Melissa P. scriverà un libro sull’Isola dei famosi

Prima che la letteratura erotica o pseudo-erotica diventasse appannaggio esclusivo delle cinquantenni col vizio del bondage, parecchi anni fa ci fu una ragazzina siciliana che fece la fortuna di Fazi e che impacchettò un best-seller destinato a fare epoca. Parliamo di Melissa P. (che poi basta con questa P, visto che è grande e grossa e di cognome fa Panarello) e di 100 colpi di spazzola prima di andare a dormire. Con gli anni, visto che il successo dà e il successo toglie, la Panarello ha visto la propria stella letteraria offuscarsi un po', ma ha comunque fatto un sacco di altre cose. L'ultima è l'Isola dei famosi, da cui è stata eliminata proprio di recente e che le ha dato l'ispirazione per un nuovo libro.

Voi rabbrividite e pensate che io sia un ciarlatano, perché mettere nello stesso contenitore la letteratura e le chiappe in perizoma che si tirano i capelli per una porzione di latte di cocco è pura blasfemia. Ma proviamo a fare uno scatto in avanti, a concepire l'inconcepibile. Melissa Panarello, dicevamo, dopo l'esordio travolgente del 2003 non ha più replicato con titoli di analoga rilevanza mediatica. Ha pubblicato una lettera aperta al cardinal Ruini, si è dedicata all'astrologia anche in televisione, ha condotto Mistero, ha scritto per diverse testate, conducendo anche un reportage per Sette sul sesso in Italia, ha scritto altri romanzi (Tre, per dire, lo ha pubblicato Einaudi) e anche un'autobiografia intitolata La bugiarda

Poi ecco che, tra Rocco Siffredi e Fanny Neguesha, anche lei figura nell'elenco dei celebri naufraghi della nuova edizione dell'Isola dei famosi, il reality che ha regalato alla storia della televisione pagine immortali come questa e che, a quanto sembra, è in grado di stimolare la creatività letteraria dei suoi concorrenti. Eliminata dopo appena 22 giorni, Melissa ha raggiunto come ospite il salotto della dottoressa D'Urso, alla quale ha annunciato che sta scrivendo un nuovo libro (scatenando la facile ironia di Twitter). Ma come, un romanzo? Tipo la versione narrativa di Selvaggi o la versione reality del Signore delle mosche con Andrea Scanu al posto di Piggy?

In realtà si tratterebbe, specifica l'autrice, più di un «racconto sul "dietro le quinte"» e una «condivisione caleidoscopica e silenziosa di avvenimenti». Va be', per giudicare bisogna leggere, quindi finché Melissa non scrive non possiamo conoscere la bontà del risultato. Invece ciò che è interessante, ora come ora, è il contesto. Una scrittrice obbiettivamente un po' appannata partecipa a un reality show riservato a vip o pseudo-vip caduti un po' in disgrazia. Lo fa per impennare le vendite dei suoi libri? Per rosicchiare lettori tra i telespettatori? Non lo sappiamo. Fatto sta che appena torna annuncia il nuovo libro, il che è okay. Tutto calcolato, tutto marketing, tutti cattivi. Possiamo vederla però anche dall'altra prospettiva, quella un po' più ingenua e speranzosa. Una scrittrice in crisi accetta di partecipare a un'esperienza decisamente particolare che può diventare un serbatoio eccezionale di idee e spunti per un bel po' di storie. Tipo la letteratura che sfrutta la televisione, però in senso buono.

Sarebbe così malvagio? Siamo sopravvissuti a Masterpiece e all'Académie Balzac, quindi ormai abbiamo le spalle larghe. Qui non si tratta di difendere o attaccare Melissa Panarello, eh, si tratta di scrollarsi di dosso un po' di pregiudizi per capire se nel mucchio di robaccia si riesce a trovare qualcosa di interessante. Certo, la televisione e i reality sono una cosa talmente anni duemila da apparire ormai preistorici, ma qui è una questione di metodo, di intrecciarsi di due canali, quello scritto e quello televisivo, per vedere se ne può uscire qualcosa di buono. Occhio, la probabilità che tutto quanto qui sia molto più terra terra e poveramente commerciale resta alta, ma a me piace immaginare che la possibilità di sfruttare a proprio vantaggio il tendone dell'Isola dei Famosi, di Barbara D'Urso e simili, traendone una storia da raccontare, non sia un'assurdità. Ovviamente la storia deve essere interessante, altrimenti torno a guardarmi Enzo Paolo Turchi che prende noci di cocco in testa e tanti saluti. 

