalmente rilevanti oggi più che nell'epoca in cui sono stati scritti. Non voglio farvi una paternale con il discorso su "l'importanza dei classici", figuriamoci, lungi da me, ma, è indubbio, che il l'interesse da loro suscitato in ogni epoca successiva alla stesura, dimostri il peso che questi hanno avuto e continueranno ad avere una volta scoperti da lettori più che da studenti.  Tutto ciò è dimostrato anche dal fatto che, spesso e volentieri, queste opere ci sono state riproposte attraverso film, fiction tv e qualche volta anche cartoons, ottenendo quasi sempre ottimi risultati d'ascolto.

Che poi, diciamocelo, quando entriamo in una libreria tutti siamo divorati dal dubbio – Prendo un classico e vado sul sicuro, o rischio con una nuova uscita? – Ammettetelo, quanti di voi pensano la stessa cosa, come se non ci fosse ampiamente una via di mezzo?

Per quel che mi riguarda il dubbio mi attanaglia ancora, anzi, per uscirne ho pure pensato di rivolgermi a qualche associazione tipo dubbisti anonimi, se ne conoscete una fatemi un fischio.

 

Laura Caponetti

intervisto personaggi che non esistono, guardo serie tv in tutte le lingue pur conoscendone solo due, sana di mente? forse!

5 Commenti
  1. Ti dirò, ho un debole infinito per i classici (e come dici tu goduti più fuori dalle imposizioni scolastiche, forse anche per una questione di maturità che non a caso te la danno a 18/19 anni ed è ancora presto secondo me, lol). Quasi tutta la mia formazione letteraria è avvenuta sui classici (mettiamoci anche l’università che non spinge certo, o almeno non la mia, verso la contemporaneità). È vero pure che i classici sono la base, le fondamenta, e senza fondamenta non si può costruire – principio elementare. Però se vuoi essere al passo col mondo editoriale – culturale di oggi è inevitabile entrare in contatto con la “novità”. Io snobisticamente mi sono attaccata ai classici per un sacco di tempo e l’ho pagata. Gradualmente mi sono avvicinata ai nuovi, cercando di scegliere comunque con ponderazione, secondo quelli che so essere i miei gusti e non seguendo le mode, interessandomi anche agli esordienti (forse le scoperte più belle). In conclusione credo bisogna saper bilanciare il vecchio e il nuovo, la scoperta dell’acqua calda, lo so.
    Però le nuove tecnologie ti offrono un piccolo aiuto, almeno nel mio caso. Tendo a leggere le novità in e-book, male che vada non mi ritroverò un libro in più sullo scaffale a sottrarre spazio a un classico più meritevole. 🙂

  2. è una verità universalmente riconosciuta che tutti i libri da leggere imposti con la forza nel periodo scolastico finiranno odiati vituperati e maledetti in ogni lingua possibile. Almeno finchè la scuola non finisce: la mia storia è praticamente da manuale, dato che in seguito a un’interrogazione andata male sulla lettura di orgoglio e pregiudizio sono stata arrabbiata con lei per tutto il liceo finché, una volta finita la scuola, è diventata la mia autrice preferita di sempre. Ora praticamente senza classici non posso vivere e tendo a preferirli molto spesso alle opere contemporanee( devo recuperare tutti gli anni trascorsi nell’odio XD): lo so che bisognerebbe bilanciare, ma mi sento più a mio agio coi miei amici polverosi che coi problemi quotidiani. Sarò nata nel momento sbagliato?XD

  3. stesso dubbio anche io, quando entravo in libreria non sapevo se prendere un classico o una nuova uscita, a volte per spaccare il capello bastava il prezzo di copertina, adesso ho trovato una via di mezzo, se non trovo nulla che mi interessi dirotto sull’acquisto di un classico contemporaneo, magari universale feltrinelli, qualche libro che ancora mi manca di Kertész, Oz, Yoshimoto, Coe, oppure altri tascabili contemporanei; il prossimo che prendo sarà Amatissima di Toni Morrison, un’autrice che stanno ristampando in nuove edizioni economiche; di Amatissima ho l’originale in lingua, lo acquistai nell’87, finalmente lo leggo in italiano

    http://www.luminarium.org/contemporary/tonimorrison/beloved.htm

  4. Classici, ma di che stiamo a parla’???
    Li compro voracemente e li leggo alla velocità di una lumaca… questo è il periodo meno opportuno per leggerli, devo essere sincera, perché non ho la mente per gestire tomi scritti con maestria e storie cariche di personaggi, dinamiche e situazioni politiche e sociali che meritano una forte attenzione.
    Ma i classici hanno quel fascino e quell’importanza che non va sottovalutata, li adoro e li preferisco.
    Ogni cosa consigliata al liceo dal prof l’ho comprata perché ne riconosco la ricchezza 🙂
    In libreria, quando entro, sono sempre attirata dallo scaffale dei classici… sempre loro, mi distraggo nell’ambito delle novità quando c’è qualcosa che sono certa mi interessi, di cui ho sentito parlare e di cui aspetto la pubblicazione.