Vatileaks 2: cosa diavolo sta succedendo in Vaticano

Disclaimer: io sono cattolica. Credente, praticante e tutte cose. E pure giornalista. Credente, praticante e tutte cose.

Ergo, la distanza sostanziale che passa tra Chiesa come istituzione della fede e Chiesa come Stato Sovrano, per me, è legge. Come legge è, d'altro canto, l'imperativo categorico della professione: se ti danno, ti procuri, o trovi una notizia rilevante, quella notizia va pubblicata. Punto.

Ora, Vatileaks 2, riassunto delle puntate precedenti: i due giornalisti Gianluigi Nuzzi e Emiliano Fittipaldi hanno in questi giorni dato alle stampe, rispettivamente per Chiarelettere e Feltrinelli, gli annunciati best sellers Via Crucis e Avarizia. Due inchieste, uscite lo stesso giorno, con all'interno grossomodo le stesse notizie, ottenute – in modo lecito o meno lecito, e qui sta il punto – da fonti interne al Vaticano stesso. Di soldi si parla, di un sacco di soldi: dell'otto per mille buttato in opulenza anziché in carità, di donazioni dirottate dai bambini ai vecchi prelati. Un successo editoriale annunciato e confermato: corvi, spie e tradimenti che manco in un poliziesco, cinque edizioni in tre giorni, preti che tuonano impiccagioni dai microfoni della radio da cui solitamente s'intona il rosario, Angelus domenicali che scendono in politica, come non succedeva manco con la DC. E, alla fine, i fuochi d'artificio: i due autori sono indagati. Imputati, perfino. Perché, nella giurisprudenza vaticana,stando a quanto dice lo stesso Fittipaldi, la differenza non esiste. Il rischio è che la Gendarmeria Vaticana richieda l'estradizione, e li condanni a una pena da due a otto anni. «Non un rigo del mio libro è stato smentito. Eppure, siamo imputati per reato di notizia» ha detto Fittipaldi nello studio di Piazzapulita, ieri sera. E torto non ha. Ora: per fama, per vendere, per senso del mestiere o solo per convinzione, a scrivere loro non hanno fatto male. A pubblicare, le case editrici, hanno fatto più che bene: parlando di soldi i soldi arrivano.

I sintomi del successo sono da rintracciarsi fondamentalmente in due oridini di motivi, tutti molto umani: uno è la giusta e sacrosanta sete di sapere, e la necessità di conoscere fatti che, in un modo o nell'altro, riguardano tutti, come fedeli, come elargitori di quell'obolo sprecato o semplicemente come esseri umani. Un altro è la pruderie tutta piccina del farsi grandi a confronto delle meschinità altrui: se uomini che predicano a me come gestire i miei averi e la mia vita, poi si rivelano peggio di me, allora io sarò salvo. Autoassoluzione un tanto al chilo, pure questo fa parte del gioco. Perché guardare a chi fa meglio di noi, e sentirci condannati, non fa così bene.

Nuzzi Fittipaldi, Fittipaldi Nuzzi, pare che non si parli d'altro. Ad accendere la televisione, sti giorni, pare che Roma l'abbiamo scoperta tutti sta settimana. Che i poveri clochard sotto i ricchi palazzi vaticani li abbiano messi lì stamattina a mendicare, apposta per fare sensazione davanti alle telecamere. Che le residenze principesche dove – tu guarda la coincidenza – alloggiano i signori Principi della Chiesa (così si chiamano: il Vaticano è una monarchia, il Papa è un re, i cardinali sono principi) le abbiano tirate su due mesi fa. Solo che stanno là da quando i Papi erano re per davvero, facevano le guerre e facevano pure i mecenati: non è che lo hanno chiamato ora, Michelangelo, ad affrescare le volte. Però è successo ora che il Re ha mollato la reggia, e s'è preso il bilocale. Dopo duemila anni. E nessuno poteva seriamente aspettarsi che tutti lo seguissero di buon grado rinunciando a privilegi e agi nel tempo di un fiat. Sono uomini, il Sacro di cui parlano è un'altra cosa, e non è detto che ciascuno di loro, in quanto uomo, lo rappresenti come Lui merita. Il punto nodale è: nessuno dice che predicare sorella povertà avvolti nell'oro sia giusto, ma non è così nuovo. Quando San Francesco – e sanno tutti che l'attuale Pontefice è il PRIMO nella storia a scegliere per sè il nome, e dunque l'esempio, del Poverello di Assisi – si spogliò degli averi di suo padre e ricordò al clero l'insegnameno evangelico della povertà, fu preso per eretico. Ora non si scomunica più: si indaga, si incrimina e si inquisisce. Sono passati mille anni, ma l'Uomo – quello di Chiesa pure, sì – sempre lo stesso è. E i suoi errori, e pure i suoi peccati, sono sempre buoni perchè un altro uomo, un giornalista coscienzioso e intelligente, uno scrittore abile e curioso, riempia le pagine, faccia ottime inchieste e pubblichi libri utili e belli da commentare. Grazie a Dio, mi vien da dire.

Anche se niente, con due libri e quattro carte l'Inferno si scatenò. Là, dalle parti del Paradiso.

Amelia Cartia

M'innamoro di tutto. Parlo troppo, scrivo tanto, leggo un po', dubito di tutto, sbaglio spesso, mi perdo sempre e poi ritento. Cambio strada ad ogni passo, e cambio indirizzo più spesso che posso. Se la vita è un viaggio, sono abbastanza certa d'essere viva.

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