La necessità dei ghostwriter: da Zoella a Emis Killa

(photocredit: youtube)

 

Vi ricordate di Zoe Sugg? In Italia è praticamente quasi sconosciuta, ma il mondo del web la conosce come Zoella, vlogger inglese con 8 milioni di iscritti sul proprio canale YouTube e autrice di Girl Online, che nella sua prima settimana di uscita ha battuto ogni record vendendo oltre 78mila copie, più di Harry Potter, Il Codice Da VinciCinquanta sfumature di grigio. Qualche mese fa il grande successo di questo esordio è stato però offuscato da una rivelazione: il romanzo non è stato scritto da lei, ma da una ghostwriter. Indignazione, delusione, frustrazione, Zoella ci hai traditi. Ora però è arrivato l'annuncio del secondo libro che, chiarisce l'autrice, sta scrivendo da sola. 

Se ci fosse ancora qualche dubbio, è bene comunque ripetersi: non siamo tutti scrittori. È una cosa con cui bisogna convivere. Ognuno ha delle capacità proprie, peculiarità che lo rendono speciale, ma il saper scrivere non è un accessorio di base, se la tua professoressa del liceo amava i tuoi temi non vuol dire che tu sappia scrivere un buon romanzo, e nemmeno se i tuoi amici apprezzano i tuoi post su Facebook o i tuoi video su YouTube significa che sei in grado di farlo. È molto comune sentire frasi tipo: La storia ce l'ho già tutta in testa, dovrei solo scriverla o farla scrivere da qualcuno. Già, ma non è detto che questa storia sia meritevole di essere scritta, o letta. Non basta l'idea per fare gli scrittori, ma per pubblicare un libro talvolta basta essere famosi, ed è il caso di Zoella e di tanti altri prestati alla narrativa, tra cantanti, attori, giornalisti, politici eccetera. È ingiusto, è immorale, è quello che vi pare, ma è la realtà. Nessun editore verrà da voi, se siete dei perfetti sconosciuti, a proporvi di scrivere un libro e magari di farvi aiutare a scriverlo se non siete capaci di farlo da soli. 

Molti ci sono rimasti male scoprendo che non è stata Zoella a scrivere Girl Online, ma la ghostwriter Siobhan Curham. La vlogger venticinquenne, sotto attacco, si era difesa dicendo: «Tutti hanno bisogno di aiuto quando provano qualcosa di nuovo. La storia e i personaggi di Girl Online sono miei». Ora però è stato annunciato che il secondo romanzo, che uscirà in autunno, lo sta scrivendo da sola, aiutata dall'editor della Penguin, Amy Alward (qui Zoella ha chiarito come stanno lavorando). È una notizia di cui essere contenti o per cui provare soddisfazione? Non necessariamente. Non ho letto il primo romanzo e non so dirvi se la Curham abbia fatto un buon lavoro mettendo per iscritto le idee di Zoella, ma il fatto stesso che sia stato richiesto il suo aiuto è significativo. E non c'è niente di male, chiariamoci. I personaggi celebri prestati alla scrittura si affidano sistematicamente a dei ghostwriter, perché spesso si tratta di libri commissionati, ed è dato per scontato e assodato il fatto che non siano in grado di farlo da soli (poi invece ci sono quelli che credono di saper scrivere, oltre che cantare e recitare e fare altre cose, e capita diano in pasto ai lettori letture imbarazzanti).

Vogliamo discutere su quanto sia giusto o sbagliato far scrivere/pubblicare dei libri a dei non-scrittori il cui unico merito è essere famosi per altri motivi? No, non vogliamo. Emis Killa ha pubblicato un'autobiografia (Bus 323. Viaggio di sola andata, Rizzoli) e non ha avuto problemi a dire che qualcuno lo aiutato a mettere insieme le idee. L'altro giorno, alla fiacca serata televisiva del fiacco #ioleggoperché è intervenuto anche lui, parlando di Bukowski con una semplicità e un'umiltà ammirevoli. A molti dei parrucconi del pubblico e forse agli impolverati telespettatori sarà sembrato banale e arrogante, ma io pensato che se ci andasse Emis Killa a parlare di libri e di letteratura in tv e anche a scuola, anziché Fazio, più di qualcuno si incuriosirebbe e comincerebbe a leggere, passando magari a un altro libro e a un altro ancora.

Un fan di Zoella la adora e compra il suo romanzo. Cos'è importante? Anzitutto che la lettura non sia una schifezza, che il libro sia scritto decentemente e che la storia sia in linea con le aspettative del lettore. E magari in questo modo il fan di Zoella che era entrato in libreria per la prima volta avrà il piacere di tornarci ancora, provare con il libro di un altro personaggio celebre, poi magari andarsi a leggere il libro nominato in uno di questi libri, e via così. Se per ottenere tutto ciò è necessario l'intervento di un professionista della scrittura, qual è il problema? Meglio che, scegliendo di leggere un libro di una non-scrittrice, il lettore si ritrovi tra le mani qualcosa scritto almeno decentemente, che una schifezza assoluta. Invece l'ipocrisia ha la meglio. Zoella si sarà sentita ferita, alla Penguin pure, ed ecco che ora hanno messo di mezzo l'editor, che di fatto sta facendo dal vivo quello che ha già fatto la ghostwriter col primo libro, cioè mettere in pagina le idee di Zoella, magari aiutandola a scrivere qualche capitolo, suggerendole come usare gli strumenti della scrittura. È curioso che Zoella impari a scrivere scrivendo il secondo libro, ma magari ne viene fuori qualcosa di decente e siamo tutti contenti, lei per prima, avendo imparato a fare una cosa nuova. 

Appellandosi a ragioni di principio, Girl Online non dovrebbe esistere, ma non dovrebbe esistere neanche il canale di YouTube in cui Zoella parla dei fatti suoi e non dovrebbero esistere praticamente gran parte delle cose con cui sosteniamo le nostre giornate quotidianamente. Non sono d'accordo quando si polemizza sul fatto che, vista la sua influenza, Zoella e gli altri celebri vlogger dovrebbero prestarsi a cause più alte, perché si tratterebbe di improvvisarsi ciò che non si è, probabilmente farsi strumentalizzare e oltretutto mandare messaggi sbagliati, non avendo la giusta preparazione se non per fare quello che già si fa, e con un indiscusso successo. Ecco, scrivere da sola il secondo libro equivale a dar ragione a chi polemizza con lei e con il suo successo, piegarsi alle pretese di chi ti schifa ma non puoi opporsi a te e quindi può solo renderti come preferisce e gli conviene che tu sia. Non siamo nati tutti per scrivere, né siamo tutti nati per parlare di cose serie e profonde. Essere influenti in rete non obbliga a smettere di essere leggeri. Chi ve lo dice sta mentendo ed è condannato a rimanere fermo dov'è, appesantito dalle sue stagnanti convinzioni. 

Andrea Camillo

Si è laureato in Italianistica per correggere i congiuntivi ad amici e parenti, ma sta ancora aspettando un cesto di Natale dalla Crusca. Nel frattempo scrive storie e finge di non annoiarsi troppo,

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