Scarlett Johansson risarcita per la sua sosia letteraria

(photocredit: cinerunner)

Ah, gli scrittori… Tra di loro c'è sempre qualche marpione che con la scusa del suo libro prova ad attirare su di sé gli occhioni di qualche bella signorina. La mossa migliore per fare colpo? Ma è ovvio, ritagliare alla donzella in questione una parte nel romanzo, magari utilizzandola come musa per un personaggio. Forse però Grégoire Delacourt ha sparato un po' troppo in alto, scegliendo Scarlett Johansson.

Vi avevamo già parlato qui della questione legale nata attorno a La première chose qu'on regarde, il romanzo del galletto Delacourt in cui figura una ragazza che viene scambiata per Scarlett Johansson, essendone la sosia. Alla diretta interessata in carne e ossa, però, l'idea di apparire in un romanzo non è piaciuta molto, e si era finiti tutti in tribunale. L'autore, che la nostra Michela Capra ha definito «puttana intellettuale», ci aveva addirittura scherzato su. Secondo lui Scarlett doveva madargli dei fiori, contattarlo per prendere un caffè insiemeOui, proprio un caffè insieme. È probabile, tuttavia, che sia per i fiori sia per il caffè l'audace Delacourt dovrà aspettare un po', visto che la corte francese ha dato ragione all'attrice, risarcendola per quanto accaduto.

Ma come? Il n'est pas possible. Lui aveva scelto Scarlett come «archetipo della bellezza femminile». Ci deve essere stato un malinteso, forse lei non ha letto il romanzo, ancora non disponibile in inglese. Certi che sia la newyorkese sia il resto del mondo potranno farsi una ragione per aver mancato questo cruciale appuntamento letterario, è bene spiegare dov'è il problema. Non è tanto la sosia di per sé ad aver infastidito l'attrice di Match point. Sono le affermazioni false sulla sua vita privata che sono state considerate diffamatorie. E il giudice francese ha dato ragione alla parte lesa. 

Di sicuro c'è ancora un bel po' da fare per gli avvocati delle due parti, perché faccende come queste permettono interpretazioni e ribaltamenti. Vale di più la libertà di uno scrittore di scrivere ciò che vuole o quella di una persona, seppur famosa, di decidere quando e se essere disturbata per scopi commerciali? Sì, dai, perché qui – con tutto il rispetto per l'autore e anche per la Salani che lo ha portato in Italia – a occhio e croce non parliamo di Madame Bovary, è bene specificarlo. Il Delacourt, che nasce pubblicitario per poi diventare scrittore di best-seller, con il romanzo galeotto ha venduto oltre 150mila copie, mentre il precedente, Le cose che non ho, è arrivato a 500mila, con tanto di adattamento teatrale e cinematografico. Si sa che querelle di questo tipo fanno in realtà soltanto che bene, in termini vendite e pubblicità. Ad alcuni Scarlett potrà sembrare troppo suscettibile, per altri è il buon Grégoire ad aver fatto il furbo. In ogni caso, quando la fai fuori dal vaso è bene che qualcuno te lo faccia notare.   

Andrea Camillo

Si è laureato in Italianistica per correggere i congiuntivi ad amici e parenti, ma sta ancora aspettando un cesto di Natale dalla Crusca. Nel frattempo scrive storie e finge di non annoiarsi troppo,

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