Sull’importanza delle fiabe della buonanotte e il ruolo dei papà

Ora io non è che abbia ambizioni di paternità, per il momento. La cosa in sé mi è in realtà molto spaventevole, e mi fa guardare con timore e rispetto gli amici intorno a me che hanno accettato con serenità il fatto di avere trent'anni, e che hanno quindi deciso di mettere in piedi famiglia. Ma se mi venisse chiesto, pistola alla tempia, quale aspetto di questa pazzia faccenda, ovvero dell'avere marmocchi, potrebbe invogliarmi a prendere in considerazione la cosa, questo sarebbe di certo il leggere loro le fiabe alla sera. E se questo fosse il metro su cui giudicare il mio grado di parentalità, diciamocela tutta, ci saprei fare con questa cosa del crescere personcine.

Questa considerazione non viene dall'assurda hybris di uno scapolo disoccupat di un moderatamente avvenente lettore single, bensì dai risultati di un recente studio condotto dalla dottoressa Elisabeth Duursma e patrocinato dalla prestigiosa Harvard University. Che leggere fiabe ai pargoli faccia bene alla loro crescita penso fosse cosa accettata e condivisa dai più (a meno che non si legga loro, chennesò, Lovecraft), ma a quanto pare, stando allo studio di Harvard, i bambini traggono maggiore beneficio dalle bedtime stories quando è la figura paterna a leggerle.

Stando allo studio americano, quando è il papà a leggere le storie della buonanotte, la testa dei bambini sotto alle coperte lavora molto più del solito e viene stimolata a prender parte a molte più "imaginative discussions" della media. Secondo la dottoressa Duursma, sono poi in particolare le bambine a trarre più vantaggi di tutti dagli scambi col papà, ma forse perché la pratica della lettura in sé viene a quanto pare associata a tutto ciò che è femminino, piuttosto che maschile. Ma a prescindere dalla natura del leggere in sé, rimane il fatto che "L'impatto della lettura sul bambino è enorme, specialmente se i padri iniziano a leggere ai propri figli già prima dei due anni."

Alla base dello studio dell'università di Harvard vi è un'idea molto semplice: uomini e donne hanno approcci molto diversi nell'affrontare diversi aspetti della vita quotidiana. E se nel leggere una fiaba la mamma tende a concentrarsi sugli aspetti più concreti della storia, chiedendo domande come "Quante mele ci sono su quest'albero?", i papà tendono alla divagazione, portando inconsciamente il bambino in giro per percorsi mentali più astratti: "Guarda, c'è una scala! Non sembra la scala che avevo nel mio furgone? …" Messo alla prova da queste domande, il cervello del bambino si muove dentro e fuori dal libro, e a giovarne e il centro del linguaggio dentro al suo cervello, che si trova a dover "lavorare" maggiormente.

Mi immagino ora, dopo questo studio, mamme e papà fare a gara a chi legge di piu e meglio di fianco ai letti dei bambini: buon per loro! Non vedo infatti maniera migliore di crescere un bambino se non tramite la lettura (o l'ascolto della lettura), e che a confermare questa cosa sia ora uno studio prestigioso non è altro che una ciliegina sulla torta.

 

 

 

 

Lorenzo Andolfatto

Sono lettore, traduttore, interprete e studiante. Mi occupo di cose cinesi nelle ore di lavoro, e di cose letterarie perlopiù americane nel tempo libero. Non sono ancora diventato musica da ascensore.

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