Andrea Camillo

Si è laureato in Italianistica per correggere i congiuntivi ad amici e parenti, ma sta ancora aspettando un cesto di Natale dalla Crusca. Nel frattempo scrive storie e finge di non annoiarsi troppo,

6 Commenti
  1. Leggo e rifletto. Intendo leggo questo articolo e rifletto, non che in generale leggere permetta troppo di riflettere o divertirsi, emzionarsi: ed ecco che torno in tema.
    MI chiedo soprattutto come l’autrice di UN libro di discreto success possa ancora pubblicare dopo anni di silenzio e di “divertenti” partecipazioni a programmi tv in qualità di astrologa.

    Quale casa editrice dovrebbe credere in questo progetto sapendo che il prodotto finale riguarda il dietro le quinte di un organizzatissimo e mediatico naufragio?
    Quali interesanti segreti, risvolti emozionali potranno riservare quella pagine seppure ben romanzate? Forse dovremo pensarlo come un libro divertente, ironico?

    Non riesco a pensarci proprio, in realtà, o forse la verità è che vorrei non pensarci e non certo per altezzose pretese letterarie ma perché sono stanco di pagare decine di euro per deludentissimi libri che sono straletti e stra pubblicizzati per moda, perché di questo si parla anche per autori pluri pubblicati.

    Ovvio che il mondo editoriale non sia tutto così ma ritengo che sarebbe giusto evitare di scrivere news, perdonatemi, riguardanti chi ha già dimostrato scarse doti in questo campo. Potremmo star qui a leggere la recensione di questo libro, a rallegrarci se fosse un buon libro (e non una modaiola supercazzola di luoghi comuni”), ma non certo a leggere news di deludenti autori che scriveranno i retroscena di un realitu alla ennesima deludente edizione, partecipato da deluse e decadute star.

    Perché, perché dare risalto a tutto questo caro Finzioni?
    E’ aggiotaggio culturale, ne sono certo non voluto da voi, ma in parte, purtroppo, colpevolmente da voi indotto.

    Massimo

  2. @Massimo Riguardo alla possibilità di pubblicare dopo il successo dell’esordio e dopo tutto ciò che ha fatto negli ultimi anni, io credo che non ci siano impedimenti di alcun tipo, dal momento che tutti siamo liberi di fare ciò che vogliamo e che, malgrado i gusti, i margini di manovra di Melissa Panarello non penso abbiamo freni particolari.

    Sul racconto, come ho scritto, non avendo ancora un riscontro non è lecito parlare della bontà, visto che sarebbero solo congetture. Non sono d’accordo, poi, sul dover evitare di scriverne. Nessuno lo ha imposto né a me, né a Finzioni (quindi sì, l’argomento dell’articolo è in tutto e per tutto voluto da noi) e penso che parlare di aggiotaggio culturale sia eccessivo, perché qui si invitava a una riflessione, non c’era il benché minimo intento pubblicitario o speculativo e soprattutto non si stanno dando notizie false.

    A ogni modo grazie per la riflessione e il contributo 🙂

  3. Ciao Massimo,

    anzitutto grazie per aver esposto le tue perplessità con molta gentilezza. Purtroppo non accade spesso che le voci contrarie si rivolgano all'"imputato" con indulgenza, e quindi ti ringraziamo nuovamente per averlo fatto.

