Sad Night Live: la notte dei libri tristi che fanno felici

Che ne dite di passare una serata tristissima questa domenica?
Anche no, direte voi, che diavolo di proposta è?! Lasciatemi spiegare…. non vi sto invitando a sorbire minestrone sul divano di vostra nonna davanti a una puntata di Quinta Colonna, non lo farei mai. Vi sto invitando a partecipare a un evento molto bello che si terrà dalle 19 sui Navigli, al Twist On Classic di Ripa di Porta Ticinese: la Sad Night Live in Milan.

Come funziona? Tutto quello che vi si chiede è di portare con voi il vostro libro triste del cuore, le pagine nelle quali vi rifugiate nei momenti di sconforto, e di leggerne qualche riga ad alta voce, gesto di per sé catartico, in compagnia di altre persone come voi (dove per come voi si intendono tante cose, necessariamente amanti di libri, non necessariamente malinconici). Ma non spaventatevi, la serata promette di essere molto più divertente di una terapia di gruppo, perché ci saranno tante persone da conoscere e pure dei cocktail a tema. 

Dietro l’iniziativa, come avrete intuito, ci sono quelli di Sad Books Make Me Happy, un sito ormai cult che si autodefinisce una lista di libri nella cui tristezza trova conforto la nostra malinconia, lista in progress alla quale tutti potete contribuire con le vostre segnalazioni tra le quali verrà scelto e postato un libro a settimana.
Che i libri tristi siano un toccasana per la nostre inquietudini o tristezze al punto da renderci felici sembrerà ad alcuni un concetto bizzarro, ma io l’ho sempre sostenuto e ricordo che quando il nostro David Foresi ha intervistato Francesco Guglieri, fondatore del sito, ho pensato che questa cosa fosse geniale. L’iniziativa nasce qualche anno fa prendendo ispirazione da un tumblr basato sullo stesso principio, ma applicato alla musica, Sad Songs Make Me Happy, che non può trovare una migliore descrizione di questo dialogo tra Charlie Brown e Violet.

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Va da sé che esiste anche la versione cinematografica, l’ultimo nato della triade: Sad Movies Make Me Happy, dedicato a chi non ama le storie a lieto fine. E credo che non siamo in pochi. In quanti infatti si sono riconosciuti nella vignetta sopra? In quanti hanno sentito il bisogno di mettere in loop Battisti dopo una rottura? Oppure di guardare per l’ennesima volta un film strappalacrime – il mio è Forrest Gump – in un momento di down? 
Tutti noi lo abbiamo fatto almeno una volta, alla ricerca di empatia  o catarsi, con la sensazione di dissolvere la nostra tristezza in quella degli altri e che il nostro dolore, reso universale e eterno dall’arte, non fosse più solo nostro e quindi più sopportabile. 

Chiunque non sia a Milano, può partecipare dal proprio divano domenica sera, che è notoriamente e inequivocabilmente la sera più triste della settimana. Come? Infilatevi il pigiamone, chiamate a raccolta i vostri coinquilini, fidanzati, gatti o pesci rossi e leggete ad alta voce qualche riga così bella e così triste da farvi bene. Quale sarebbe la vostra scelta? Qual è il vostro libro triste? 
Vi lascio con il brano che leggerei io, tratto da un libro che ho adorato un anno e mezzo fa in un periodo che tutto si può dire tranne che felice. So it goes

Billy è andato a dormire che era un vedovo rimbambito e si è risvegliato il giorno delle sue nozze. Ha varcato una soglia nel 1955 ed è uscito da un'altra nel 1941. È tornato indietro da quella porta e si è ritrovato nel 1963. Ha visto molte volte la propria nascita e la propria morte, dice, e rivive di tanto in tanto tutti i fatti accaduti nel frattempo.

(da “Mattatoio n.5 o La Crociata dei Bambini”, Kurt Vonnegut, 1969)

 

Francesca Modena

Francesca Modena, nata a Modena, vive e lavora a Modena. Si alza all'alba per scrivere e correre. È fermamente convinta di essere giovane.

1 Commento
  1. Peccato aver letto solo di lunedì mattina l’articolo. Io avrei portato “A un cerbiatto somiglia il mio amore”, di David Grossman.