Il Mein Kampf fuori diritti

(Photocredit: newyorker.com)

Cosa succede quando un testo fortemente marcato in senso storico e ideologico come il Mein Kampf diventa di pubblico dominio?
Le strade percorribili sono due: o lo si abbandona a se stesso in quanto indegno di considerazione per tutto ciò che di negativo incarna, oppure si sceglie di curarne un’edizione critica per restituirlo responsabilmente circoscritto e postillato al grande pubblico. 

Sono proprio questi i termini della controversia che sta animando in questi mesi le istituzioni tedesche in vista del fatidico 1 gennaio 2016, data a partire dalla quale, trascorsi 70 anni dalla morte di Adolf Hitler, chiunque potrà pubblicare legalmente il saggio simbolo del nazismo. Nato durante la prigionia di Hitler in seguito al fallimento del putsch di Monaco nel 1924 e passato dopo l’occupazione sotto la proprietà dello stato bavarese, il Mein Kampf non è più stato pubblicato in territorio nazionale.

Il timore maggiore, con l'approssimarsi della scadenza del copyright, non è tanto che questa comporti una maggiore diffusione del testo, già di per sé sufficientemente vasta grazie alla circolazione online (qualcosa era già stato detto qui) o alle edizioni mass market reperibili quasi ovunque, quanto piuttosto che determini un incremento di pubblicazioni a basso prezzo e prive di apparato critico sul mercato. Timore giustificato soprattutto alla luce della natura illeggibile del libro: ampolloso e privo di un filo conduttore, colmo di dettagli storici e ideologici aggrovigliati, rappresenta una massa talmente delirante da risultare ostica persino agli storici più esperti.

Alla luce di ciò, il governo dello stato bavarese ha deliberato lo stanziamento di mezzo milione di euro per la produzione di una nuova edizione del Mein Kampf supervisionata dall’Istituto di Storia Contemporanea e arricchita da ricerche su opuscoli, libri, giornali e altre fonti contemporanee da cui Hitler avrebbe attinto le sue idee: una monumentale opera di ricostruzione di tutto ciò che sta dietro al documento. Il fine educativo non si limita semplicemente a offrire un quadro di riferimento d'insieme ai lettori, ma si propone di evidenziare e criticare tutti i falsi storici con cui l’autore ha condito il suo prodotto, analizzandoli anche dalla prospettiva di ciò che è accaduto in seguito. Com’è facile immaginare, lo studio si trova a fare i conti con elementi concettuali raccapriccianti che non meriterebbero certo alcuna attenzione; se non fosse che, come sottolinea  lo storico alla guida del progetto Christian Hartmann, proprio questi elementi hanno segnato la storia. 

Mentre tutti gli altri scritti e discorsi di Hitler sono stati pubblicati in edizioni scientifiche, per il Mein Kampf è la prima volta che si procede a un lavoro di questo genere, e non senza difficoltà; la censura morale che ha gravato sul libro per tutti questi anni ne ha fatto una sorta di oggetto dalla valenza simbolica molto forte, che secondo molti andrebbe esorcizzata: «Parte del nostro lavoro consiste nel distruggere il simbolo», afferma Hartmann. Ma non è poi così facile, se lo stesso governo bavarese, dopo un incontro con i sopravvissuti dell’Olocausto in Israele, ha ritirato il suo sostegno al progetto, appoggiato in questa scelta dalla comunità ebraica di Monaco e dell’Alta Baviera ostile all'ipotesi di ripubblicare il testo in Germania.
Dal momento che il governo non ha (ancora) richiesto la restituzione dei fondi, l’Istituto sta attualmente continuando il lavoro, con l’approvazione dei convinti che finché sarà possibile reperire il libro online sarebbe senza dubbio molto più responsabile mettere sul mercato un’edizione storicamente attenta e curata, piuttosto che lasciarne ai lettori l’interpretazione. Inoltre, secondo il presidente dell’Agenzia federale tedesca per l’educazione civica Thomas Krüger, proprio la bassa qualità del contenuto renderebbe i giovani esenti dal rischio di 'contagio ideologico', per cui non ci sarebbe alcun pericolo nel trattare il volume come un qualunque altro documento storico.
Tra critiche e proposte, rimane senz'altro viva la consapevolezza di come possa essere controproducente e sconsigliabile ignorare la sensibilità del popolo tedesco per l'argomento.

Non è ancora chiaro dunque cosa accadrà con la scadenza del copyright nel 2016. Ma forse, se un Mein Kampf deve circolare, sarebbe opportuno che lo facesse sotto la supervisione di chi può aiutare il lettore a contestualizzarne il contenuto delirante. 

Oriana Mascali

Abusa come se non ci fosse un domani dell'espressione "come se non ci fosse un domani". Specializzata in letteratura francese per aver scoperto troppo tardi gli americani, ha una sola certezza nella vita: avrebbe voluto essere Francis Scott Fitzgerald, ma non lo è. Peccato. Comunque le sarebbe andata più che bene anche Sylvia Plath.

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