Sherlock Holmes è un uomo (quasi) libero negli USA

Sherlock Holmes non è più protetto da copyright. Una sentenza del giudice federale dell’Illinois, Rubén Castello, ha posto fine alla disputa partita dalla causa intentata da Leslie S. Klinger, avvocato, editore e studioso dei romanzi di Doyle che nel febbraio scorso si era visto negare dalla Conan Doyle Estate Ltd il diritto di pubblicare In the Company of Sherlock Holmes, una raccolta di storie ispirate al celebre investigatore.

Prima della decisione di Castillo, solo le ultime 10 storie conservavano i diritti d’autore negli Stati Uniti, il resto del canone era di pubblico dominio ma era proprio quella decina ad essere impugnata dagli eredi per riscuotere i diritti su ogni rivisitazione letteraria e cinematografica.

Con la sua sentenza Castillo ha dichiarato illegittima la rivendicazione precisando che a perdere il copyright non è il personaggio in sé ma gli elementi caratteristici che compaiono nei 4 romanzi e 46 racconti pubblicati prima del 1923. Gli elementi ancora protetti e quindi sottoposti alle disposizioni degli eredi, sono quelli presenti nelle opere pubblicate tra il 1923 e il 1927. In pratica si potrà dire che Holmes è dedito alla cocaina e abita a Baker Street con Watson ma non si potrà fare parola delle circostanze del ritiro dalla professione o del secondo matrimonio, poca cosa comunque, "talmente insignificante da non avere alcun valore" a detta di Klinger, che sul suo blog ha stilato una lunga lista degli elementi totalmente liberi da cui d'ora in poi chiunque voglia celebrare Holmes e Watson potrà attingere gratuitamente.

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