Le armi di Beppe Fenoglio

(photocredit: lettera43)

 

Proprio ieri ho intercettato una notizia che, oltre a essere degna di attenzione per il suo contenuto storico-letterario, ha suscitato in me immagini potenti difficilmente evocabili, o almeno non così spesso, da un articolo di giornale. Leggevo su Repubblica del ritrovamento ad Alba delle armi con cui Beppe Fenoglio ha combattuto come partigiano. Ma esse sono anche le armi utilizzate da Milton, il protagonista di quel favoloso romanzo che è Una questione privata.

Si tratta, per chi ne capisce qualcosa, di una carabina M1 calibro 30 e di una pistola Colt 45 automatica. A scoprire il fagotto in un vecchio armadio della casa materna è stata Margherita Fenoglio, figlia dello scrittore, che alla Stampa racconta: «Ho notato una gobba e ho iniziato a srotolare quello strano involucro. Quando ho intravisto la punta, ho capito tutto e ho iniziato a piangere per l'emozione. A cinquant'anni dalla sua morte, aveva appeno ritrovato le armi di mio padre, Beppe Fenoglio. Avevo davanti agli occhi le armi del Partigiano Johnny.» Come è noto, l'autore prese parte personalmente alla Resistenza in Piemonte e questa esperienza fu materiale inesauribile per la sua intera produzione letteraria, interrotta bruscamente a causa della morte improvvisa che colse Fenoglio nel 1963. 

Nel cinquantesimo anniversario della sua morte, questo ritrovamento ha ovviamente un sapore particolare. Qualcuno può vederci una storia come tante altre, dal momento che l'Italia è piena di armadi, cassetti con doppio fondo, cantine e soffitte dove riposano indisturbate le armi degli ex partigiani. Ferraglia mal funzionante, forse, o testimoni silenziosi che raccontano la Storia di due sole generazioni fa, tanto prossime e tanto lontane. Così Margherita Fenoglio che si imbatte nelle armi paterne, le armi che hanno partecipato contemporaneamente alla Resistenza e alla letteratura italiana, mi ricorda Jacopo Alighieri che, guidato in sogno dal padre, ritrova gli ultimi tredici canti del Paradiso nella nicchia ammuffita di una parete. Certo, da una parte c'è la storia di cui, se provassimo ad abbassare la voce, riusciremmo a sentire ancora i rumori, dall'altra c'è un racconto di quasi settecento anni affidabile come lo sono le leggende. La scoperta di Jacopo, vera o finta che sia, ha permesso all'epoca di tramandare la Commedia fino a oggi, mentre la scoperta di Margherita Fenoglio è capace di ridare voce a una storia che non deve correre lungo molti secoli per tornare a sollecitare la nostra attenzione e che, anzi, può subito farsi forza in un affascinante intreccio con le avventure di Johnny e Milton, che poi sono le avventure di Fenoglio e di buona parte dell'Italia. Uno «strano involucro», dunque, può prepotentemente ripotare in vita la memoria di un padre, di un partigiano e di uno scrittore, ma può anche ricordare a noi lettori che spesso dietro ai romanzi ci sono storie più potenti dei romanzi stessi, e che spetta a noi la fortuna o il dovere di ritrovarle. 

Andrea Camillo

Si è laureato in Italianistica per correggere i congiuntivi ad amici e parenti, ma sta ancora aspettando un cesto di Natale dalla Crusca. Nel frattempo scrive storie e finge di non annoiarsi troppo,

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