    Le nostre News cercano di spaziare il più possibile, alternando contenuti più "nobili", se così vogliamo definirli, a informazioni su realtà un po' più popolari. Il fatto è che, volenti o nolenti, l'annuncio di Melissa Panarello rientra in quelle che possiamo definire "novità" per quanto riguarda il panorama editoriale nostrano. Questa è una rubrica di notizie, e purtroppo o per fortuna, anche in questo caso di notizia si tratta.

    Ma il motivo per cui abbiamo fino ad ora dato spazio anche a questo genere di novità editoriali, oltre a quanto appena detto, è che a Finzioni ci siamo sempre fatti promotori della cosiddetta "teoria dei sei gradi di separazione": leggere un libro, seppure scadente e con la sola finalità di pubblicizzare sponsor, non solo è meglio di non leggere affatto, ma può essere il pretesto perfetto per passare poi a contenuti letterari magari un po' più "nobili".

    Detto questo, la nostra opinione in merito a Melissa Panarello probabilmente non si discosta dalla tua. Nonostante ciò che possiamo pensare, ad ogni modo, libri come "100 colpi di spazzola" si sono rivelati profetici rispetto a quel filone sessual-letterario che tanto suscita interesse e scalpore oggi, e che altro non è se non un diretto discendente dei romanzi rosa.

    Il panorama letterario italiano ci piace, ci soddisfa, ci rende fieri ed orgogliosi di essere la Patria di Dante e di Petrarca? Spesso no, e tuttavia non abbandoniamo la nave.

    Ovviamente abbiamo a cuore l'opinione dei nostri lettori (soprattutto di quelli gentili!) Scherzi a parte, ti ringraziamo per la tua riflessione e, nel nostro piccolo, cercheremo di limitare il più possibile le notizie innecessarie, specie se poco gradite.

    Silvia Dell'Amore e Sara D'Agostino

  4. Ciao e grazie per le risposte.
    Nessuna vera accusa da parte mia rispetto al vostro essere prezzolati, per carità.
    C’è però da riflettere sul fatto che fra emergenti sconociuti e sedicenti famosi preferirei i primi e vi assicuro che su web cercando blog che replicano quanto uscito per autopubblicazione magari, su carta, c’è da scegliere.
    Ovvio che ognuno possa fare e scrivere quello che vuole (rispondo al commento di Andrea Camillo), ma dirlo mi pare un po banale, senza volerti offendere.
    Il punto è che questi personaggi “famosi” godono di possibilità infinite nonostante tonfi e ritonfi storici.
    Sul fatto che 100 colpi ecc sia stato effettivamente precursore di un filone ho i miei dubbi. Validi scritti sul genere erotico (penne famosissime e meno) ce ne erano prima, molto prima. La novità introdotta da quel libro e da 50 esagerazioni di ogni colore quale sarebbe stata?
    L’unica news sul tema è stata che in qualche modo l’avvenuto sdoganamento di un genere a colpi (altro che 100), di banalità, stupore per poco e pubblicità ossesivo compulsive.
    Un saluto

  5. Caro Massimo-sempre-gentile (perdona se reitero, ma è inusuale!), sul discorso della notorietà non posso darti torto. Così come sul fatto che, con ogni probabilità, vi siano centinaia di blog, autopubblicazioni e fanfiction assolutamente validi da un punto di vista “scrittorio” e narrativo (così come però suppongo ve ne siano altrettanti che la Panarello “je spiccia casa”, banalità che però a mio avviso va sempre tenuta presente).

    Ciò detto, ribadisco che per noi avere un riscontro da parte dei lettori è molto importante. So che nel tuo commento non vi erano accuse, e a maggior ragione sottolineo che faremo il possibile per proporre contenuti interessanti e pertinenti senza venir meno al nostro obiettivo, come appunto ti sottolineavamo, di spaziare il più possibile. 🙂

    Grazie ancora!

  6. Io invece credo che Camillo abbia una relazione con la Panarello, ed ecco spiegato il vero motivo dell’articolo. Un po’ come Roversi e la Boggio. Non ho parole!
    E invece da quel “Ciao Massimo” ho il sospetto che la D’Agostino se la intenda con Massimo S. Ragazzi datevi una calmata, per cortesia!