Lampedusa come esempio

(photocredit: morescolampedusa)

 

La notizia sta circolando già da un po' e, a quanto sembra, le conseguenze non si sono fatte attendere. Il sindaco di Lampedusa, Giusi Nicolini, ha twittato un appello diretto e inequivocabile: «Lampedusa non ha una biblioteca e neppure un negozio dove potere acquistare libri. Voi ci vivreste in una città dove non è possibile comprare libri? Io non ci credo! Quindi se in giro per casa avete libri, di qualsiasi genere, che non leggete o avete già letto e di cui volete sbarazzarvi, aderite all'iniziativa.» Così è scattata subito la mobilitazione a cavallo dei social network, con il gruppo Libri per Lampedusa su Facebook e l'hashtag #Lampedusalegge.

Ecco, vi dirò che questa storia mi ha dato molto da pensare. Di solito Lampedusa, nella cronaca e nell'immaginario, va a braccetto con parole come clandestini, immigrati, gommoni, Bossi-Fini e via dicendo. Poi basta andare su Wikipedia per scoprire cose interessanti, del tipo che è il centro abitato più meridionale d'Italia e che l'isola è in realtà più vicina alle coste tunisine che a quelle nostrane. Si può apprendere anche che era una base utilizzata come approdo dai pirati arabi, che i principi Tomasi (sì, gli antenati dell'autore del Gattopardo) vi introdussero dei cervi e che Claudio Baglioni ogni settembre vi organizza un festival intitolato O' Scià volto espressamente a ricordare il problema dell'immigrazione clandestina. Mica male per un isolotto di appena seimila abitanti. Eppure ecco che grazie all'appello-denuncia del sindaco Nicolini si viene a sapere che a Lampedusa non c'è una biblioteca, né una libreria. Non so voi, ma su di me le isole esercitano sempre un fascino particolare, forse a causa della letteratura che in ambiti insulari spesso riesce a dare il meglio di sé. E poi cavolo, Lampedusa è un'isola mediterranea, crocevia culturale, esotica e familiare allo stesso tempo. Lampedusa trasuda cultura, porca miseria! Ma i suoi abitanti non hanno uno straccio di posto dove comprare o prendere in prestito dei libri. Per carità, il modo per procurarseli ce l'avranno, ma l'esternazione del sindaco evidenzia una situazione che ha dell'incredibile. 

Fortunatamente una volta tanto si riescono a utilizzare Facebook e Twitter in modo utile. Perché è sempre bello starsene qui davanti al monitor a fare gli splendidi e a parlare di libri, di ho letto questo hai letto quello, poi però scopri che ci sono cittadini del tuo Paese che non hanno nemmeno una biblioteca e che, se il sindaco non lo avesse denunciato via web, probabilmente nessuno se ne sarebbe accorto, né tanto meno interessato. Invece ora, e meno male, ci si è attivati alla grande per riportare tutto alla normalità e dare a Lampedusa quello che è di Lampedusa, cioè la cultura. Ebbene, grazie alle donazioni si sta cercando di aprire una biblioteca che permetterà agli isolani di poter leggere senza dover andare ogni volta sulla terraferma, perciò viva Lampedusa, viva i libri, viva Giusi Nicolini e viva i social network. Probabilmente, però, Lampedusa non è l'unico caso di centro abitato ad asciutto di libri. È un caso che fa effetto perché si tratta di un'isola e l'idea di distacco e separatezza, quindi di abbandono, sorge facilmente. Tuttavia non sarebbe male se anche i sindaci e i cittadini di altre città che si trovano nella stessa situazione seguissero l'esempio dei lampedusani, i quali hanno dimostrato che in questo Paese tendiamo un po' ad addormentarci e, per pigrizia, a dover essere svegliati. Però una volta ridestati qualcosa diamo prova di saperla fare e chissà che in futuro non si riuscirà a rimanere con gli occhi bene aperti, e rivolti non solo sui soliti luoghi comuni. 

Andrea Camillo

Si è laureato in Italianistica per correggere i congiuntivi ad amici e parenti, ma sta ancora aspettando un cesto di Natale dalla Crusca. Nel frattempo scrive storie e finge di non annoiarsi troppo,

1 Commento
  1. Queste iniziative mi lasciano sempre perplesso: tutti i comuni d’Italia hanno fondi per le biblioteche, quelli di Lampedusa dove sono finiti?