Lo strano caso dell’autobiografia di Harper Lee

Quello che ricordiamo di fondamentale nella vita di Harper Lee (vero nome Nelle, ma l'accoppiata al cognome le sembrò subito dal suono troppo dolce) risale, facendo due conti, a più di cinquant'anni fa. Già, perché è del 1960 il suo To Kill a Mockingbird, Il buio oltre la siepe, il libro che in qualche modo ha aggiunto la sua dose di cambiamento alla coscienza collettiva degli Stati Uniti del secondo dopoguerra. È il romanzo dei diritti civili, il più letto e commentato, secondo solo alla Bibbia dall'altra parte dell'Atlantico. E poi il Pulitzer, nel 1962 i tre Oscar del film di Alan Pakula con Gregory Peck. Ancora oggi Il buio oltre la siepe è in libreria, vende al ritmo di un sempreverde bestseller e noi lettori, frequentatori di pagine cartacee e motori di ricerca non ce ne stupiamo, basta digitare il titolo su Google per rendersene conto. Chi non l'ha letto lo conosce per sentito dire, per fama acclamata in mezzo secolo di letteratura. Che piaccia o meno è discorso di altra sede. C'è chi dice che dietro alla scrittura del libro ci sia stato Truman Capote, così come Harper in qualche modo avesse il suo ruolo nell'operazione A sangue freddo: dal libro reportage al film e oltre. Il legame dei due, d'altronde, era forte già dall'infanzia comune a Monroeville. Misteri, comunque, di un'altra storia. 

La girandola di successo dell'unico (sì, unico) romanzo di Harper Lee non si è arrestata nel tempo. La vita pubblica della scrittrice invece sì. Interviste a raffica e celebrità fino al 1964, poi più nulla o quasi. Torna nel profondo Sud, una capatina ogni tanto tra New York e Monroeville, una fugace apparizione pubblica (con Bush, nel 2007). Nei cinquant'anni trascorsi dalla percezione del successo, Harper Lee si è dileguata dal radar mediatico. L'unico punto saldo in tutto questo tempo, oltre gli acciacchi degli 88 anni compiuti, è stato ed è il rapporto con la sorella Alice, che fino al 2011, a 99 anni, ha parlato a suo nome. 

Di questo rapporto intimo tra sorelle e di una vita declinata nell'intimità del quotidiano, ha voluto scrivere Marja Mills, giornalista del Chicago Tribune, con l'autobiografia The Mockingbird Next Door, pubblicata in questi giorni per Penguin Press. Secondo l'autrice e il suo editore, il libro è stato scritto con la partecipazione e l'approvazione di Harper Lee e di sua sorella Alice. Ma la scrittrice, rompendo il silenzio con la stampa lungo decenni, ha scritto personalmente una lettera, pubblicata da Entertainment Weekly, in cui nega di aver dato qualsiasi benedizione alla pubblicazione di The Mockingbird Next Door. Nella lettera si legge che l'autobiografia è stata realizzata dalla Mills utilizzando falsi pretesti, che Harper Lee aveva messo in evidenza già nel 2011: «Non ci volle molto per scoprire la vera missione di Marja. Sono ferita, amareggiata, arrabbiata, ma non sorpresa». Dopo la lettera di Lee, la Penguin Press e Mills hanno ribadito le loro posizioni. La casa editrice ha affermato di essere orgogliosa di pubblicare The Mockingbird Next Door, definendolo «un lavoro d'amore» da parte della Mills. In una lettera, pubblicata sempre da Entertainment Weekly, la Mills ribadisce che le sorelle erano consapevoli dell'autobiografia e che l'amicizia con la giornalista è durata anche dopo la sua permanenza di 18 mesi a Monroeville. Ma anche dinanzi a una dichiarazione firmata dalla sorella Alice Lee alla Mills nel 2011, la Lee ribadisce «Capisco che la signora Mills ha una dichiarazione firmata dalla mia anziana sorella in cui si dice che ho collaborato con questo libro, ma mia sorella aveva 100 anni all'epoca. State tranquilli, finché io sono viva qualsiasi libro che rivendica la mia partecipazione è una falsità».   

Luigi Mauriello

È un romantico nel senso fitzgeraldiano del termine. Nella vita scrive, beve caffè, va a caccia di refusi sulle locandine dei trasporti pubblici. Dategli uno spunto d'appoggio e con un paragrafo vi salverà il mondo.

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